Tennis, Wimbledon dice stop agli influencer dopo le polemiche agli US Open
La tennista Naomi Osaka aveva chiesto "più educazione" alle content creator che si fotografano a ogni momento della partita facendo chiasso e distraendo i giocatori. Il messaggio sembra essere arrivato
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La 28enne giapponese Naomi Osaka, tra le giocatrici di tennis più forti al mondo, aveva tuonato nei giorni scorsi contro la presenza delle influencer durante i match. La tennista, impegnata agli US Open, aveva chiesto "più educazione" da parte dei content creator che si fotografano a ogni momento della partita facendo chiasso e distraendo i giocatori. Il messaggio sembra essere arrivato: Wimbledon ha deciso infatti di non concedere accrediti agli influencer in vista dell'edizione 2027.
Boom di influencer agli US Open
Quest'anno la Usta (United States Tennis Association) aveva accreditato circa 100 influencer - il doppio rispetto al 2025 - nel tentativo di raggiungere un pubblico più ampio e creare un'atmosfera simile a quella di un festival in stile Coachella. Il risultato è stato tuttavia un boomerang, alla luce delle frequenti interruzioni di gioco che la presenza dei content creator, più interessati a promuovere se stessi che le partite, ha creato a Flushing Meadows. Ai numeri dell'Usta si aggiungono anche i biglietti omaggio offerti agli influencer dagli sponsor del torneo.
La cacciata di due influencer
Non solo chiasso durante i match. A far discutere nei giorni scorsi è stata anche la vicenda che ha visto protagoniste Meg Radice e Audrey Jongens, due content creator americane che gestiscono un account Instagram di recensioni gastronomiche. La loro esperienza agli US Open si è conclusa poche ore dopo l'ingresso a Flushing Meadows: i loro pass, infatti, sono stati subito revocati.
Stando a quanto emerso inizialmente, la decisione sarebbe stata presa dopo che le due creator avevano pubblicato sui social alcune immagini in cui comparivano in modo riconoscibile le credenziali utilizzate per accedere al torneo. Le due giovani hanno postato selfie con i dati di accesso in bella mostra mentre cenavano a base di bistecca annaffiata con gli Honey Deuce, i cocktail più popolari del torneo: "Non eravamo neppure entrate allo stadio", ha detto Meg al sito di gossip Tmz, "quando siamo state messe alla porta. Non sapevamo che postare le credenziali era vietato".
La spiegazione fornita successivamente dall'Usta, però, ha aggiunto un elemento importante alla vicenda. Interpellata da The Athletic, l'organizzazione ha chiarito che Radice e Jongens non disponevano di un accredito ufficiale riservato a influencer, media o content creator. I loro nominativi erano comparsi, infatti, all'interno dell'elenco del personale trasmesso da uno dei fornitori di servizi di ristorazione presenti a Flushing Meadows. Secondo gli organizzatori, dunque, le due content creator sarebbero entrate nel complesso con pass collegati allo staff di servizio, anziché attraverso il normale percorso previsto per chi viene autorizzato a realizzare contenuti durante il torneo.
