nella lista dei 50 latitanti più pericolosi

Un killer per il marito, milioni con le maledizioni: è caccia alle sei donne più ricercate d'Europa

I loro nomi figurano nella lista dei 50 latitanti più pericolosi: nell'elenco anche due boss italiani, Giovanni Motisi e Renato Cinquegranella

02 Nov 2026 - 12:25
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© Dal Web  | Melisa Smrekar
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Sei donne e sei storie criminali molto diverse tra loro, ma un elemento le accomuna: sono ricercate in tutta Europa e i loro volti sono finiti nella lista dei latitanti più pericolosi del continente. C'è chi è accusata dell'omicidio commissionato per mettere le mani sull'eredità, chi di truffe milionarie con falsi rituali, fino al coinvolgimento nel clamoroso colpo alla fiera d'arte di Maastricht e alla sottrazione di minori. I loro nomi compaiono nell'elenco di "Europe's Most Wanted", il portale attraverso il quale le forze di polizia europee diffondono le immagini e le informazioni sui ricercati, nella speranza che qualcuno possa riconoscerli e contribuire alla loro cattura. Un'inchiesta de Il Giornale ha tracciato l'identikit delle sei latitanti.

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Eva Zámecníková

 Slovacca, 45 anni, è stata condannata definitivamente a otto anni di carcere per avere preparato l'omicidio del marito. Un progetto che, secondo la ricostruzione degli investigatori, avrebbe avuto un obiettivo preciso: eliminare l'uomo e ottenere così la disponibilità della sua quota di patrimonio. I fatti risalgono al gennaio 2014 e si sarebbero consumati nell'abitazione della coppia a Chocholná-Velcice, nei pressi di Trencín, in Slovacchia. Zámecníková avrebbe contattato un sicario, offrendogli 50mila euro per uccidere il coniuge. Il piano, tuttavia, non arrivò mai a compimento. L'uomo incaricato di eseguire il delitto decise di rivolgersi alla polizia, permettendo agli investigatori di intervenire prima che fosse troppo tardi. La donna è stata condannata nel 2020. La sua fotografia è oggi inserita nell'elenco europeo dei ricercati, dove continua a essere ricercata per scontare la pena.

Mariana Mijailovic

 Cittadina austriaca di origini serbe, 45 anni. Il nome con cui si sarebbe presentata ad alcune vittime era Amela. La sua presunta attività si fondava su un meccanismo tanto semplice quanto redditizio: convincere le persone di essere vittime di maledizioni, minacciate da malattie e persino dalla morte, proponendo costosi rituali per scongiurare le disgrazie. Una delle vicende ricostruite dagli inquirenti riguarda una donna di 56 anni, avvicinata nel quartiere viennese di Döbling. Mijailovic le avrebbe prospettato la morte imminente di una sua familiare, sostenendo che soltanto particolari cerimonie di purificazione avrebbero potuto salvarla. Terrorizzata, la vittima avrebbe consegnato progressivamente oltre 730mila euro tra Vienna e Baden.

Il denaro sarebbe stato richiesto in più occasioni, insieme a oro e oggetti preziosi. Quando la donna avrebbe cominciato a non ottenere più risposte, un'altra persona le avrebbe raccontato che la presunta guaritrice era finita in coma a causa dello sforzo affrontato durante un rituale. Le indagini hanno portato gli investigatori anche a Maria Enzersdorf, a sud di Vienna. Nell'abitazione del figlio della ricercata sarebbero stati trovati contanti, gioielli, oro e orologi di lusso. Gli accertamenti hanno inoltre fatto emergere episodi riconducibili ad Austria, Germania e Svizzera. Mijailovic è ricercata dal gennaio 2025 con un mandato internazionale per truffa aggravata esercitata professionalmente. Secondo gli investigatori, le somme sottratte alle vittime ammonterebbero complessivamente a diversi milioni di euro.

Andrea Sánchez Antelo

 Tra le donne inserite nell'elenco c'è anche la spagnola Andrea Sánchez Antelo, 32 anni. La sua vicenda ruota attorno all'esercizio abusivo della professione medica e alla presunta falsificazione di documenti pubblici. Secondo le accuse, la donna avrebbe costruito la propria credibilità presentandosi come una professionista della medicina, pur non disponendo delle necessarie abilitazioni. Un'identità professionale che avrebbe consentito di conquistare la fiducia di numerose persone, diventate poi vittime della presunta attività illecita. Le autorità spagnole la cercano per rispondere delle contestazioni a suo carico. Anche il suo volto è stato inserito nella piattaforma europea dedicata ai latitanti.

Ninoslava Jovic

 È invece legata a una delle rapine più spettacolari degli ultimi anni la posizione di Ninoslava Jovic, 41 anni, cittadina serba, entrata recentemente nella lista dei ricercati. Il suo nome compare nell'indagine sul clamoroso assalto alla Tefaf di Maastricht, la prestigiosa fiera internazionale dedicata all'arte e all'antiquariato. Quattro anni fa, un gruppo di rapinatori fece irruzione tra gli stand utilizzando mazze e pistole, prendendo di mira le vetrine che custodivano diamanti e preziosi. Il bottino fu valutato in decine di milioni di euro. La fuga degli assalitori avvenne persino a bordo di monopattini elettrici, un particolare che contribuì a rendere il colpo particolarmente noto.

Jovic non sarebbe stata una delle persone materialmente coinvolte nell'assalto. Gli investigatori sospettano piuttosto che possa avere fornito un contributo per agevolare la rapina, aiutando il gruppo a rendere possibile l'operazione. I quattro uomini individuati come partecipanti al colpo sono a loro volta ricercati. Secondo le informazioni diffuse dalla polizia olandese, la donna potrebbe trovarsi in Serbia, ma non viene esclusa la possibilità che si sposti anche in altri Paesi.

Ildikó Bódi

 Le ultime due donne presenti nell'elenco sono ricercate per vicende che riguardano la sottrazione di minori e il mancato rispetto delle disposizioni giudiziarie sull'affidamento. La prima è Ildikó Bódi, 43 anni, cittadina ungherese, ricercata dalle autorità del Lussemburgo. Secondo la ricostruzione della polizia, nel dicembre 2023 sarebbe scomparsa insieme al figlio dopo una decisione del tribunale che aveva stabilito la residenza del bambino presso il padre. Da quel momento l'uomo non sarebbe più riuscito ad avere contatti con il piccolo. Gli investigatori ritengono possibile che madre e figlio si trovino in Ungheria, ma la loro posizione resta da accertare. La vicenda si inserisce in un contesto familiare segnato da una controversia sull'affidamento, sfociata nella presunta sottrazione del minore e nell'impossibilità di dare esecuzione al provvedimento giudiziario.

L'altra donna ricercata per una vicenda analoga è Melisa Smrekar, 57 anni, slovena. Le contestazioni riguardano il presunto trattenimento di una bambina in un luogo non conosciuto, con l'impedimento dell'esecuzione di una decisione del tribunale. Anche in questo caso, al centro dell'indagine ci sono i rapporti tra genitori e il rispetto delle disposizioni giudiziarie relative alla minore. Le autorità cercano la donna per chiarire la situazione e consentire l'esecuzione dei provvedimenti adottati. Sei storie differenti, dunque, che attraversano diversi Paesi europei e mettono in luce quanto possano essere articolate le attività investigative necessarie per rintracciare persone che riescono a sottrarsi alla giustizia oltre i confini nazionali.

I due boss italiani

 Accanto alle sei donne, l'elenco europeo comprende altri 44 ricercati. Tra questi spiccano due nomi legati alla storia della criminalità organizzata italiana: Giovanni Motisi e Renato Cinquegranella, entrambi condannati all'ergastolo e latitanti da decenni. Il primo è Giovanni Motisi, 67 anni, storico esponente di Cosa nostra palermitana, conosciuto con il soprannome di 'u pacchiuni. La sua latitanza è iniziata nel 1998 e rappresenta una delle più lunghe tra quelle dei cinquanta ricercati. Il suo passato criminale è legato anche all'omicidio del vicequestore Ninni Cassarà e dell'agente Roberto Antiochia, assassinati il 6 agosto 1985. Per cercarlo, gli investigatori hanno lavorato anche sulla ricostruzione del suo possibile aspetto attuale, utilizzando strumenti di intelligenza artificiale per simulare i cambiamenti del volto dovuti all'invecchiamento.

L'altro nome italiano è quello di Renato Cinquegranella, 77 anni, esponente della camorra napoletana e legato alla Nuova Famiglia, l'organizzazione che si contrapponeva al clan di Raffaele Cutolo. È ricercato per omicidio, associazione mafiosa, detenzione di armi ed estorsione. La sua storia criminale si intreccia con alcuni episodi particolarmente drammatici del 1982, tra cui l'uccisione di Giacomo Frattini e quella di Antonio Ammaturo, capo della Squadra mobile di Napoli, assassinato il 15 luglio insieme all'agente Pasquale Paola. L'attentato venne rivendicato dalle Brigate Rosse. Le indagini fecero emergere anche collegamenti con il sequestro dell'assessore regionale Ciro Cirillo e con ambienti della camorra e del terrorismo.

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