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Petrolio: Opec+ taglia, da Mosca minacce su price cap

Gli Usa contro il taglio alla produzione: "Decisione che mostra un allineamento dell'organizzazione con la Russia". Dall'Ue il via libera a un nuovo pacchetto di sanzioni

greggio petrolio
ansa

Mentre l'Opec+ taglia la produzione di petrolio di 2 milioni di barili al giorno, la Russia afferma, per bocca del vice premier Aleksandr Novak, che fermerà la fornitura ai Paesi che stanno imponendo il price cap.

Una dichiarazione che avviene nel giorno in cui l'Ue ha annunciato il via libera all'ottavo pacchetto di sanzioni contro Mosca per la guerra in Ucraina, che comprende il price cap al greggio russo. Intanto, gli Usa si scagliano contro la decisione dell'Opec+ di tagliare la produzione di petrolio. Una scelta che - secondo quanto ha affermato la portavoce della Casa Bianca, Karine Jean-Pierre - mostra "un allineamento" dell'organizzazione con la Russia.

 

 


La Casa Bianca ha cercato fino alla fine di fare pressione sull'Opec+ affinché non procedesse a un taglio che rischia di far salire i prezzi dell'energia e della benzina a un mese dalle elezioni di metà mandato, complicando gli sforzi dei democratici a mantenere il controllo del Congresso. Il pressing però non ha avuto esito.

 

L'Arabia Saudita ha infatti deciso di schierarsi con la Russia e spingere per una riduzione della produzione, voltando le spalle agli alleati americani e riaccendendo violente critiche contro la Casa Bianca per la recente visita di Biden a Ryad. "Non è stato uno spreco di tempo", ha respinto le accuse John Kirby, il portavoce del consiglio per la sicurezza nazionale.

 

 

Biden si è impegnato a consultare immediatamente il Congresso per valutare gli strumenti e i poteri necessari per ridurre il controllo dell'Opec+ sui prezzi dell'energia, e ha aperto a un nuovo rilascio di riserve petrolifere strategiche per calmierare i prezzi. Anche l'Europa guarda con preoccupazione al taglio della produzione. Secondo gli analisti, la scelta dell'Opec+ è "politica ed è un chiaro segnale del malcontento sul price cap perché considerato un precedente pericoloso".

 

L'Arabia Saudita avendo spinto per la riduzione "si mette in rotta di collisione" con gli Stati Uniti e l'Occidente mostrandosi alleata con la Russia ed "esponendosi a conseguenze politiche" non trascurabili. Per l'Opec+ il taglio deciso è il maggiore dal 2020 ma, in realtà, si tradurrà in una riduzione che è la metà di quella annunciata. Molti Stati membri infatti stanno producendo meno delle loro quote e quindi sono già in linea con i nuovi limiti senza dover ricorrere a un taglio della produzione. I mercati azionari guardano con preoccupazione al taglio del cartello temendo ulteriori tensioni geopolitiche. Le Borse europee chiudono tutte in rosso. 

 

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