In una lunga intervista a Fox News, il presidente dell'Iran Masoud Pezeshkian ha ribadito come siano gli Usa che "devono decidere" se porre fine alla guerra: "Noi non abbiamo scelto la guerra, siamo stati attaccati e abbiamo dovuto difenderci". Dalle Nazioni Unite, arriva la notizia per bocca del ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi: "Abbiamo presentato agli Usa un piano per la riapertura di Hormuz".
Araghchi: "Trovare accordo di pace prima delle midterm"
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha dichiarato che Teheran ha proposto a Washington un piano di sette giorni per cessare le ostilità, riaprire lo Stretto di Hormuz e avviare successivamente colloqui approfonditi sul programma nucleare del Paese. La notizia è riportata dal New York Times, secondo cui Araghchi lo ha riferito ai giornalisti durante un briefing a margine dell'Assemblea Onu. Ha affermato che l'Iran è pronto ad attuare il piano non appena Washington darà il proprio assenso, aggiungendo che "sarebbe preferibile" raggiungere un accordo prima delle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti.
Piano di 7 giorni per riaprire Hormuz
Sette sono i giorni necessari anche per la riapertura dello stretto di Hormuz, il canale di mare strategico attraverso cui, prima della guerra, passava un quinto del commercio mondiale. È quanto previsto in un piano che Teheran avrebbe presentato a Washington. A renderlo noto è il ministro degli Esteri iraniano: "'L'Iran ha trasmesso agli Stati Uniti, tramite il Qatar, un piano concreto di sette giorni per la riapertura dello stretto di Hormuz. Se le condizioni necessarie saranno soddisfatte, lo stretto potrà essere riaperto e il normale passaggio marittimo ripristinato entro sette giorni", ha dichiarato alle Nazioni Unite. Araghchi ha poi aggiunto che "la scelta ora spetta agli Stati Uniti".
"Questa guerra ci è stata imposta"
"Quando possiamo risolvere le questioni attraverso il dialogo, non dovremmo ricorrere a ucciderci a vicenda. Ma, a causa delle provocazioni di Israele, questa guerra ci è stata imposta", ha aggiunto il presidente iraniano. "Tuttavia, noi non vogliamo continuare. È l'America a dover scegliere se porvi fine o meno", ha osservato Pezeshkian, ribadendo che l'Iran è pronto a raggiungere un accordo con il presidente Donald Trump per porre fine al conflitto. "Perché hanno scelto di far saltare tutto a sole due settimane dalla firma dell'accordo?", ha chiesto, riferendosi al fallimento della fragile tregua. "Se l'attuale governo americano desidera raggiungere un accordo nel rispetto del quadro giuridico internazionale, bene. In caso contrario, che sia prima o dopo le elezioni (di metà mandato Usa), per noi che differenza fa?".
"Gli Houthi non prendono ordini da Teheran"
Pezeshkian ha insistito sul fatto che gli Houthi non ricevono ordini da Teheran. Washington e i suoi alleati, tra cui l'Arabia Saudita e il governo yemenita sostenuto da Riad, accusano l'Iran di appoggiare il movimento militante Houthi, responsabile di lanci di missili balistici contro il Regno e di combattere contro le forze sostenute da Riad per il controllo dello Yemen. "Gli Houthi sono responsabili delle proprie azioni. Non ricevono ordini da noi: agiscono in quanto forza di resistenza nella regione, in base alle situazioni che sono state loro imposte", ha precisato Pezeshkian, secondo la traduzione fornita da Fox News. "Abbiamo contatti con loro, ma non esiste un rapporto sistematico", ha aggiunto.
