Iran, si rifiuta di abbassare la musica durante il lutto per Khamenei: "Gli hanno sparato in faccia"
Lo ha raccontato la docente Hasti Diyè, residente nella capitale iraniana: "Omicidio simbolo per il popolo, i pasdaran temono altra insurrezione"
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Gli hanno sparato in faccia, a bruciapelo, a un posto di blocco in Iran. Hanno premuto il grilletto per un "no", dopo avergli intimato di abbassare il volume della musica per rispettare le giornate di lutto, indette per la morte della Guida suprema Ali Khamenei. "Per molti iraniani quella scena è diventata l'immagine simbolo di questi giorni", ha raccontato la docente universitaria Hasti Diyè.
L'omicidio dell'amico e la paura dei pasdaran: "Il popolo è stremato"
La professoressa, residente a Teheran, ha ricordato la brutale uccisione di un suo amico parlando con l'agenzia di stampa l'Ansa: "Gli è stato detto: "Siamo in lutto per la Guida Suprema. Abbassi il volume". Lui si è rifiutato. Pochi secondi dopo, un uomo armato al posto di blocco ha estratto una pistola e gli ha sparato in faccia. È morto sul colpo". Un omicidio in pieno giorno che è sintomo, secondo la docente, del timore che il popolo possa tornare a rivoltarsi come a gennaio: "Dalla tregua, le autorità hanno visibilmente inasprito le misure di sicurezza. La loro principale preoccupazione è la rabbia di una popolazione stremata non solo dalla guerra, ma anche dalle difficoltà economiche e dalle pressioni politiche, un popolo intrappolato tra forze distruttive interne ed esterne".
Una pace momentanea: "La tregua un sollievo che ha lasciato spazio alla paura"
"Nell'Iran di oggi il cessate il fuoco non sembra tanto la fine di una crisi quanto una breve pausa tra due ondate di ansia", ha spiegato ancora Hasti Diyè. "Per molti è stato come un temporaneo ritorno dell'aria nei polmoni. Ma quel sollievo ha presto lasciato il posto a una paura più complessa: la paura di ciò che la guerra ha scatenato all'interno delle città stesse. Per le strade la vita quotidiana non assomiglia più a quella di un tempo. Di notte, i posti di blocco si sono moltiplicati. Uomini armati fermano le auto, chiedono i documenti, ispezionano i cellulari e perquisiscono i bagagliai. Il minimo atto di disobbedienza può sfociare in violenza o sparatorie".
Un'economia in ginocchio e la chiusura di internet
Il nodo cruciale, che starebbe sobbollendo tra la popolazione iraniana, è quello dell'economia. "I recenti scioperi contro infrastrutture, fabbriche, centrali elettriche e vie di trasporto hanno paralizzato ampi settori della produzione nazionale. Persino i beni più semplici, che un tempo sembravano comuni, dai prodotti in plastica agli imballaggi, ora si trovano ad affrontare carenze di materie prime e interruzioni delle catene di approvvigionamento", ha detto. "L'impennata dei prezzi, la disoccupazione di massa, la carenza di medicinali e il loro costo esorbitante hanno spinto le persone sull'orlo del baratro". A cui si aggiunge il blackout di internet, che va avanti da oltre 40 giorni e che rende quasi impossibile comunicare dall'Iran con l'estero: "È una ferita sociale, l'Iran sta vivendo il più lungo blackout nazionale mai registrato: oltre 1.080 ore consecutive senza connessione. Le vendite online sono crollate fino all'80%, e milioni di persone il cui sostentamento dipendeva da internet hanno di fatto perso il lavoro o la principale fonte di reddito".
