Safiya Al Sayegh lascia il ciclismo per Allah: "Credo nel velo, prima la religione"
L'atleta, 25 anni, ha confessato di aver vissuto una crisi d'identità dovendo scegliere se seguire i dettami della religione o le regole sportive
Ha partecipato alle Olimpiadi di Parigi nel 2024 e ha vinto undici titoli negli Emirati Arabi, sempre indossando l'hijab, ma con un post su Instagram, Safiya Al Sayegh ha deciso di lasciare il ciclismo. La motivazione è da ricercare nella religione e della sua fede in Allah. La 25enne, ha spiegato di voler dare la priorità alla fede e di voler seguire le regole di abbigliamento richieste dall'islam. La giovane, infatti, era l'unica a gareggiare con il velo e con una divisa che le copriva interamente il corpo.
Una crisi d'identità
Safiya Al Sayegh, sul suo profilo Instagram, ha voluto motivare l'abbandono della carriera sportiva prima del tempo. "Negli ultimi due anni mi sono ritrovata ad affrontare una crisi d’identità. Sono una donna musulmana che crede fermamente nel valore del velo e dell’abbigliamento moderato. Ma sono anche una ragazza che ha sempre amato gareggiare, andare in bicicletta e praticare sport", ha raccontato la 25enne.
"Quest’anno - ha aggiunto - ho finalmente preso la decisione di dare la priorità all’obbedienza ad Allah e alle regole della mia religione in materia di abbigliamento femminile, scegliendo ciò che ritengo giusto rispetto a ciò che ho amato e che per così tanto tempo ho messo da parte nella mia mente". La ciclista di Dubai ha confessato ai suoi sostenitori di sperare che abbiano compreso il suo tentativo di far capire al mondo intero di quanto sia meraviglioso l'islam, "una religione di pace, equilibrio e obbedienza al nostro Creatore".
Il dilemma di Safiya Al Sayegh
L'atleta emiratina, professionista dal 2022, corre per la UAE–Adq, la squadra femminile del team di Tadej Pogacar e pratica lo sport da dieci anni. La scelta di gareggiare con il velo e la divisa coprente l'ha portata davanti a un dilemma: nel ciclismo le tute sono aderenti per una questione di aerodinamica e le regole richiedono un abbigliamento tecnico specifico perché il corpo è sottoposto a forzi intensi, con esigenze di comfort e termoregolazione.
La 25enne ha dovuto scegliere se correre come è richiesto dal regolamento o se sentirsi libera e a suo agio con gli indumenti considerati consoni per una donna musulmana. Safiya ha preso la decisione di ritirarsi entro la fine dell'anno, dando la priorità a ciò che ritiene corretto, anche se questo significa abbandonare qualcosa che ama.
Cosa prevede la religione musulmana
Nei dettami dell'islam radicale, le donne, comprese le sportive, sono tenute a indossare abiti larghi e che coprano braccia, gambe, collo e capelli. Negli ultimi anni, per fare fronte a questa necessità, alcuni grandi brand sportivi hanno lanciato linee di abbigliamento dedicate alle donne musulmane. In Francia è molto attivo il movimento delle hijabeuses, ragazze che vorrebbero gareggiare indossando l’hijab, ma il governo di Parigi non lo permette.
Secondo la religione islamica ci sono alcuni sport più adatti: il tiro con l’arco, il nuoto, la corsa e la lotta. Il ciclismo, invece, è storicamente malvisto, soprattutto dai più radicali. In Afghanistan la bicicletta è vietata alle donne, tanto che alcune cicliste, come le sorelle Hashimi, sono dovute fuggire all’estero per poter praticare lo sport.
Il ringraziamento ai follower
La 25enne si augura di essere ricordata per la sua educazione, i suoi sorrisi, l'impegno e la gioia che ha sempre portato sull'asfalto. Safiya Al Sayegh si è detta orgogliosa di aver rappresentato il suo Paese e di aver dato il massimo in ogni fase della sua carriera, ma che non si sente più in grado di fare qualcosa che ormai ritiene sbagliato.
La ragazza emiratina, parallelamente al ciclismo, ha conseguito una laurea in graphic design all’università americana di Dubai ed è membro del consiglio direttivo del comitato olimpico emiratino. È sposata con il collega ciclista Abdullah Jasim Al-Ali, che corre per la squadra di sviluppo della UAE.
