I motivi del raid in Venezuela

"Il dominio sull'emisfero occidentale e la sicurezza nazionale": cos'è la Dottrina Monroe citata da Trump

La filosofia ispira la politica estera della Casa Bianca da oltre 200 anni. Così l'America Latina è diventata il cortile di casa degli Usa

04 Gen 2026 - 14:12
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"La dottrina Monroe… Ce ne eravamo dimenticati. Era molto importante e non la dimenticheremo più. La nostra strategia di sicurezza nazionale e il dominio sull’emisfero occidentale non saranno più messi in discussione." A dirlo è stato il presidente degli Stati Uniti Donald Trump nella conferenza stampa in cui ha spiegato quella che ha definito "operazione speciale" in Venezuela: il blitz in cui le forze speciali americane hanno catturato Nicolas Maduro e la moglie. A ispirare l'intervento c'è stata - tra le altre cose - la dottrina Monroe, la filosofia che ispira la politica estera degli Usa più da 200 anni. 

"America agli Americani"

 Le potenze europee non dovevano più colonizzare o interferirsi sugli affari del continente americano e gli americani avrebbero fatto lo stesso con l'Europa. Sono i due principi chiave che ispirarono nel 1823 la dottrina Monroe, dal nome del presidente degli Stati Uniti James Monroe. La nuova filosofia nacque dopo le indipendenze ispano americane nel Sud del continente: il governo statunitense temeva che le monarchie europee tentassero restaurazioni o nuove ingerenze. 

Il corollario Roosevelt: l'America Latina come cortile di casa

 Sebbene presentata in una logica difensiva, la dottrina Monroe assunse nel tempo un significato più ampio. Nel 1904 il presidente Theodore Roosevelt gettò le basi di una filosofia che ispirò la politica estera degli Usa fin a oggi: "Stante la dottrina Monroe, comportamenti cronici sbagliati nel continente americano richiedono l'intervento di polizia internazionale da parte di una nazione civilizzata", disse al Congresso. Così l'America Latina divenne - per citare un'espressione degli analisti - il cortile di casa degli Usa. La nuova interpretazione attribuiva agli Usa la funzione, non solo di argine dell'influenza Europea, ma quella di intervenire direttamente nei Paesi latinoamericani considerati un pericolo o incapaci di rispettare gli accordi o interessi internazionali. Così la dottrina da passiva divenne attiva e gli Usa divennero una sorta di poliziotto regionale

L'uso della forza: nasce la diplomazia del cannoniere

 L'uso o la minaccia della forza militare come strumento di pressione sui paesi latinoamericani prese il nome di diplomazia del cannoniere. Nel corso dei decessi la nuova impostazione ispirò dimostrazioni di potenza, flotte in porto, ultimatum, occupazioni più o meno temporanee e il controllo di dogane ed entrate per garantire pagamenti. Come disse Roosevelt: Speak softly and carry a bick stick, parla con gentilezza ma porta con te un grosso bastone

Da Cuba a Panama: gli inizi

 A fine Ottocento gli Usa entrarono in guerra contro la Spagna presentandosi come liberatori del popolo cubano, ma in verità occuparono l'isola e ne controllarono la transizione politica. Nel 1901 concessero a Cuba l'indipendenza formale che di fatto divenne un protettorato. Imposero all'isola l'Emendamento Platt che permettee agli Stati Uniti di intervenire militarmente ogni volta che l'ordine e la stabilità fossero minacciati. Come accadde nel 1906.

A inizio Novecento gli Usa vogliono costruire il canale di Panama, fondamentale per il commercio e la flotta militare.  Ma la Colombia, di cui Panama fa parte, rifiuta. Gli Usa così appoggiano l'indipendenza di Panama che poi firma un trattato che concede agli Usa il controllo del Canale con diritti enormi e presenza militare.

Dalla guerra psicologica al raid Venezuela

  Negli anni '50 viene eletto presidente del Guatemala Jacopo Arbenz, un militare riformista che avvia una riforma agraria: espropria le terre non coltivate e offre lavoro a milioni di contadini senza lavoro. Però una parte enorme delle terre è controllata dalla United Fruit Company, azienda statunitense potentissima a Washington. Così la Cia lancia l'operazione Pbsucces: non un'invasione ma una guerra psicologica. Radio clandestine, disinformazione, pressioni sull'esercito, appoggio a un gruppo armato. L'obiettivo è convincere i militari che Arbenz è isolato e destinato a cadere. La stretegia funziona: il presidente si dimette e scappa. 

Poi il Venezuela. Negli anni '90 arriva al potere Hugo Chavez che rompe con la tradizionale subordinazione agli Usa. Parla di sovranità, costruisce alleanze con Cuba, Russia e Cina Nel 2002 una parte dell'élite economica e militare tenta un golpe, gli Usa riconoscono il governo e finanziano l'opposizione; ma il colpo di Stato dura solo due giorni grazie alla mobilitazione popolare. Nel 2013 Chavez muore e il potere passa al suo delfino Nicolas Maduro. Le relazioni sono sempre tese ma gli Usa fanno leva sulle pressioni economiche fino al ritorno di Trump: con lui torna la strategia della "massima pressione". E c'è l'escalation. Washington revoca le licenze petrolifere, isola Maduro. Poi, la pressione diventa militare. In nome della lotta al narcotraffico, gli Stati Uniti ad agosto 2025 schierano nei Caraibi una task force navale e oltre 15mila soldati. Tra settembre e novembre i primi scontri cinetici, con attacchi mirati della Marina Usa contro imbarcazioni venezuelane sospette.La situazione precipita nel dicembre 2025 con un ultimatum telefonico di Trump, la chiusura unilaterale dello spazio aereo e il posizionamento tattico di forze speciali nelle basi vicine al Venezuela. Maduro dice di no: poche settimane dopo il blitz con cui viene arrestato. 

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