L'esultanza sul podio di Kimi Antonelli, del team Mercedes AMG Petronas F1, al termine del Gp di Formula 1 degli Stati Uniti ad Austin, in Texas © Afp
Cosa scrivere di un fenomeno? Kimi Antonelli è ormai a un passo dal diventare il nuovo campione del mondo di F1. L'enfant prodige dell'automobilismo, ad appena 20 anni e 73 dopo l'ultimo italiano a riuscirci, potrebbe aggiudicarsi di fatto il Mondiale domenica prossima, 1 novembre, correndo il Gp del Messico e sarà il più giovane nella storia della Formula 1. Leader in pista e nella vita, è cresciuto in una famiglia piena di affetto che lo ha sempre sostenuto e incoraggiato. A fare il resto, tanta, tanta determinazione.
Perché Antonelli si chiama Kimi?
Contrariamente alla credenza popolare, il nome non è un tributo diretto al pilota finlandese Kimi Räikkönen ma è stato scelto dai suoi genitori in virtù della brevità e della sonorità. Nato a Bologna il 25 agosto 2006, Andrea Kimi Antonelli - questo il suo nome completo - è figlio del pilota Marco. Gentile, bravo a scuola, ha collezionato un record dietro l'altro in pochissimo tempo: il più giovane pilota a guidare un Gran premio, il più giovane a realizzare il giro più veloce in gara, il più giovane poleman, il più giovane leader del Mondiale, il più giovane a realizzare un Grande Slam. È la conferma che tutto parte dalla testa: quella dei piloti, infatti, funziona a una velocità superiore rispetto al pensiero comune. Durante una gara, il loro cervello elaborerebbe infatti fino a 150 informazioni al minuto, prendendo decisioni critiche ogni 2-3 secondi. A supportare il tutto, subentra naturalmente anche una ferrea preparazione fisica.
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L'esultanza di Kimi Antonelli, del team Mercedes AMG Petronas F1, al termine del Gp di Formula 1 degli Stati Uniti ad Austin, in Texas
Come si allena Kimi Antonelli?
Accanto a lui, ha un "angelo dei muscoli", il performance coach Sergi Avila. Lavorano insieme dal 2023, dalla Formula Regional. Monitoraggio del sonno, studio dei dati, gestione dello stress. Antonelli si avvale anche di un mental coach. C'è poi l'allenamento fisico: ha messo su muscoli, rinforzato il collo (si esercita con pesi fino a 40 kg), potenziata la parte cardio per aumentare la resistenza. Dietro la sua preparazione fisica c'è poi tanto lavoro aerobico, nuoto e tennis (per la racchetta avrebbe una vera passione). In America si sarebbe poi avvalso anche dei consigli di Reid Wiseman, comandante della missione spaziale Artemis II, ambassador della stessa scuderia del pilota, la Mercedes.
