Elezioni midterm, la mappa delle "contee barometro": dove Donald Trump può perdere (o mantenere) il Congresso
Dalle roccaforti trumpiane in Texas e Kansas fino alle sfide dem in Alaska e Iowa: ecco le sfide "tossup" in bilico, dove Trump si gioca il futuro
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Nelle elezioni Usa, anche in quelle di midterm, chi prende più voti a volte non vince. È una guerra fatta di decine di scontri Stato per Stato, anzi contea per contea: non conta di quanto si vince una battaglia, conta solo vincerne più del partito avversario. A questo sistema si aggiunge una radicale suddivisione degli Usa, per cui la maggior parte dei 50 Stati è suddivisa tra roccaforti "rosse" (il Grand Old Party di Donald Trump) e "blu". Solo una piccola parte è effettivamente "contesa" tra i Repubblicani e i Democratici. Al loro interno esistono delle contee definite "bellwether", sfide politiche che fanno da barometro. Perché riflettono il clima politico dell'intera nazione. E perché è lì che martedì 3 novembre i due partiti si contendono la maggioranza del Congresso.
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Dal 2008 a oggi, quasi sempre il presidente è entrato nella Casa Bianca sostenuto da una maggioranza al Congresso. Sempre, alle elezioni di midterm, ha poi perso il "Trifecta" perfetto
La situazione attuale e la punizione delle midterm
Sono 435 su 435 i seggi della Camera dei rappresentanti in gioco alle elezioni di midterm. Sono solo 35 su 100 quelli del Senato, che non vengono rinnovati biennalmente ma scaglionati su sei anni di mandato, un terzo ogni due anni. Ma non bisogna pensare che siano tutte delle corse aperte. Gran parte dei due emicicli sono pressoché già assegnati, essendo espressione di distretti elettorali fortemente connotati da una parte o dall'altra dello spettro politico. Rimangono le "bellwether counties", le contee barometro. Il soprannome deriva dal campanaccio che i pastori erano soliti appendere al collo della "pecora guida", che in quel modo con il suono poteva guidare il resto del gregge.
È necessario però anche tenere presente di un altro componente, di certo non secondario nelle elezioni di metà mandato. Per la loro stessa natura, le urne tendono a sfavorire il partito del presidente in carica, con un elevato numero di seggi che cambiano colore. In particolare alla Camera dei rappresentanti, dove i deputati vengono appunto rimessi tutti in discussione. Secondo i dati che risalgono al 1934, il partito del presidente alle midterm perde circa 27 seggi in media. Solo in tre occasioni ha registrato un aumento di rappresentanti al Congresso. E dati gli ultimi sondaggi sul gradimento della presidenza Trump, non pare proprio che a inizio novembre possa accadere una quarta volta. Anzi, la maggior parte delle stime prevede una "onda blu" democratica, che rischierebbe di paralizzare o quasi l'operato della Casa Bianca.
Cosa serve ai Repubblicani? Cosa ai Democratici?
La situazione di partenza è la seguente:
- Alla Camera, i Repubblicani hanno 219 seggi (218 + 1 indipendente) contro i 214 dei Democratici. Due seggi sono rimasti vacanti.
- Al Senato, i Repubblicani hanno 53 seggi contro i 47 dei Democratici.
Facendo due rapidi conti, affinché i dem mettano le mani sul congresso hanno bisogno di strappare ai Grand Old Party quattro seggi alla Camera per raggiungere i 218 necessari per arrivare alla maggioranza. Stando agli ultimi sondaggi, si tratta di un obiettivo assolutamente alla portata. Anche per il Senato il numero magico è di quattro, ma la battaglia in questo caso si prevede molto più complicata dato che le posizioni in discussione sono molte meno. E soprattutto dato che, in caso di parità 50-50, la spunterebbero i Repubblicani grazie al vicepresidente JD Vance, che ha tra le sue prerogative il "tie-breaking vote".
Le "tossup race", le sfide in bilico
Se anche per le midterm sono in gioco 35 seggi al Senato e tutti i 435 della Camera dei rappresentanti, solo una piccola parte di questi è realmente contesa. Secondo le ultime rilevazioni del Cook political report, nella camera bassa del Congresso i dem avrebbero già praticamente in mano 201 seggi contro i 187 del GOP (Grand Old Party). Le corse aperte sarebbero invece 46: di queste 12 sembrerebbero favorevoli ai Democratici, 13 ai Repubblicani e 21 sono in bilico.
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Gli spostamenti nei sondaggi degli ultimi mesi in alcuni degli Stati più in bilico per il Senato
Per la camera alta del Congresso, invece, si parte da un 34-31 in favore dei dem tra i seggi non in corsa alle midterm. Per i 35 che usciranno dalle urne, 9 sarebbero favorevoli ai Democratici e 13 ai Repubblicani. Si arriverebbe insomma a sfiorare una perfetta parità a 43 seggi, escludendo le corse più in discussione. In queste, sempre stando al Cook political report, 4 sarebbero più a favore dei dem e 2 del GOP. Mentre 7 rimangono attualmente impossibili da decifrare. Ai Democratici basterebbe strappare 4 di questi per mettere le mani anche sul Senato.
Le sfide "tossup" alla Camera, dove i dem sembrano favoriti
Solo pochi mesi fa, molte corse in bilico per la Camera sembravano solidamente in pugno ai Repubblicani. Tra i dazi e la guerra in Iran, che ha fatto schizzare alle stelle i prezzi della benzina e dell'energia, il tasso di approvazione dell'amministrazione è però precipitato anche in alcune roccaforti rosse. Su tutte Iowa e Texas, Stati dove solo due anni fa Donald Trump si era affermato rispettivamente di 13 e 14 punti percentuali rispetto alla sfidante Kamala Harris. Ma anche alcune in Kansas e Nebraska, parte della cintura di Stati più saldamente repubblicana. Ora come ora, delle 21 sfide testa a testa, sono solo 5 i seggi che i Democratici dovrebbero difendere. Per i Repubblicani, la sfida è ben più ardua: 16 seggi in bilico da difendere e ben 17 da aggiudicarsi per mantenere il controllo della Camera. Oltre, ovviamente, a quelle che secondo i sondaggi sembrerebbero inclinarsi in loro favore. Ma nella segretezza dell'urna, chissà...
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Le stime per la Camera secondo il Cook political report
Ecco alcune delle possibili sfide più serrate:
- Virginia: i Repubblicani rischiano di perdere il 1° e 2° distretto congressuale, finora oro colato per un partito che solo due anni fa è uscito sconfitto di 5 punti percentuali in questo Stato. Il 1° distretto è però storicamente legato ai Repubblicani, che ottengono lì un seggio alla Camera da due decenni. Secondo gli analisti, sarebbe uno dei segnali di una imminente "onda blu".
- Pennsylvania: uno dei cosiddetti swing states del 2024, cioè gli Stati decisivi per la vittoria di Trump, i Repubblicani si trovano a dover difendere quattro distretti in bilico. L'8° distretto è impossibile da decifrare. Altri due - il 7° e il 20° - sono addirittura ritenuti "tendenti dem", mentre il GOP dovrebbe riuscire a difenderne solo uno.
- Michigan: tre sono i distretti in bilico da difendere i Repubblicani, tutti sono considerati tossup cioè dove è possibile una vittoria sia dei Democratici che dei Repubblicani.
- Texas: in uno Stato a orientamento fortemente filo-Trump, in gioco ci sono un distretto vinto dai Repubblicani e uno vinto dai Democratici. Riuscire ad aggiudicarsene anche solo uno per i dem sarebbe fondamentale.
- Iowa: il 2° distretto è considerato tossup, altri due (il 1° e il 3°) sono invece ritenuti probabili vittorie dem.
Le sfide "tossup" al Senato e il sogno dem nelle roccaforti trumpiane
Al Senato la sfida è ancora più dura. In palio ci sono appunto solo 35 seggi, 22 di questi sono stati colorati di rosso negli ultimi sei anni. Secondo il Cook political report, i Democratici si trovano a difendere solo uno dei sette seggi considerati tossup. E potrebbero concretamente colorare di blu i seggi di Stati fortemente conservatori: Alaska, Iowa, Texas su tutti. Ma anche il Kansas, dove un senatore dem non viene eletto dal 1932. Vincerne 4 su 7 consegnerebbe ai dem le chiavi della camera alta del Congresso.
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Le stime per il Senato secondo il Cook political report
Ecco le sfide per il Senato:
- Alaska: lì dove Trump solo due anni fa ha vinto del 13%, i Democratici potrebbero seriamente conquistare un seggio fondamentale per il Senato. La sfida è tra il senatore uscente Dan Sullivan e la dem Mary Peltola.
- Iowa: in uno degli Stati della cosiddetta "rust belt", il dem Josh Turek - due volte campione Paralimpico - se la gioca apertamente con la repubblicana Ashley Hinson. Quest'ultima nelle ultime settimane, probabilmente dopo aver letto i sondaggi che la danno in un testa a testa, ha iniziato pubblicamente a schierarsi contro la guerra in Iran (pur continuando a votare contro la risoluzione dei deputati dem).
- Kansas: in un altro Stato dominato da Trump nel 2024 (+15%), un seggio prima saldamente repubblicano ora è conteso tra l'uscente Roger Marshall e il democratico Adam Hamilton.
- Maine: è l'unico seggio del Senato in bilico in uno Stato vinto da Kamala Harris nel 2024. La sfida è tra la repubblicana uscente Susan Collins, che più volte ha tentato di distanziarsi da alcune politiche di Donald Trump, e lo sfidante Troy Jackson.
- Michigan: è una delle sfide per il Senato più aperte e appassionanti, non solo perché è l'unico che i Democratici si trovano a difendere. In uno Stato considerato parte del "blue wall" ma vinto da Trump per il rotto della cuffia, i dem hanno deciso di schierare il progressista Abdul El-Sayed, con il rischio di escludere la parte di elettorato più centrista. Il candidato repubblicano è Mike Rogers, un ex membro del Congresso che nel 2024 ha perso di misura la corsa al Senato. El-Sayed per il momento sembrerebbe leggermente avanti, ma per questioni di decimi di punto.
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Il candidato dem in Michigan, Abdul El-Sayed, durante un evento di campagna elettorale
- Ohio: ancora una volta, in uno Stato della "rust belt" dominato da Donald Trump, il candidato repubblicano rischia di perdere la poltrona. A doversi difendere dall'onda blu è l'uscente John Husted, che ha sostituito JD Vance quando quest'ultimo è diventato vicepresidente. A sfidarlo Sherrod Brown, che due anni fa è stato confitto per il Senato da Bernie Moreno.
- Texas: si tratterebbe della sconfitta più clamorosa dell'era Trump, nello Stato "rosso" per antonomasia e per di più riaggiustato grazie al "gerrymandering", cioè alla modifica dei confini distrettuali per rendere più favorevoli le urne. La sfida è tra Ken Paxton, ritenuto un candidato debole pur essendo repubblicano, e il dem James Talarico, che di mese in mese sembra aver raccolto sempre più consensi. È dal 1994 che il Texas non elegge un senatore democratico.
