La "guerra dei salmoni"

Elezioni midterm, così il pesce dell'Alaska può causare la disfatta di Donald Trump alle urne

Un settore da 5,2 miliardi di dollari al centro della sfida tra la dem Mary Peltola e Dan Sullivan. Al grido di "Libertà, famiglia e pesce"

02 Nov 2026 - 13:16
 © Afp

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Per la Francia di fine Settecento, il trittico fondamentale era Liberté, Égalité, Fraternité. Nelle "tre effe" dell'Alaska solo uno di quei cardini è rimasto identico: "Freedom, family and fish". Libertà, famiglia e... pesce. Sì, pesce. Perché in uno Stato dove il settore ittico genera annualmente un'attività economica di oltre 5,2 miliardi di dollari - circa il 10% del Pil - è impossibile lasciarlo fuori dalla discussione politica.

Per questo le "tre effe" sono diventate da anni il motto di Mary Peltola, democratica candidata al Senato nelle elezioni midterm del 3 novembre e che nel 2022 è diventata la prima progressista a essere eletta alla Camera dei Rappresentanti dopo mezzo secolo di dominio repubblicano sull’unico seggio statale. E per questo nelle ultime settimane i due candidati - la stessa Peltola e il due volte senatore Dan Sullivan - hanno spesso organizzato convegni e dibattiti su un unico tema. Appunto, la pesca. 

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La centralità della pesca per l'Alaska, un settore in crisi

 In Alaska, i pescatori raccolgono circa 2,3 miliardi di chili di prodotti ittici all’anno, per un valore del pescato allo sbarco di circa 1,5 miliardi di dollari. Una volta a terra, la materia prima viene affidata ad aziende specializzate che la trasformano in prodotto finito, per un ulteriore valore di 4,2 miliardi di dollari alla prima vendita all'ingrosso. Un'attività mastodontica, che garantisce il lavoro a oltre 41.800 persone.

Per questa industria, però, non è tutto rose e fiori. Al contrario. Facendo grande affidamento sul petrolio e sul carburante, il caro energia degli ultimi mesi ha letteralmente mozzato le gambe ai pescatori. E tra le fluttuazioni dei prezzi all’ingrosso, la concorrenza del salmone da allevamento e un conflitto interno tra pescatori e popolazioni autoctone, è possibile che la possibilità per Trump di difendere (o per i dem di conquistare) il Senato passi proprio dai porti del Mare di Bering.

© Tgcom24

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I due candidati per il Senato: a sinistra la democratica Mary Peltola, a destra il repubblicano Dan Sullivan

La pesca a strascico e lo scontro tutto alaskano

 Tutto in Alaska nasce dalla duplice natura della popolazione: da una parte i pescatori tradizionali, le popolazioni che si sostentano con la pesca, e dall'altra quelli "professionisti", che fanno di quell'attività un business. Uno dei tasti più dolenti è quello della pesca a strascico, che consiste nel trainare una rete sul fondo del mare e tirar su qualunque pesce che rimane impigliato. Una pratica molto usata dai grandi pescherecci industriali ma controversa per il fenomeno dei cosiddetti "bycatch", cioè catture accidentali. In particolare durante i mesi di pesca grossa del merluzzo giallo, le risalite dei salmoni lungo i fiumi sono crollate perché migliaia di esemplari rimangono impigliati al largo. Sul fiume Kuskokwim, come riporta il New York Times, i residenti pescavano tra i 67mila e i 110mila salmoni Chinook all’anno per sostentarsi. Nel 2024 ne hanno pescati 32.500.

Le diverse posizioni dei candidati e lo spauracchio russo-cinese

 Sul tema della pesca a strascico, i due candidati sono di posizioni drasticamente differenti. La democratica Mary Peltola ha proposto di vietare tout court i pescherecci industriali non provenienti dall'Alaska e di limitare fortemente la pesca a strascico, lei che - essendo di etnia Yup’ik - è cresciuta pescando proprio lungo il fiume Kuskokwim. Secondo un recente sondaggio, quasi tre quarti degli abitanti dell’Alaska sostengono il divieto di questo metodo di pesca. Per lo più per una questione di protezione dei confini, perché un via libera alla pesca grossa a strascico significa attirare nel Mare di Bering "interessi esterni" che "traggono profitto a spese degli abitanti". Nel suo sito web, Peltola ha persino costruito un gioco in stile arcade in cui i salmoni schivano predatori e reti.

© Dal Web

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Il gioco arcade sul sito della candidata democratica

Dall'altra parte, il repubblicano Dan Sullivan non si è tanto scagliato contro la pesca a strascico, quanto sulla presenza sempre più costante di attività ittiche straniere illegali, non dichiarate e non regolamentate. In particolare da parte di flotte russe e cinesi. Per questo, Sullivan ha sostenuto una legislazione per creare una lista nera di queste imbarcazioni, spingendo al contempo per tenere i prodotti ittici russi fuori dai mercati statunitensi. Sulla questione "bycatch" ha invece proposto una norma per imporre ai pescherecci da traino l'uso di reti progettate per consentire la fuga dei salmoni.

Le due facce dell'Alaska e il dito puntato contro la Casa Bianca

 Così in Alaska la pesca è una questione tutta interna. Tra chi lungo i fiumi pesca per sostentarsi da generazioni e chi, in mare, ne fa il suo modello di business. Combattendo la rivalità di gigantesche imbarcazioni commerciali, capaci di lavorare e congelare rapidamente il pesce senza mai attraccare e dunque senza contribuire all'economia dello Stato. Chi viene da popolazioni autoctone chiede a gran voce di riavere i suoi salmoni. Chi è proprietario di pescherecci più piccoli o lavora il pesce sulla costa si sente "demonizzato" da una parte politica. Ed è convinto che l'impatto della pesca a strascico venga "ingigantito a dismisura e utilizzato come arma politica". 

© Afp

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Un adesivo della campagna elettorale di Mary Peltola

Tutti però sono convinti di una cosa. Le difficoltà finanziarie in cui versa la pesca dell'Alaska, responsabile del 60% del pescato selvatico negli Usa, sono state causate dalla lentezza di reazione di Washington. E da scelte sciagurate della Casa Bianca, tra cui la difficoltà dei lavoratori stagionali stranieri di ottenere visti. Non da ultimo, ha pesato il taglio dell'amministrazione ai fondi per la National oceanic and atmospheric administration, l'agenzia che regola e fornisce dati fondamentali sugli stock ittici e sul meteo, fondamentali per pianificare la stagione. Anche da come queste scelte sono state ricevute dagli alaskani dipenderà la possibilità - o meglio la speranza - di Donald Trump di difendere almeno il Senato dall'onda blu che lo attende. 

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