Un nuovo risiko "geografico"

Elezioni midterm, cos'è il "gerrymandering" e come ridisegnare i collegi elettorali cambia le urne Usa

Da "Pippo che scalcia Paperino" allo "pterodattilo", i distretti elettorali più strambi sono figli di politiche made in Usa. E nelle urne contano parecchio

21 Ott 2026 - 07:15
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Per vincere alle urne negli Usa non serve sempre investire tempo e soldi nella campagna elettorale. A volte basta semplicemente spostare un confine distrettuale più a est o a ovest di qualche decina di metri per stravolgere la composizione della Camera e del Senato. È il cosiddetto gerrymandering, una pratica perfettamente legale che permette di "traslocare" lo scontro politico su una cartina geografica. E che potrebbe giocare un ruolo particolarmente importante nelle elezioni di midterm, regalando seggi facili all’uno e all’altro partito. 

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Il distretto "a salamandra" nel Massachusetts di Elbridge Gerry, disegnato nel gennaio 1812

Cos’è il gerrymandering (e quando nasce)

 Spostare la staccionata un po’ più in là, per quanto riguarda almeno le urne, negli Usa può avvenire con due meccanismi. C’è quello standard - il redistricting - che avviene ogni dieci anni. Quando l’Ufficio del censimento pubblica i dati demografici dettagliati (l’ultima volta nel 2020), entro due anni ogni Stato è tenuto a studiare quei numeri e ridefinire, se necessario, i distretti elettorali per garantire che siano ugualmente popolati e rappresentativi della popolazione. Una pratica del tutto analoga, ma non a cadenza ciclica, è proprio il gerrymandering. Il termine, coniato nel 1812, è una crasi della parola “salamandra” e del nome dell’allora governatore del Massachusetts nonché vicepresidente americano Elbridge Gerry. Una fusione derivata dalla forma curvilinea e per nulla regolare - appunto a mo' di "salamandra" - che Gerry aveva dato a un nuovo distretto per garantire al suo partito una nuova vittoria elettorale.

Come funziona il gerrymandering

 Fin dalla sua origine il gerrymandering è stato individuato come pratica politica “partisan”, che dunque va a favorire un solo partito. Un vantaggio del tutto legale ma al contempo percepito come “sleale”, perché è ovviamente il partito in controllo in quel momento a poterlo attuare e lo fa tendenzialmente a proprio favore. Che però il gerrymandering sia assolutamente legittimo lo ha certificato nel 2019 la Corte suprema americana, giudicando la questione “più politica che costituzionale” e rimandando qualunque ricorso al tribunale statale. In poche parole, "non è affar nostro". 

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Una rappresentazione proporzionale della popolazione vorrebbe 3 vittorie blu e 2 rosse. Applicando il "cracking" - quindi spalmando i rossi in distretti a maggioranza blu - questi ultimi ne otterranno 5 su 5. Applicando il "packing", invece, i rossi potrebbero addirittura concentrare i blu in 2 distretti e aggiudicarsi gli altri 3

A livello pratico, esistono due tipologie per rendere efficace il gerrymandering. Chi è al governo può frammentare persone con le stesse caratteristiche – come il partito di riferimento o l'origine – dividendole su più distretti e facendo perdere peso al loro voto: il cosiddetto cracking. O può concentrare persone con le stesse caratteristiche in un numero piccolo di distretti, accettando lì la loro vittoria ma assicurandosi al contempo la fetta più importante: il cosiddetto packing.

Una pratica ormai comune

 Di gerrymandering per decenni si è parlato solo in occasioni più uniche che rare. Fino alla presidenza Trump, quando da pratica saltuaria è diventata una delle principali armi elettorali e politiche. Dagli anni Settanta al 2025, solo due Stati avevano effettuato una ridefinizione volontaria dei collegi elettorali. Nell’intervallo di pochi mesi, tale decisione è stata presa da ben sei Stati: California, Florida, Texas, Carolina del Nord, Tennessee, Ohio. In altri tre - Louisiana, Alabama e Utah - i confini dei distretti sono stati ridefiniti a seguito di contenziosi.

© Tgcom24

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Una mappa dei casi più recenti di gerrymandering

Una nuova geografia... assurda

 Tra una tirata di manica a destra e una a sinistra, nel corso di decenni i distretti congressuali sono stati modificati fino a diventare di forme irriconoscibili. Confini frastagliati e contorti tanto da guadagnarsi soprannomi dedicati. Dallo "pterodattilo con le ali spezzate" alle "cuffie da neve", dal "serpente sul lago" a "Pippo che dà un calcio a Paperino" fino alla cosiddetta “striscia lunga e sottile”. Ciascuna con la sua storia. Ciascuna comicamente buffa da guardare sulla mappa, ma solo se ci si dimentica che quelle forme hanno un grande peso nell’orientamento del potere al Congresso. 

Il gerrymandering nelle elezioni midterm Usa: i distretti modificati e le loro geometrie "assurde"

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© Dal Web  |  Il distretto Illinois 04, noto come "Earmuffs" cioè cuffie da neve, venne creato per unire le comunità a maggioranza ispanica di Chicago senza disperderle in quartieri a maggioranza afroamericana
© Dal Web  |  Il distretto Illinois 04, noto come "Earmuffs" cioè cuffie da neve, venne creato per unire le comunità a maggioranza ispanica di Chicago senza disperderle in quartieri a maggioranza afroamericana
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© Dal Web |  Il distretto Illinois 04, noto come "Earmuffs" cioè cuffie da neve, venne creato per unire le comunità a maggioranza ispanica di Chicago senza disperderle in quartieri a maggioranza afroamericana

© Dal Web |  Il distretto Illinois 04, noto come "Earmuffs" cioè cuffie da neve, venne creato per unire le comunità a maggioranza ispanica di Chicago senza disperderle in quartieri a maggioranza afroamericana

Gli effetti del gerrymandering: quando i seggi contraddicono la percentuale

 Questo moderno “divide et impera” ha raccolto esempi illustri sia da parte repubblicana che da parte democratica. Il meccanismo è - come abbiamo visto - molto semplice e permette talvolta di stravolgere il risultato percentuale delle elezioni. Quella per il Congresso è infatti una battaglia che si gioca distretto per distretto all’interno di ogni Stato e in cui la percentuale complessiva conta fino a un certo punto. Nelle elezioni presidenziali del 2024 in Ohio, ad esempio, Donald Trump ha vinto con il 55% dei voti. Su 15 rappresentanti dello Stato, ne ha vinti 11: pari al 73,3%. Una dinamica che, quando il numero di seggi cresce drammaticamente, tende ad accentuarsi.

L'impatto sulle elezioni midterm 2026

 In vista delle elezioni di metà mandato, il gerrymandering si è preso il centro della scena. A partire dal Texas, dove già un anno fa si era accesa una asprissima battaglia per la ridefinizione dei confini interni. L’obiettivo per il governatore repubblicano Greg Abbott era rosicchiare qualche altro seggio al Congresso tramite un intervento sulla geografia statale. Ed ecco che magicamente il Grand Old Party, almeno sulla carta, ha prenotato altri cinque rappresentanti in Campidoglio, strappandone tra l’altro tre ai Democratici. 

A questa mossa, i dem hanno subito risposto con una decisione equivalente ma opposta nella California del governatore Gavin Newsom. Questioni di risiko politico, forse. O forse, in questo caso, di lana caprina dato che la popolarità di Donald Trump è talmente bassa che - con trucchetti geografici o meno - i Democratici dovrebbero riguadagnare il controllo di entrambi i rami del Congresso senza particolari patemi. Questo almeno è quanto dicono per ora i sondaggi, ma negli ultimi anni di sorprese dell’ultimo minuto ce ne sono state fin troppe per fidarsi ciecamente.

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