Turismo, ecco le città con i maggiori rincari negli alberghi
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Il sindaco Gualtieri sui dati resi pubblici dall'Ente Bilaterale del Turismo del Lazio: "Siamo felici, è un'industria che genera indotto"
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Il 2025 è il nuovo anno record del turismo di Roma. A certificarlo sono i dati dell'Ente Bilaterale del Turismo del Lazio: gli arrivi da gennaio a dicembre scorso sono stati 22,9 milioni, di cui 12 milioni dall'estero, con 52,92 milioni di presenze, rispettivamente +3,42% e +2,87% sul precedente primato storico del 2024. "Siamo felici e orgogliosi di questo nuovo record, è stato un anno intenso, impegnativo ma molto positivo per la città sotto ogni punto di vista. Il turismo è un'industria che genera indotto, posti di lavoro e che concorre a trainare il rilancio della Capitale, nel segno di una crescita intelligente, inclusiva e sostenibile". Così il sindaco di Roma Roberto Gualtieri, commentando i dati sul turismo nella Capitale.
"Non è casuale che ogni anno aggiorniamo il record di arrivi e presenze, ma è il frutto di una strategia. Scelte precise che abbiamo fatto, puntando sull'asset dei grandi eventi che offrono un motivo in più per tornare a Roma o per allungare la propria permanenza. Il turismo porta ricchezza alle imprese e ai cittadini, tanto che nel 2024, secondo Il Sole 24Ore, ha generato 13,3 miliardi di euro sul territorio, e crea nuovi posti di lavoro, con l'occupazione che nell'ultimo triennio è cresciuta del 5,5% di anno in anno. Stiamo lavorando per continuare a sviluppare il turismo e renderlo sempre più compatibile con la città e i residenti: i visitatori devono lasciare a Roma più di quanto hanno trovato". Così Alessandro Onorato, assessore ai Grandi Eventi, Sport, Turismo e Moda di Roma, commenta i dati relative a presenze e arrivi nella Capitale nel 2025.
Nel 2025 le presenze straniere in Italia dovrebbero aver raggiunto quota 271 milioni, il massimo mai registrato, con un incremento del 6,7% sull'anno precedente. La spesa turistica dei visitatori esteri nel nostro Paese è stimata in 57,1 miliardi di euro, a conferma del ruolo del comparto come volano dell'economia nazionale. Questo quanto emerge dalle stime elaborate da CST - Centro Studi Firenze per Assoturismo Confesercenti.
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Sul piano territoriale, informa una nota, nelle aree del Sud e Isole la domanda straniera è stimata in crescita dell'8,7%, pari a circa 3,3 milioni di presenze in più. Nel Nord Est gli stranieri aumentano del 6,7% (+7 milioni di pernottamenti) e nel Nord Ovest del 6,5% (+3 milioni di presenze). Nelle regioni del Centro la variazione stimata è del 5,7%, con un incremento delle presenze straniere di 3,7 milioni.
Per quanto riguarda l'andamento delle diverse tipologie di prodotto turistico, la variazione complessiva dei flussi risulta abbastanza uniforme. In particolare, rispetto al trend dei mercati esteri, le città e i centri d'arte segnano una crescita del 6,4%, portando le presenze complessive degli stranieri a 84,5 milioni. Aumentano anche le presenze straniere nelle località dei laghi (+6,7%), con un totale stimato di 34,5 milioni di pernottamenti. Le aree di montagna registrano un +8,5%, per un totale stimato di 31,1 milioni di presenze straniere. Per le località marine la crescita del mercato estero è del 6,4%, con pernottamenti complessivi che arriverebbero a 72,7 milioni. Trend positivo anche per le aree rurali e di collina (+5,8%) e per il termale (+5,9%), con un totale di presenze straniere stimato rispettivamente a 12,6 e a 7,6 milioni. Infine, le aree ad altro interesse registrano una variazione del +6,9%, spingendo i pernottamenti complessivi degli stranieri a 27,8 milioni.
"L'Italia si conferma una destinazione turistica ambita e uno dei brand più forti nel mercato internazionale, capace di attrarre flussi crescenti grazie al richiamo del nostro patrimonio culturale, paesaggistico ed enogastronomico, e di generare un importante valore economico", commenta Vittorio Messina, presidente di Assoturismo Confesercenti. "Mantenere questa traiettoria anche per il 2026 richiederà investimenti infrastrutturali, interventi mirati per innalzare gli standard qualitativi dei servizi e per frenare le spinte inflazionistiche, in modo che il settore possa continuare a essere un motore fondamentale per la crescita economica del Paese".