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Il primo luglio scatta il dazio europeo di 3 euro sui piccoli pacchi provenienti dai Paesi extracomunitari. Anche le spedizioni di valore inferiore ai 150 euro, finora esenti, saranno soggette alla tariffa. E in Italia il prelievo rischia di essere doppio: oltre al dazio Ue, partirà anche la tassa di 2 euro prevista dalla legge di Bilancio e poi sospesa fino a luglio. Con entrambe in vigore, il costo aggiuntivo arriverebbe a 5 euro per spedizione, cui si aggiunge l'Iva. Da novembre 2026 è inoltre prevista una distinta handling fee europea destinata a coprire i costi di gestione doganale.
L'allarme delle imprese
Confetra, la Confederazione delle imprese del trasporto e della logistica, chiede di "cancellare subito la tassa" di 2 euro "per salvaguardare il comparto logistico nazionale". La doppia tassazione sulle spedizioni di valore inferiore a 150 euro "va fermata", perché "provocherà il crollo di almeno il 50% dei traffici merci e farà perdere 25 milioni di euro allo Stato", ha scritto il presidente Carlo De Ruvo in una lettera al ministro dell'Economia, Giancarlo Giorgetti. E il Mef starebbe valutando seriamente la questione.
La stessa richiesta è arrivata da Confcommercio, che appoggia il dazio europeo, "una misura concreta per mitigare la concorrenza sleale e tutelare le migliaia di aziende italiane", ma teme un "effetto boomerang" dal contributo aggiuntivo nazionale, come affermato dal vicepresidente e presidente di Aice-Associazione italiana commercio estero, Riccardo Garosci.
La tassa italiana da 2 euro
Introdotta a gennaio 2026 per contrastare l'avanzata dei colossi cinesi dell'e-commerce e dell'ultra fast fashion, la tassa ha visto prima una sospensione del pagamento fino a marzo e poi una proroga fino a luglio per farla partire in concomitanza con il dazio europeo. Il gettito previsto, che mira a coprire i costi di gestione doganale, è di 122,5 milioni di euro nel 2026 e del doppio dal 2027. Una previsione però "irrealistica", secondo le stime di Confetra, che si aspetta al contrario un effetto negativo per le casse dello Stato: porterebbe, a loro giudizio, minori incassi per lo spostamento del traffico in Stati come Belgio, Paesi Bassi e Ungheria.
"È una misura che va a colpire pacchi piccoli: un aereo o un camion ne trasporta migliaia. Per questo far arrivare le spedizioni in un altro Paese europeo e poi su strada in Italia è davvero conveniente", sottolinea il direttore generale di Confetra, Andrea Cappa, all'Ansa. "Prima del rinvio della tassa a luglio, nei primi due mesi dell'anno, i dati dell'Agenzia delle Dogane registrano un crollo di oltre il 50% delle spedizioni".
Le simulazioni di Confetra
Le simulazioni di Confetra mostrano che, se l'Italia cancellasse la tassa nazionale e restasse solo il dazio europeo, l'erario incasserebbe 153,1 milioni di euro tra luglio e novembre. Con entrambe le imposizioni e il conseguente dimezzamento del traffico merci, gli incassi scenderebbero a 127,6 milioni. Sarebbe un "paradosso fiscale" secondo la Confederazione: una nuova tassa, insomma, che non porterebbe più gettito.
La tassa europea di 3 euro
In attesa delle mosse del Mef, l'unica certezza al momento riguarda l'avvio del dazio Ue di 3 euro. Sarà riscosso su ciascuna categoria di articolo contenuta in un piccolo pacco in entrata nell'Ue dal primo luglio 2026 al primo luglio 2028, in attesa che diventi operativo il centro doganale digitale. Per Bruxelles, il volume dei piccoli pacchi in arrivo è raddoppiato ogni anno dal 2022. Nel 2024 sono entrati nel mercato unico 4,6 miliardi di pacchi di questo tipo, il 91% dei quali provenienti dalla Cina. "Un'invasione di cavallette senza precedenti, anche come conseguenza indiretta dei dazi americani", l'ha definita più volte il ministro delle Imprese e del made in Italy, Adolfo Urso.
