GLI ULTIMI DATI

Il reddito medio delle famiglie risale a 39.501 euro nel 2024, ma è inferiore del 4,9% sul 2007

Un occupato su dieci, in Italia, è però a rischio povertà lavorativa

02 Apr 2026 - 11:04
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Nel 2024, il reddito medio annuo delle famiglie è stato di 39.501 euro in crescita, rispetto al 2023, sia in termini nominali (+5,3%) sia in termini reali (+4,1%). Lo rileva l'Istat che registra una diminuzione in termini reali del reddito medio familiare tra il 2007 e il 2024 del -4,9%. 

Un occupato su dieci, in Italia, è però a rischio povertà lavorativa. Nel 2025, risulta a rischio di povertà lavorativa il 10,2% degli occupati tra i 18 e i 64 anni, sostanzialmente invariato rispetto al 10,3% del 2024. Le donne presentano un rischio di povertà lavorativa inferiore a quello degli uomini (8,2% contro 11,7%), nonostante abbiano una maggiore probabilità di avere un lavoro a basso reddito; in effetti, spesso le donne sono "seconde percettrici" di reddito da lavoro nel nucleo familiare e la bassa retribuzione non si traduce necessariamente in un rischio di povertà familiare.

In generale, infatti, il rischio di povertà lavorativa tra gli occupati a basso reddito da lavoro si attesta al 36,6%, a indicare che quasi i due terzi dei lavoratori con basso reddito non sono a rischio di povertà lavorativa. Ampio lo svantaggio degli stranieri, che risultano a rischio di povertà lavorativa nel 25,9% dei casi rispetto all'8,3% stimato per gli italiani.

Le caratteristiche familiari sono molto rilevanti nel determinare la condizione di povertà lavorativa: l'indicatore risulta pari al 13,3% per le persone sole, rispetto al 4,2% delle coppie senza figli. La presenza di figli accentua il rischio, che passa dal 7,8% per le coppie con un figlio al 16,7% per quelle con tre o più figli. Nel caso in cui all'interno del nucleo vi siano più percettori di reddito, l'incidenza della povertà lavorativa risulta notevolmente ridotta: se per i nuclei con un solo percettore l'indicatore è pari al 20,4%, per quelli con tre o più percettori scende fino al 5,7%.

L'Istat ha spiegato che si definisce a rischio di povertà lavorativa un individuo che vive in una famiglia a rischio di povertà e ha lavorato per più della metà dell'anno. Tale indicatore "adotta dunque una definizione restrittiva di occupato, dal momento che esclude gli individui con una presenza discontinua sul mercato del lavoro e che presentano un maggior rischio di basso reddito".

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