Caro carburanti, Cgia: "Da inizio guerra, diesel aumentato del 20 per cento" | Codacons: "Stangata da 1,4 miliardi sui ponti primaverili"
L'autotrasporto merci il settore più colpito con extra costi pari a 1,5 miliardi. Circa 95 milioni gli spostamenti tra il 25 aprile e l'1 maggio
A due mesi dallo scoppio della guerra nel Golfo, l'Ufficio studi della Cgia di Mestre segnala che il prezzo del diesel alla pompa, impennatosi con il conflitto, è salito da un valore medio di 1,676 a 2,005 euro al litro: un aumento di quasi il 20 per cento. Nonostante il taglio di 20 centesimi sulle accise introdotto dal governo il 19 marzo scorso, nelle prime otto settimane di conflitto l'autotrasporto merci ha sostenuto un extra costo che si aggirerebbe attorno a 1,5 miliardi di euro. Secondo i costi di riferimento del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, i vettori dovrebbero essere pagati tra 1,30 e 1,60 euro al chilometro. Questo è il range che, almeno sulla carta, dovrebbe garantire la copertura di carburante, personale, pedaggi, manutenzione e ammortamenti.
Tuttavia, il mercato reale racconta una storia diversa. Nel Nord Italia, dove si concentra la maggior parte della produzione industriale, la domanda di trasporto è più elevata e continua. Questo permette agli autotrasportatori di lavorare con maggiore regolarità e di spuntare tariffe mediamente più alte, comprese tra 1,40 e 1,70 euro al chilometro. Inoltre, la probabilità di trovare un carico di ritorno è più alta, riducendo i chilometri percorsi a vuoto. Scendendo verso il Sud, il quadro cambia sensibilmente. Le tariffe medie si abbassano, spesso tra 1,10 e 1,40 euro al chilometro, ma soprattutto aumenta il problema dei viaggi senza carico. Il traffico merci è infatti sbilanciato: molti camion scendono dal Nord pieni, ma faticano a trovare merce per il ritorno. Questo significa che una parte significativa dei chilometri percorsi non genera fatturato: non conta solo quanto si guadagna al chilometro, ma quanti chilometri sono effettivamente pagati.
Il panorama attuale del settore dell'autotrasporto di merci appare estremamente critico: ai pesanti rincari si sommano fragilità strutturali storiche, prima fra tutte l'annosa questione dei ritardi nei pagamenti. Per arginare questa tendenza, il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti è intervenuto lo scorso ottobre con una circolare richiamando i committenti al rispetto dei termini di pagamento e prevedendo sanzioni severe, fino al 10 per cento del fatturato annuo, irrogate dall'Antitrust. La morsa tra l'impennata dei costi del carburante e la carenza di liquidità sta dunque minando la stabilità finanziaria di numerose imprese di autotrasporto.
Codacons: "Caro carburanti peserà sui ponti di primavera"
Secondo il Codacons, gli italiani che si sposteranno in auto in occasione dei ponti del 25 aprile e dell'1 maggio dovranno mettere in conto un aumento dei prezzi sui rifornimenti di carburante da 1,4 miliardi di euro rispetto allo stesso periodo nel 2025. Durante questi ponti, saranno circa 95 milioni gli spostamenti in auto lungo strade e autostrade della Penisola. Il gasolio, anche per effetto del riordino delle accise scattato lo scorso gennaio, costa oggi il 29,2 per cento in più rispetto al 2025, mentre la benzina - che ha beneficiato del riallineamento della tassazione - risulta più cara di circa il 2 per cento. Tradotto in termini di spesa, un pieno di diesel costa oggi +23,3 euro rispetto ai ponti primaverili dello scorso anno, un pieno di verde +1,8 euro.
