MINACCE ALLE BIODIVERSITÀ

Pubblicato “Crimini di Natura”, un nuovo report del WWF Italia

4000 specie commerciate illegalmente nel mondo

di Nicola Calathopoulos
05 Mar 2026 - 11:30
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Secondo un report dell’UNODC (United Nations Office on Drugs and Crime) del 2024, sono oltre 4.000 le specie animali e vegetali vittime del commercio illegale nel mondo, ma qualcosa, almeno in Italia, si sta muovendo. È questa la fotografia scattata dal nuovo report “Crimini di Natura” del WWF Italia. Il documento, pubblicato in occasione del World Wildlife Day del 3 marzo, analizza l’espansione globale dei crimini ambientali e il loro impatto crescente su ecosistemi, clima, economie e comunità. Il report evidenzia come il degrado della natura non sia più soltanto una conseguenza di modelli economici insostenibili, ma sempre più spesso il risultato di attività illegali organizzate, altamente redditizie e profondamente radicate in reti criminali internazionali.

ll traffico di specie selvatiche, la deforestazione illegale, la pesca e il taglio del legname non autorizzati, insieme ad altre forme di prelievo illecito, rappresentano oggi un business criminale globale che prospera grazie a corruzione, impunità e debolezza istituzionale. I danni generati vanno ben oltre la perdita di specie: minano la stabilità degli ecosistemi, aggravano la crisi climatica, riducono risorse essenziali e compromettono la sicurezza collettiva.

A livello internazionale, il report evidenzia come, secondo l’UNODC, il commercio illegale di fauna e flora coinvolga circa 4.000 specie animali e vegetali in 162 Paesi. Pangolini, elefanti, rinoceronti, coccodrilli, pappagalli, orchidee e legni pregiati sono tra le categorie più trafficate. Le stime del WWF indicano profitti globali che superano i 20 miliardi di dollari l’anno, ma i sequestri rappresentano solo una parte minima del traffico reale

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Il report conferma che l’Italia, pur essendo uno dei Paesi europei più ricchi di biodiversità, è anche fortemente esposta alle attività illegali contro la natura. L’uso di esche avvelenate costituisce una delle pratiche più gravi e crudeli contro la fauna selvatica. L’obiettivo è colpire predatori o animali domestici, ma il risultato è un effetto domino che coinvolge l’intera catena alimentare, mettendo a rischio anche rapaci necrofagi, animali da compagnia e persino persone.  Gli incendi dolosi, insieme alla deforestazione illegale, sono invece identificati come una delle cause principali della perdita di foreste nel mondo.

 “I crimini di natura - ha dichiarato Domenico Aiello, responsabile tutela giuridica della Natura WWF Italia - non rappresentano un problema isolato: compromettono la salute degli ecosistemi, riducono i servizi naturali da cui dipendiamo, aggravano gli impatti climatici e minacciano la nostra sicurezza. Fermarli è possibile se istituzioni, esperti e associazioni collaborano. L’Italia si trova di fronte ad una occasione storica: entro maggio 2026 dovrà recepire la direttiva europea sulla tutela penale dell’ambiente che contiene una serie di norme mirate ad aumentare gli strumenti di repressione delle illegalità ambientali, incluse quelle contro la vita selvatica. Il WWF ha già chiesto al Parlamento e al Governo di integrare il decreto e non sprecare questa opportunità che oltre a impedire di dotarci di efficaci mezzi di contrasto, aprirebbe la strada ad una procedura d’infrazione, l’ennesima in campo ambientale aperta a carico dell’Italia”. 

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Proteggere la biodiversità significa proteggere il futuro: ogni specie salvata e ogni ecosistema preservato sono un investimento in un mondo più sicuro, equo e resiliente.