Le tartatughe giganti tornano a Floreana
Rimedieranno ai danni causati dall'uomo oltre un secolo fa nelle Galápagos
di Redazione E-Planet© Unsplash
Sono da sempre il simbolo delle Galápagos, uno degli elementi più riconoscibili della fauna di quelle isole. Eppure, da un centinaio di anni, a causa di uno sfruttamento intensivo delle risorse dell'isola di Floreana, non c'era un ricambio generazionale nella colonia delle tartarughe giganti al punto che erano praticamente scomparse e rischiavano l'estinzione.
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Il Ministero dell'Ambiente dell'Ecuador ha annunciato che sono stati liberati sul territorio 158 esemplari, tra gli 8 e i 13 anni, destinati a svolgere un ruolo fondamentale di restaurazione ecologica dell'isola. Gli esemplari provengono dal centro di riproduzione “Fausto Llerena”, dove è stato avviato un programma specifico partendo da individui con alta compatibilità genetica del lignaggio originario. Un risultato scientifico che ha permesso di recuperare una linea considerata estinta localmente.
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È il primo passo di un piano complessivo che prevede il rilascio di 700 elementi. Prima della reintroduzione, ogni tartaruga ha seguito rigidi protocolli di quarantena prolungata e trattamenti antiparassitari. I guardiaparco hanno trasportato gli animali per circa sette chilometri su terreno vulcanico, fino alle aree selezionate per garantire il miglior adattamento possibile. Queste tartarughe, fondamentali per l'ambiente, saranno monitorate attraverso un programma di conservazione che include tracciamento Gps per seguirne l'adattamento e i movimenti sul territorio.
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Le tartarughe giganti del genere Chelonoidis sono definite “ingegnere dell’ecosistema” perché modificano fisicamente l’ambiente in cui vivono. Attraverso l’alimentazione, il calpestio e la dispersione di semi, contribuiscono a modellare il paesaggio. Studi condotti su altre isole delle Galápagos hanno dimostrato che ogni accumulo di feci può contenere in media centinaia di semi appartenenti a decine di specie vegetali che vengono trasportati a oltre 500 metri di distanza. Una quota minore supera addirittura i 3 chilometri. In un arcipelago frammentato da vulcani e scarpate, questa capacità favorisce la connettività ecologica.
A Floreana, il ritorno delle tartarughe segue la rimozione di specie invasive e l’attivazione di sistemi di monitoraggio ambientale. L’obiettivo è ripristinare i processi ecologici perduti e aprire la strada alla futura reintroduzione di altre specie endemiche scomparse localmente. Il cammino sarà lungo. La trasformazione del paesaggio richiederà generazioni ma il passo compiuto ora è già un segnale potente. Le Galápagos, dichiarate Patrimonio naturale dell’umanità dall’Unesco nel 1978, custodiscono una biodiversità unica al mondo. Il rientro delle tartarughe giganti a Floreana non è soltanto una reintroduzione faunistica ma un tentativo concreto di restituire all’isola la sua fisionomia naturale e di rimediare ai danni causati dall’uomo oltre un secolo fa.
