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"Nella mia famiglia nulla è mai stato dato per scontato"

Una valigia rossa e tanta voglia di conoscere il mondo e se stessa: è Alessia Zucchi, Amministratore Delegato di Oleificio Zucchi

Alessia Zucchi, Amministratore Delegato di Oleificio Zucchi

Si definisce una persona molto normale, ma in realtà ha grinta e determinazione da vendere: Alessia Zucchi racconta la sua storia e le antiche origini di "oliari" della sua famiglia a Tgcom24.

Buongiorno, Alessia. Le mi sembra giovanissima ed è già Amministratore Delegato.
In realtà ho 44 anni. L’azienda è di famiglia e io e mio fratello ci alterniamo in questo ruolo ogni cinque anni, sempre tenendo saldi l’unità di visione e i valori familiari.

 

Molto particolare: come mai questa scelta?
La nostra è una realtà molto antica: saranno 210 anni di vita il prossimo anno. Siamo riusciti a risalire a questa data attraverso uno studio che abbiamo commissionato ad uno storico che, attraverso i cosiddetti “Stati delle anime” che venivano tenuti in Parrocchia per le nozze, ha trovato la registrazione delle nozze tra un certo Carlo Vitale Zucchi e la signorina Rosalinda, di professione “oliari”. Facendo quattro conti, noi siamo la sesta generazione di imprenditori. Ho sempre vissuto questa azienda come un’eredità e ho sempre voluto dedicarmici, perché ritengo che si tratti di un patrimonio che non è solo della mia famiglia, ma di tutti quelli che ci lavorano, delle loro famiglie, della città nella quale operiamo e viviamo, Cremona.

 

E’ singolare trovare un oleificio a Cremona.
All'inizio della nostra attività ci siamo occupati di olio di semi, della raffinazione e del suo confezionamento, e la sede dell'azienda era a Lodi. Poi negli anni ’60 abbiamo iniziato a commercializzare anche l’olio Extra Vergine di Oliva, sia per altri, sia per il nostro brand per arrivare a un fatturato che, a oggi, si aggira attorno ai 200 milioni di euro. 

 

Niente male, direi! Ma come si è preparata per questo ruolo?
Dopo le scuole superiori ho frequentato studi di marketing alla università Iulm di Milano, specializzandomi in Consumi e Pubblicità. Ho iniziato a lavorare in azienda dal basso, occupandomi di contabilità durante le vacanze estive quando ero alle superiori, per racimolare anche qualche soldo e comprarmi l’autoradio per la macchina. In famiglia, e soprattutto mio padre, nulla è mai stato dato per scontato. Dopo la laurea, mi sono occupata di marketing, poi del trade, ovvero dell’acquisto delle materie prime e della raffinazione; in seguito è arrivato in azienda anche mio fratello Giovanni, maggiore di tre anni, che aveva deciso di fare prima qualche esperienza al di fuori della nostra azienda. I due anni precedenti all’inizio dell’incarico di AD ho frequentato il Master Flex EMBA del Politecnico di Milano, uno strumento perfetto per chi come me, all'epoca neomamma, cercava uno strumento flessibile per coniugare studio, lavoro e famiglia.

 

Come è il vostro rapporto?
Io e mio fratello siamo molto diversi, io portata per le pubbliche relazioni, lui analitico, ma siamo le due facce della stessa medaglia. Insieme abbiamo ideato e realizzato il progetto Zucchi, che si è poi declinato nel tempo, grazie alla sensibilità di mio fratello. Abbiamo cioè iniziato a proporre al mercato il primo olio Evo 100% italiano, proveniente da filiera interamente tracciata e certificata sostenibile e col nostro marchio: un prodotto pregiato, di grande valore e consigliato da Legambiente. 

 

Come è nata l’idea dell’alternanza nel ruolo di Amministratore Delegato?
Nel 2012, in piena attività, è arrivata la mia bimba. Entrambi abbiamo valutato l’alternanza un strumento utile per poter dare spazio anche alla famiglia. Ci alterniamo alla guida dell’azienda ogni cinque anni in modo da consentire di soddisfare le esigenze familiari da un lato, dall’altro di dare all’azienda nuova linfa e vitalità senza però mai rinunciare all’impronta familiare. Due background professionali molto diversi al servizio di uno sviluppo aziendale a tutto tondo. Un lustro è sufficiente per portare a termine i progetti seguendoli dall’inizio alla fine e per maturare il cambiamento senza eccessivi traumi. Quanto alla gestione, ognuno ha ovviamente il proprio stile, ma una volta chiarito questo, il resto non può che costituire un arricchimento: abbiamo obiettivi strategici comuni, anche se con modalità differenti. 

 

Olio extravergine di oliva: un alimento importantissimo nella dieta.
L’olio Evo è fondamentale nella nostra alimentazione perché è ricco di polifenoli. Per promuovere e far conoscere l’importanza di questo alimento anche ai più piccoli, abbiamo stretto una collaborazione con i panificatori di Cremona affinché una merenda a base di pane e olio possa diventare una sana abitudine. Inoltre ci piace la sinergia con le imprese del territorio e per questo abbiamo delle partnership con aziende alimentari di primo piano dell’area cremonese.

 

Se dovesse descriversi?
Direi che sono troppo passionale, vivo intensamente le emozioni: mi dicono che ho un certo carattere. Mi sento una donna normale, ma non banale. Ammetto di non essere brava in cucina, a differenza del mio compagno; apprezzo una dieta varia e ammetto che ogni tanto non disdegno nemmeno le patatine fritte, ma cucinate col mio olio ovviamente.

 

Cosa fa nel tempo libero?
Mi piace leggere, amo stare all’aria aperta, andare al parco giochi con mia figlia e fare passeggiate. Cerco di isolarmi dal lavoro, stacco la suoneria del telefono e mi concentro sulla mia famiglia.

 

Mi racconta una cosa curiosa che la riguarda?
Quando avevo dodici anni i miei genitori decisero di mandare me e mio fratello in Gran Bretagna durante le vacanze estive per imparare l’inglese. Furono tre settimane terribili per me, piangevo ogni giorno perché mi mancavano da morire la mia casa e i miei genitori. Come se non bastasse, mia mamma mi aveva scritto una lettera molto intensa e affettuosa, che continuavo a leggere e quindi a commuovermi. Fu tuttavia un viaggio molto importante, ricco di significati per me: mi consentì di staccarmi, di iniziare a viaggiare e a conoscere, esattamente quello che vorrei trasmettere alla mia bambina, cioè la voglia di esplorare e di scoprire. Ma la cosa più curiosa è questa: andai in Inghilterra con una valigia rossa a fiori, che conservo ancora oggi: è il simbolo della mia autonomia ed ora è la valigia di Gaia, perché le auguro di poter viaggiare per il mondo per scoprire gli altri e un po' se stessa

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