Lo stress da rientro si può combattere aprendo le ante dell’armadio? Sembra strano a dirsi ma è proprio così. È la filosofia del “Cortisol dressing”, il trend nato su TikTok e ormai dilagato un po’ ovunque, che si propone di combattere l’ansia e lo scontento della sindrome da rientro utilizzando outfit confortevoli e nello stesso tempo capaci di farci sentire curate e sicure di noi stesse per le prime giornate in ufficio. Il cortisolo, ormai lo sappiamo bene, è l’ormone dello stress, nemico giurato del nostro benessere e della gioia di vivere: seguire le logiche del Cortisol Dressing non significa vestirsi male per pigrizia, ma fare una scelta consapevole di sopravvivenza emotiva.
"VESTIRSI ANTI-STRESS": SPOPOLA SUI SOCIAL E CI SALVA L’UMORE - Il termine è nato e cresciuto tra i trend di TikTok, ma ha conquistato rapidamente lo street style e le anche le passerelle. Quando i livelli di stress si impennano, il nostro cervello ci proietta immediatamente nella modalità "attacco o fuga": anche se non siamo realmente in pericolo, l’ultima cosa di cui abbiamo bisogno, in momenti così, è sentirci fasciate da capi troppo aderenti, da tessuti che pizzicano, da una cintura che stringe la pancia o una scarpa a tacco troppo alto che trasforma ogni passo in una tortura. Il Cortisol Dressing è l'evoluzione terapeutica dello stile: consiste nell’aprire l’armadio la mattina e scegliere l’outfit della giornata con l'unico obiettivo di abbassare i livelli di ansia quotidiana. Questa scelta non ha niente a che fare con il rassegnarsi al pantalone “da casa” e alla vecchia maglia oversize che nell’insieme ci faranno apparire sciatte e trasandate, ma di uno stile”confy” pensato per coccolarsi, per farsi abbracciare da tessuti e forme che ci faranno stare bene e che nello stesso tempo ci faranno sentire a nostro agio davanti allo specchio, come alla riunione delle 10.
I PILASTRI DEL LOOK ANTI-ANSIA – Per tradurre in pratica la tendenza e sentirci eleganti e pronte ad affrontare ogni situazione, il segreto sta in tre regole d’oro:
1. Scegliere tessuti “terapeutici”: diciamo no senza appello a tutto quello che “pizzica” o che ci trasmette sensazioni tattili sgradevoli. Sono perfette le fibre naturali, ad esempio il cotone biologico, la viscosa fluida e la seta lavata. La consistenza deve essere piacevole e avvolgente come una carezza, garantirci la giusta temperatura e non rinunciare ad essere chic.
2.No a tutto quello che stringe: il taglio degli abiti deve essere morbido, senza bottoni o cinture che ci infastidiscono durante le ore da trascorrere alla scrivania. I pantaloni, soprattutto quelli a gamba larga, sono un’ottima soluzione, come anche le camicie oversize o lasciate morbide, da indossare magari con un blazer destrutturato.
3. Colori della calma: per una volta, dimentichiamo le tinte fluo o troppo sgargianti, che “urlano", ma anche i look total black troppo austeri. Il Cortisol Dressing si nutre di toni neutri e rilassanti: il giallo burro, il beige, il grigio melange, il tortora e il verde salvia. Se amiamo i colori freddi, vanno bene anche l’azzurro pallido e il rosa cipria. Già guardandoci nello specchio questi colori ci trasmettono un senso di pace.
GLI ACCESSORI SALVAVITA – Nella filosofia del Cortisol Dressing, gli accessori non servono a stupire, ma a proteggere. Il primo punto da tenere sotto controllo sono le scarpe: per una volta, la comodità deve vincere su tutto e lasciare i sandali tacco 10 (o oltre) ben chiusi nella scarpiera. Sì invece alle calzature morbide e confortevoli, dalle sneaker minimali ai mocassini flessibili o alle amatissime friulane in velluto, diventate ormai il passe-partout ufficiale della donna multitasking. La borsa deve essere capiente, ma leggera, senza catene pesanti che spezzano la spalla. Se poi l'ansia da rientro in ufficio si fa sentire davvero, un aiuto magico in più può venire da una sciarpa di seta o da un cardigan lungo da tenere sulla sedia della scrivania, a cui delegare la funzione di copertina di Linus e da tirare fuori se l’aria condizionata o le mail del capo raggiungono il livello di guardia.
LA PSICOLOGIA DELLA MODA – Come sostiene la psicologia dell'abbigliamento, la cosiddetta enclothed cognition, ciò che indossiamo influenza direttamente il nostro cervello e le nostre prestazioni. La scienza ha dimostrato che l’abbigliamento è capace di influenzare l'umore e la percezione di sé. Un abito comodo agisce come regolatore emotivo, mentre indumenti costrittivi possono accentuare il senso di inadeguatezza. Un vestiario “confy” ha inoltre effetti positivi la mattina sul panico del "cosa mi metto", facendo risparmiare tempo e preziose energie mentali. Muoversi senza costrizioni fisiche invia un segnale di sicurezza al sistema nervoso, grazie al quale il corpo non si sente sotto minaccia e, di conseguenza, produce meno adrenalina e cortisolo. Affrontare una riunione difficile o un impegno imprevisto avendo addosso un tessuto morbido e avvolgente aumenta la sensazione di controllo e comfort emotivo, al contrario di quanto avviene se si indossa una gonna troppo stretta o una camicia che non sta al suo posto: se non dobbiamo continuamente sorvegliare che quello che indossiamo resti in ordine, saremo più concentrate e quindi più produttive.
Per anni la moda ci ha ripetuto come un mantra che "per apparire bisogna un poco soffrire": oggi, vale l'esatto contrario: per essere produttive e sicure di sé bisogna stare comode.
