© Istockphoto
Il sesso è un universo magico e quasi mistico, dove i misteri ancora non sono del tutto risolti. Del resto, capita a molte: fissare il soffitto pensando “stasera proprio no”, mentre accanto qualcuno ha ben altri programmi. O, al contrario, sentirsi un po’ ignorate, con la voglia accesa e il partner già in modalità “buonanotte”. Il sesso nella vita vera somiglia poco a quello dei film: raramente due persone hanno voglia nello stesso momento e con la stessa intensità. E la soluzione non è accordarsi - anche solo sull'orario, per esempio - come se si fosse in una riunione di condominio. Il bello (e il guaio) è che la faccenda è molto più intrigante di così.
DESIDERIO SPONTANEO O DI RIFLESSO? IL PROBLEMA DI UNO SCHEMA TROPPO RIGIDO
ci hanno raccontato che il desiderio dovrebbe esplodere all’improvviso, come in una serie tv: sguardo, musica, vestiti che volano. Succede, certo. Ma non è l’unico copione possibile. Infatti, i sessuologi dichiarano che quando chiedono ai pazienti cosa intendano per desiderio sessuale, la maggior parte descrive ciò che la letteratura definisce “desiderio spontaneo”. Ovvero, un impulso che sembra emergere dal nulla, e che viene avvertito come naturale quando c’è attrazione sessuale. Esiste però un secondo modo, altrettanto fisiologico, di sperimentare il desiderio: quello cosiddetto "responsivo" (o reattivo), che nasce dal contesto: ad esempio, una carezza, un gesto affettuoso o un’attenzione ricevuta. È una cosa che accade spesso, ma raramente viene considerata normale. L’aspettativa di provare un desiderio spontaneo prima del contatto fisico non è solo irrealistica, ma rischia addirittura di generare un senso inadeguatezza, di colpa, o perfino la sensazione di avere qualcosa che non va. In definitiva, un abbraccio che dura un secondo più del previsto, una mano che indugia, un complimento detto al momento giusto possono fare da miccia. Aspettare di sentirsi pronti prima ancora di cominciare significa rischiare di aspettare parecchio. Meglio lasciarsi corteggiare un po’.
SERATE IN AGENDA? IL ROMANTICISMO RINGRAZIA, MA È MEGLIO DI NO
segnare sul calendario “sabato sera, ore 22” tra la cena dai suoceri e il ritiro della spesa può sembrare una mossa furba. In realtà, trasformare l’intimità in un appuntamento fisso la fa somigliare a una voce della to-do list, e nulla spegne la fantasia quanto il dovere. Se il motivo per cui uno dei due si tira indietro resta lì, intatto, l’allineamento dei ritmi dura il tempo di un weekend. La libido, in fondo, è un termometro: segnala la temperatura di tutto ciò che c’è intorno, non solo quella del corpo.
IL VERO "ANTI-AFRODISIACO"? SI CHIAMA CARICO MENTALE!
Parliamoci chiaro: difficile sentirsi una dea della seduzione quando la testa è occupata dalla lista della spesa, dal colloquio con la maestra, dalla bolletta del gas e dal regalo per il compleanno del nipote. Il carico mentale, quella regia invisibile che spesso ricade su una sola persona, è uno dei più efficaci estintori del desiderio mai inventati. A questo si aggiunge lo stress cronico, che mette il corpo in allerta e il piacere in coda. Morale: dividere davvero i compiti di casa non è solo una questione di giustizia, è il preliminare più sottovalutato che esista.
IL CORPO CAMBIA STAGIONE (E VA BENE COSI')
gravidanza, allattamento, menopausa, pillola, farmaci, periodi di stanchezza: la voglia non è una costante, è una curva con alti e bassi. A venticinque anni si desidera in un modo, a quaranta in un altro, a cinquanta ancora in un altro. Nessuna di queste versioni è sbagliata. Smettere di confrontarsi con la versione di dieci anni prima, o con quello che si immagina facciano le altre coppie, è già un bel passo verso una sessualità più serena. E se la fluttuazione crea disagio, un medico o un sessuologo sono molto più utili di una notte passata a rimuginare.
IL "NO" DI STASERA FA PIÙ RUMORE DEL DOVUTO
detto male, un rifiuto suona come una porta sbattuta in faccia. Detto bene, può diventare un invito. C’è una bella differenza tra un “lasciami in pace” e un “stasera sono a pezzi, ma domani mattina mi faccio perdonare”. Chi riceve un no, a sua volta, farebbe bene a ricordare che non è una bocciatura personale. E soprattutto: meglio parlarne fuori dalla camera da letto, a luci accese e a ritmi calmi. Frasi come “mi manca sentirti vicino” funzionano molto meglio di “non mi cerchi mai”, che ha l’effetto di un cubetto di ghiaccio sulla schiena (e non nel senso divertente).
INTIMITÀ NON FA RIMA SOLO CON LENZUOLA
uno sguardo che dura un attimo di troppo, un messaggio audace a metà pomeriggio, una risata complice davanti a una cena improvvisata: è lì che l’intesa si riaccende. Quando il contatto fisico si riduce a “dobbiamo”, la distanza cresce. Quando invece ci si sente scelti e desiderati anche fuori dal letto, tutto il resto arriva con più naturalezza. Allargare il significato di intimità toglie pressione e restituisce una cosa preziosissima: il gioco.
IL PIANO D'AZIONE: MENO STATISTICHE, PIÙ SCINTILLE (E PIÙ COCCOLE)
basta contare quante volte, piuttosto proviamo a iniziare a chiederci "come". Cosa fa sentire vicini? Cosa distrae? Quando ci si sente davvero guardati? Meglio concedersi momenti di contatto senza obiettivi, in cui tutto è possibile, ma niente è obbligatorio: coccole, massaggi, baci lunghi e senza fretta. Se invece la distanza persiste e fa male, non c’è alcuna vergogna nel chiedere aiuto: una consulenza sessuologica o una terapia di coppia non sono un’ammissione di sconfitta, ma un modo intelligente di prendersi cura di ciò che conta.
