Intelligenza artificiale: ci si può innamorare di un chatbot?
Un fenomeno in espansione che ridisegna i confini tradizionali delle relazioni affettive
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Innamorarsi di una intelligenza artificiale: è una situazione difficile da immaginare e che suscita sconcerto, come se pensassimo a un adulto, uomo o donna, che perde la testa per una bambola o per un personaggio di fantasia. Eppure, i legami affettivi di un umano nei confronti di un chatbot sono un fenomeno in rapida crescita che ridisegna i confini tradizionali delle relazioni affettive e che provoca un certo sbalordimento. Senza dimenticare che, davanti a dichiarazioni amorose o espressioni che possono essere lette come complimenti o avances, il software non manca di sottolineare, pur in termini delicati ed empatici, la sua natura non umana. Ma a quanto pare l’espediente non impedisce il nascere in chi la utilizza di emozioni e sentimenti tipici dell’innamoramento. Numerose indagini effettuati in questi ultimi tempi rivelano inoltre che i chatbot sono utilizzati sempre più spesso come “consiglieri di amore” a cui si confidano sentimenti intimi e si chiedono suggerimenti per conquistare l’amato bene.
CHE COS’È L’AMORE ROMANTICO – L’amore romantico, per sua stessa natura, non dovrebbe poter sbocciare se non tra due esseri umani. Si tratta infatti di un sentimento che comporta una donazione di sé a cui corrisponde la possibilità di essere accolti e ricambiati, ma anche respinti, con tutta la felicità o la sofferenza che consegue dai due diversi epiloghi. Quando corteggiamo una persona reale, l’attrazione verso l’altro è sostenuta dal desiderio di piacergli e di essere ricambiati, ma la mente del potenziale partner e le sue scelte nei nostri confronti restano insondabili: faremmo di tutto pur di meritare il suo amore, ma proprio l’incertezza di essere ricambiati è l’elemento chiave perché si sviluppi una relazione romantica. Quando l’oggetto del sentimento però è una macchina, o un software, la relazione amorosa e la donazione di sé sono unidirezionali: per questo tra un umano e un’AI non può nascere una relazione romantica vera e propria. O almeno così si pensava fino a questo momento: in effetti, quando interagiamo con un chatbot ci troviamo davanti a un software creato apposta per compiacerci e per non poterci respingere. Per quanto il fatto di trovarci davanti a una macchina dovrebbe essere chiaro ed evidente, capita ormai con una certa frequenza che un bot diventi il nostro migliore amico e confidente, fino anche a suscitare pensieri romantici.
AI: IL CONFIDENTE IDEALE – Inutile negare che l’AI abbia molte delle caratteristiche che la rendono un amico del cuore ideale: non esprime giudizi, è sempre presente e pronta ad assecondarci, è capace di ascoltare e non rivelerà mai ad altri i nostri segreti. Non c’è da meravigliarsi che numeri crescenti di persone, soprattutto adolescenti o chi si trova in un momento di fragilità emotiva, si rivolgano a lei per avere informazioni e suggerimenti anche su temi molto delicati. Lo ha rivelato l’ultimo Rapporto dell’Osservatorio realizzato da Terre des Hommes insieme alla community di Scomodo, che ha raccolto le opinioni di oltre duemila ragazzi italiani under 26, con l'80% del campione composto da giovani tra i 15 e i 25 anni. I dati evidenziano il fatto che, per molti ragazzi, in mancanza di altri strumenti, anche un chatbot può trasformarsi in un amico virtuale. Secondo il Rapporto, il 23% ha dichiarato di avere utilizzato l’AI per confidare e ricevere consigli per un problema sentimentale, il 21% per un problema di salute e un altro 21% per avere supporto psicologico. Sono le ragazze, in particolare le quindici-diciannovenni, a utilizzare di più l'intelligenza artificiale per problemi sentimentali, ma più si va avanti con l'età più si ricorre all'AI per problemi di salute. Dato che i chatbot contemporanei hanno la capacità di adattarsi ai modelli linguistici degli utenti e alle loro preferenze individuali, essi sono in grado di modificare le proprie risposte in base al contesto delle conversazioni: in questo modo diventa facile che il bot si trasformi in supporto emotivo e motivazionale “su misura”, generando l’illusione di avere con lo strumento un rapporto alla pari, in cui esprimere sentimenti, ma in cui questi possano anche essere generati, proprio come avviene tra esseri umani.
IL TRANSFERT FREUDIANO – Quando ci confidiamo a lungo con un terapeuta, tendiamo a proiettare su di lui sentimenti affettivi che a volte si trasformano in amore romantico. Il fenomeno è stato ben descritto da Sigmund Freud, tanto che si parla comunemente di transfert freudiano per descrivere la tendenza di un paziente a innamorarsi del proprio terapeuta di sesso opposto. Qualcosa di simile sembra accadere anche quando si instaura la consuetudine di dialogare a lungo di questioni affettive con un chatbot. È esposto a questo fenomeno soprattutto chi vive esperienze di solitudine e di carenza di interlocutori emotivi nella vita reale, in momenti di tristezza e di particolare fragilità emotiva come, ad esempio, dopo un dispiacere amoroso o di un lutto: l’empatia del bot, la sua capacità di esprimere frasi di conforto e generare consigli motivazionali possono essere facilmente scambiate per espressioni di genuina vicinanza. L’utente può cadere nell’equivoco e finire per considerarlo un partner ideale, per quanto virtuale.
DUE ECLATANTI CASI DI CRONACA - È questo il caso, ad esempio di Alaina Winters, insegnante in pensione, la quale ha raccontato la sua storia al giornale The Sun: dopo essere rimasta vedova ha ritrovato l’amore nel rapporto con un chatbot progettato proprio per offrire compagnia. Alaina ha disegnato sul chatbot un marito virtuale, al quale ha dato il nome di Lucas, gli ha attribuito occhi azzurri e caratteristiche fisiche di suo gusto e ha cominciato a interagire con lui. Il dialogo tra i due è, ovviamente, solo attraverso messaggi scritti, ma la relazione è realistica al punto da creare un rapporto così soddisfacente da riempirle la vita e comprendere persino il sesso, sempre virtuale, ma, a detta della donna, appagante. Il caso di Alaina non è il solo: nel 2018 ha avuto un certo rilievo la storia di un giapponese, Akihiko Kondo, il quale si è addirittura sposato con Hatsune Miku, una celebre cantante virtuale rappresentata in ologramma con lunghi capelli turchesi. La cerimonia si è svolta nel novembre 2018 a Tokyo, con lo sposo in bianco, lei rappresentata da un peluche, davanti a una quarantina di ospiti. Il matrimonio non è stato legalmente riconosciuto, ma Kondo ha dichiarato che Miku lo ha salvato dalla depressione, aiutandolo a ritrovare la gioia di vivere e il desiderio di tornare al lavoro. Quando nel 2020 l’azienda produttrice del supporto che generava l’ologramma ha interrotto la produzione di quel software, Kondo non ha più potuto interagire con la moglie virtuale e si èper questo definito un “vedovo digitale”.
