Mansplaining: perché lui fa il "professore" e come cambiare copione
Dal “lascia, ti spiego io” alle lezioni non richieste: perché alcuni uomini cadono nel ruolo del professore in coppia e come riportare il dialogo alla parità
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Il mansplaining in coppia è quel momento in cui lui prende la cattedra e noi, volenti o nolenti, finiamo in prima fila ad ascoltare una lezione non richiesta. In effetti, se ci è capitato di ricevere spiegazioni su cose che sappiamo da anni, siamo in buona compagnia. Non sempre c’è cattiveria: spesso è abitudine, ansia di essere utili, un’educazione che confonde “aiuto” con “spiegone”. La buona notizia? Si può cambiare copione senza trasformare casa in un’aula di tribunale. Con un po’ di ironia, qualche regola di convivenza comunicativa e due o tre risposte pronte, si torna a un dialogo più leggero e paritario.
PERCHÉ LUI SALE IN CATTEDRA
molti uomini sono cresciuti con l’idea che valere significhi “sapere” e “spiegare”. Nelle relazioni, questo può tradursi in un riflesso automatico: di fronte a un tema, scatta l’istinto di dare la soluzione, anche quando nessuno l’ha chiesta. C’è anche un pizzico di ansia da prestazione del tipo “se non servo, cosa ci sto a fare?” Risultato: consigli non richiesti, dettagli tecnici su cose di ordinaria amministrazione, correzioni fuori luogo. Il punto non è demonizzare chi spiega, ma distinguere tra condivisione e monologo.
QUANDO IL CONFINE SI SUPERA
un conto è scambiarsi informazioni, un altro è prendere il volante della conversazione. Il confine si supera quando l’ascolto si spegne e subentra la correzione continua: lui interviene per aggiustare ogni frase, ripete concetti che abbiamo già espresso come se fossero nuovi, entra a spiegare proprio i temi in cui siamo più esperte, e soprattutto trasforma una richiesta di ascolto in una piccola lezione frontale. Se dopo pochi minuti ci si ritrova a contare i secondi del suo intervento o a pensare alla lista della spesa, è il segnale: il copione “professore–alunna” è partito e conviene rimettere mano alla scena.
PERCHÉ DA FASTIDIO (ANCHE SE LUI SEMBRA INNOCUO)
il mansplaining comunica, spesso senza volerlo: “tu non sai, io sì”. E questo erode fiducia e desiderio. Chi riceve la lezione si sente sminuito, poco ascoltato, spostato in posizione di allievo. A lungo andare si parla di meno, si condivide meno, si anticipano le lezioni col silenzio. In coppia, non serve il tecnico della vita: serve il complice. E il complice sa quando tacere, chiedere, rimandare domande.
COME CAMBIARE COPIONE SENZA LITIGARE
la strategia vincente è essere chiari e gentili. Primo, far notare cosa accade nel qui e ora: “Ti ringrazio, ma su questo mi serviva ascolto, non una spiegazione.” Secondo, proporre un’alternativa: “Ti va di farmi domande prima di dirmi cosa faresti tu?” Terzo, mettere un limite di tempo al monologo: “Due minuti di informazioni, poi mi dici che ne pensi del mio punto di vista.” Detto con tono sereno e magari un sorriso, funziona meglio di un processo in tre capi d’accusa.
LA RICHIESTA CHE CAMBIA TUTTO: “VUOI ASCOLTO O SOLUZIONI?”
Un piccolo trucco di coppia: prima di partire con consigli o racconti, si può chiedere “Hai bisogno di ascolto o di una soluzione?” Se la risposta è “ascolto”, via le cattedre e sì alle domande aperte: “Come ti sei sentita?”, “Cosa vorresti ottenere?”, “Cosa ti farebbe bene adesso?”. Al contrario, se la risposta è “soluzione”, si concordano tempi e modi: “Ti va se ti espongo tre idee in due minuti?”. Un esempio di chiarezza salva-serate.
ALLENARE IL TURNO DI PAROLA
può sembrare fin banale, ma fa miracoli: stabilire un tempo uguale per ciascuno su temi che scaldano. Tre minuti a testa senza interrompere, poi si scambiano i ruoli. A fine giro domandare (e domandarsi) “Cosa ho capito di te?” è un piccolo, ma importante allenamento alla parità. Chi tende a spiegare impara ad ascoltare, chi tende a chiudersi impara a prendere spazio. Dopo un paio di settimane, il ritmo diventa naturale.
IRONIA BUONA SI, SARCASMO NO
il tono cambia la musica. Una battuta può spezzare il copione senza umiliare. Se l’intesa è buona, l’ironia segnala il limite con leggerezza e rispetto. Attenzione però a non scivolare nel sarcasmo: punge e può far male, ma non educa. L’obiettivo è far notare il comportamento, non offendere chi ci sta di fronte.
QUANDO C'È DI MEZZO LA COMPETENZA
se il tema è il nostro lavoro o una nostra esperienza diretta, la bandierina va piantata con garbo e fermezza, tipo: “Qui gioco in casa, quindi se ti va, ti racconto come la vedo e poi fai le domande.” Non si tratta di alzare muri, piuttosto è definire territori per migliorare e ampliare l'ambito di conversazione e di discussione. Su altri temi, del resto, il territorio sarà dell'altro e si potrà fare il contrario iniziando finalmente a condividere. Niente è meglio che comunicare in serenità per arricchire il rapporto di coppia e consolidare la relazione.
