La curcuma non è solo una spezia, ma quasi un codice di stile, trasformatosi da ingrediente della tradizione ayurvedica a pilastro dell’alimentazione salutista che ha la longevità come obiettivo. Possiamo portarla in tavola come polvere da aggiungere al riso, alle verdure e addirittura alle bevande, oppure acquistarla in farmacia sotto forma di integratori, ai quali le piattaforme social attribuiscono mille virtù. Sarà vero tutto ciò o è l’ennesima moda destinata a sgonfiarsi e a mostrare la sua inconsistenza? Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza.
CHE COS’È LA CURCUMA – La curcuma è una spezia alimentare di color giallo oro che si ottiene dai rizomi dalla Curcuma longa, una pianta perenne appartenente alla famiglia delle Zingiberaceae, la stessa dinastia dello zenzero e del cardamomo. Originaria delle foreste pluviali dell'Asia meridionale, in origine veniva coltivata probabilmente per tingere i tessuti, grazie al suo bel colore giallo oro: successivamente cominciò a essere utilizzata per scopi alimentari, nei rituali e nella medicina tradizionale. La spazia in polvere si ottiene dalla macinazione del rizoma essiccato, il fusto sotterraneo bitorzoluto simile a quella dello zenzero, da cui si ottiene la classica polvere giallo arancio. In India è ancora legata a riti di fertilità, prosperità e purificazione, in particolare in occasione nei riti che precedono il matrimonio. Nella medicina ayurvedica è impiegata per preparazioni digestive, mentre nella medicina tradizionale cinese serve per trattare numerosi disturbi, tra cui le infiammazioni e i disturbi digestivi.
I BENEFICI DELLA CURCUMINA - Dal punto di vista nutrizionale, la curcuma macinata contiene fibra alimentare e diversi minerali, tra cui ferro, manganese, potassio e magnesio, ma le sue proprietà terapeutiche risiedono nella curcumina, un pigmento polifenolico considerato molto benefico a patto di superare lo scoglio della sua bassa biodisponibilità, ovvero la difficoltà dell’organismo umano nell’assimilarla. Assunta da sola, la molecola viene metabolizzata ed eliminata dal corpo in tempi molto rapidi, il che riduce l'efficacia dei suoi benefici. Per questo motivo è necessario assumerla insieme ad altre sostanze che fungono da “attivatori”: i più efficaci sono la piperina, l’alcaloide del pepe nero, e i grassi nobili come l'olio di cocco extravergine, l'olio di avocado o il burro chiarificato, dato che la curcumina è una molecola liposolubile: la cucina d’autore e gli integratori disponibili in farmacia la associano di solito a uno o più di queste sostanze. La curcumina è studiata da anni perché, negli esperimenti di laboratorio, si è visto che può interagire con numerosi meccanismi coinvolti nello stress ossidativo e nella risposta infiammatoria: agisce come un sofisticato interruttore molecolare, capace di "entrare" nelle cellule e spegne sul nascere i segnali di infiammazione favoriti dallo stress e dall'inquinamento, regalando al corpo uno stato di calma e rigenerazione profonda. In pratica non si limita a combattere i radicali liberi come i classici antiossidanti: ma "istruisce" il nostro DNA a produrre una maggiore quantità di difese, potenziando dall'interno la giovinezza della pelle e dei tessuti.
I LIMITI DELLA CURCUMINA - L'artrosi dell'anca e del ginocchio è uno dei campi in cui la ricerca medica sta ottenendo i risultati più interessanti: diversi studi clinici dimostrano che estratti standardizzati di curcumina offrono benefici paragonabili a quelli dei classici antinfiammatori, ma con minori effetti collaterali sulla mucosa gastrica. La curcuma è utile anche nel prendersi cura delle pareti interne dei vasi sanguigni, mantenendole elastiche e pulite, ottimizzando la circolazione e supportando il metabolismo dei grassi. Tuttavia, allo stato attuale delle conoscenze, non è possibile trattare la curcumina come un farmaco vero e proprio, nemmeno assumendola sotto forma di integratore in capsule: dimostrare che una molecola sia biologicamente attiva non significa infatti che assumere quella sostanza possa curare una malattia. Come ha sottolineato il National Center for Complementary and Integrative Health dei National Institutes of Health, i dati a disposizione degli scienziati non sono ancora sufficienti per concludere definitivamente che curcuma o curcumina siano efficaci per uno specifico scopo terapeutico, sostituendo alle terapie farmacologie farmacologiche tradizionali e alla fisioterapia.
SPEZIA O INTEGRATORE? - La curcuma può essere utilizzata tranquillamente come spezia e quindi entrare a far parte di una dieta varia: si può abbinare a verdure, legumi, cereali, zuppe, pesce e carni, regalando sapore e colore ai piatti senza dover ricorrere a salse molto caloriche. La curcumina assunta in capsula, come integratore, deve essere invece trattata come un farmaco e quindi richiede il controllo medico o il consiglio del farmacista: si tratta infatti di un prodotto che, soprattutto nelle formulazioni ad alto assorbimento, può interagire con altro farmaci emerita la stessa prudenza riservata agli altri integratori.
IL GOLDEN MILK – Uno degli utilizzi più popolari della curcuma è il golden milk, una bevanda che di solito si assume calda e conosciuta in India con il nome di “haldi doodh” e preparata tradizionalmente con latte e pasta di curcuma, a cui si possono aggiungere zenzero, cannella, cardamomo e pepe nero. Il suo nome significa “Latte d’oro” e negli ultimi anni è diventato un simbolo della cucina wellness, proposto come un rituale di bio-hacking e di benessere profondo, celebrato per le sue proprietà antinfiammatorie, antiossidanti e rilassanti. Il suo valore più concreto resta però quello di rituale di rilassamento dato che la quantità di curcumina presente in una tazza casalinga è molto inferiore a quella utilizzata negli estratti concentrati. Anche se non ci sono evidenze scientifiche che una tazza di golden milk, da solo, prevenga o curi malattie, consumata nell’ambito di una dieta equilibrata è di buon sapore e ben tollerata, a patto di caricarla di zuccheri e dolcificanti.
