Giornata mondiale del gatto, l'8 agosto è dedicato al felino che ha conquistato l'uomo
Dai primi insediamenti agricoli del Vicino Oriente all'antico Egitto, dalle case di Lincoln e Churchill a quelle di Hemingway e Freddie Mercury: il gatto ha attraversato millenni senza perdere il suo tratto più riconoscibile: l'indipendenza
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Ha attraversato i millenni senza perdere il suo mistero: era accanto ai primi agricoltori del Vicino Oriente quando l'uomo cominciò ad accumulare cereali, era venerato nell'antico Egitto, ha viaggiato sulle navi, è entrato nelle case di scrittori e presidenti, ha conquistato artisti e musicisti. Oggi è una star della Rete. Oggi si celebra la giornata mondiale del gatto, che non ha mai avuto bisogno di chiedere un posto nella storia: se lo è semplicemente preso
Gli uomini scoprirono presto l'utilità di quei piccoli predatori e decisero di tollerarne la presenza. Il gatto, da parte sua, aveva trovato un ambiente favorevole, con cibo abbondante e riparo. Non fu necessario un vero addomesticamento: nacque una convivenza, destinata a durare migliaia di anni. Una delle testimonianze più antiche di questo rapporto è stata trovata a Cipro. Da allora il gatto ha seguito gli esseri umani lungo le loro migrazioni e le loro rotte commerciali, fino a diventare una presenza familiare in gran parte del mondo.
Nell'antico Egitto il gatto diventa un simbolo
È però nell'antico Egitto che il felino conquista una posizione del tutto speciale. I gatti furono associati a Bastet, divinità protettrice della casa e della fertilità, rappresentata anche con sembianze feline. La loro immagine compare in statue, tombe e raffigurazioni, mentre a Bubastis e Saqqara sono state ritrovate grandi quantità di mummie e oggetti votivi. La tradizionale definizione secondo cui gli Egizi "adoravano i gatti" va tuttavia precisata. Il loro significato religioso era legato soprattutto alle divinità che assumevano caratteristiche feline o alle quali i gatti erano associati. Resta il fatto che nessun altro animale domestico sembra aver raggiunto, in quella civiltà, una simile centralità simbolica.
Dalle stive delle navi alle case europee
Il viaggio del gatto non si ferma sul Nilo. I felini seguono gli uomini attraverso il Mediterraneo, arrivano in Europa e salgono sulle navi. Il loro compito è sempre lo stesso: cacciare i roditori. Nelle stive delle imbarcazioni, dove il cibo attirava topi e ratti, la presenza di un buon cacciatore era preziosa. È una delle caratteristiche più singolari della loro diffusione: il gatto non ha avuto bisogno di essere trasportato come un animale da lavoro o di essere imposto con la forza: ha semplicemente seguito le opportunità offerte dall'uomo.
Lincoln e Churchill: quando il gatto entra nei palazzi del potere
Il passaggio successivo è quasi inevitabile: dopo aver conquistato le case, il gatto entra nei palazzi. Abraham Lincoln era noto per il suo amore per i felini. Alla Casa Bianca arrivarono Tabby e Dixie, regalati al presidente dal segretario di Stato William Seward. Secondo un celebre aneddoto, durante una cena ufficiale Lincoln avrebbe persino nutrito Tabby utilizzando una forchetta d'oro. La storia potrebbe essere diventata leggendaria, ma rende bene la fama del presidente come autentico amante dei gatti. Quando alla moglie Mary Todd Lincoln fu chiesto quale fosse l'hobby del marito, la risposta sarebbe stata semplicemente: i gatti. Anche Winston Churchill ebbe un rapporto speciale con un felino. Il suo gatto rosso Jock viveva nella residenza di Chartwell, nel Kent. La tradizione è proseguita e ancora oggi nella casa vive un gatto della stessa linea, Jock VII. E anche a Downing Street il gatto Larry è da tempo protagonista: negli ultimi anni i primi ministri si sono cambiati abbastanza velocemente, ma lui è rimasto sempre lì al suo posto.
Hemingway e la casa dei gatti con sei dita
Tra gli scrittori, Ernest Hemingway è probabilmente il nome più indissolubilmente legato al mondo felino. Nella sua casa di Key West vive ancora una colonia di circa sessanta gatti, molti dei quali presentano la polidattilia, cioè un numero di dita superiore alla norma. La tradizione collega questi animali a Snow White, una gatta polidattila ricevuta dallo scrittore. La caratteristica genetica si è trasmessa e oggi rappresenta uno degli elementi più curiosi della casa trasformata in museo. Così Hemingway, autore di romanzi e racconti destinati a diventare classici della letteratura americana, ha lasciato anche un’eredità molto particolare: una comunità di gatti che continua a vivere nella sua casa.
Félicette, la gatta che andò nello spazio
Nel 1963 il gatto raggiunge un luogo che sembrava lontanissimo anche dall'immaginazione: lo spazio. Il 18 ottobre di quell'anno la Francia lanciò Félicette, una gatta bianca e nera scelta per un volo suborbitale. La missione si concluse con il ritorno dell'animale sulla Terra. Per molto tempo la sua storia rimase in secondo piano rispetto a quella di Laika, la cagnetta sovietica diventata simbolo della corsa allo spazio. Félicette ha però ricevuto negli anni una nuova attenzione e anche una statua commemorativa. È uno degli episodi più insoliti della storia dei gatti: dopo aver conquistato granai, templi e abitazioni, uno di loro finì persino oltre l’atmosfera terrestre.
Il gatto di Schrödinger e quello della letteratura
Il felino è entrato anche nella storia della scienza. Nel 1935 il fisico Erwin Schrödinger immaginò un gatto chiuso in una scatola per illustrare un problema legato alla meccanica quantistica. Il gatto di Schrödinger è diventato da allora uno degli esperimenti mentali più conosciuti della scienza moderna. È un animale che non esiste, ma che milioni di studenti hanno imparato a conoscere.
La letteratura ha dato una voce ai gatti
Edgar Allan Poe ne ha fatto una presenza inquietante e legata al senso di colpa. Lewis Carroll ha regalato alla storia il Gatto del Cheshire, capace di scomparire lasciando dietro di sé soltanto il sorriso. T.S. Eliot ha dedicato ai felini Old Possum’s Book of Practical Cats, raccolta di poesie dalla quale sarebbe nato il musical Cats; Natsume Sōseki nel romanzo Io sono un gatto, pubblicato a partire dal 1905, affida proprio a un gatto il compito di osservare e giudicare gli esseri umani.
Manet e il gatto nero della pittura
Anche nell’arte il felino ha conquistato uno spazio che va ben oltre la semplice rappresentazione di un animale domestico. Édouard Manet inserì un gatto nero ai piedi della protagonista di Olympia, opera presentata al Salon di Parigi nel 1865 e destinata a suscitare scandalo. La sagoma dell'animale, con la schiena arcuata e la coda sollevata, contribuisce all'atmosfera provocatoria del dipinto. Qualche decennio più tardi, Théophile-Alexandre Steinlen trasformò il grande gatto nero del manifesto del Chat Noir in una delle immagini più riconoscibili della Parigi di fine Ottocento.Il gatto diventa così anche un'icona visiva: elegante, misteriosa, indipendente.
Da Gino Paoli ai Queen
La musica non poteva rimanere fuori da questa storia. In Italia basta il titolo La gatta di Gino Paoli per evocare immediatamente un immaginario fatto di case, soffitte e malinconia. Per generazioni di bambini, invece, il gatto è stato protagonista di Volevo un gatto nero, mentre i Cure gli hanno dedicato The Lovecats. Ma il rapporto più personale tra una rockstar e il proprio felino è forse quello di Freddie Mercury. Il cantante dei Queen amava profondamente i gatti e a una delle sue compagne feline, Delilah, dedicò una canzone contenuta nell’album Innuendo del 1991. Anche la registrazione ebbe un omaggio particolare al mondo felino: Brian May utilizzò la chitarra per riprodurre un miagolio. L'animale che un tempo cacciava topi nei granai era arrivato negli studi di registrazione di una delle band più celebri della storia del rock.
L'ultima conquista è Internet
Mancava un solo territorio: Internet. Il gatto lo ha conquistato con una facilità impressionante. Video, fotografie, meme e account dedicati ai felini hanno trasformato l’animale domestico in una delle figure più popolari della cultura digitale. Il gatto dorme, salta, cade, corre, si nasconde, osserva il vuoto e sembra non avere alcuna intenzione di preoccuparsi del fatto che milioni di persone lo stiano guardando. Il segreto del successo del gatto? Forse la sua ambiguità: abbastanza vicino all'uomo da vivere nella sua casa, ma abbastanza indipendente da non sembrare mai completamente suo. Il cane ha costruito con l'uomo un rapporto fondato sulla collaborazione. Il cavallo è diventato indispensabile per il trasporto e la guerra. Il bue ha lavorato nei campi. Il gatto ha scelto una strada diversa: essere utile senza diventare servile, affettuoso senza rinunciare alla propria autonomia, presente senza smettere di apparire misterioso.
