NUOVO PROGETTO

Firenze, il gatto Pitagora entra in corsia: la pet therapy cambia passo all'ospedale Meyer

Per la prima volta un felino affianca i cani negli interventi assistiti: tra fusa, gioco e relazione, prende il via una nuova sperimentazione 

03 Mag 2026 - 15:06
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© Antropozoa
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C'è un nuovo "dottore" all'Ospedale Pediatrico Meyer: non indossa camice né stetoscopio, ma ha un morbido pelo rosso, uno sguardo tranquillo e una sorprendente capacità di far sorridere anche nei momenti più difficili. Si chiama Pitagora ed è il primo gatto a entrare ufficialmente in reparto nell'ambito di un progetto di pet therapy destinato a lasciare il segno. Un debutto che segna un passaggio storico per l'ospedale fiorentino, da oltre venticinque anni pioniere negli interventi assistiti con animali grazie alla collaborazione con l'associazione Antropozoa.

Affettuoso e dispensatore di fusa, Pitagora ha già compiuto la sua prima visita: due ore trascorse in uno dei reparti più delicati, quello di Psichiatria dell'infanzia e dell'adolescenza. Il Meyer è stato il primo centro sanitario pubblico in Italia a inserire la pet therapy nei protocolli clinici, riconoscendola come una vera e propria terapia. Per anni protagonisti sono stati i cani, presenza familiare e attesa nei reparti. Il progetto si evolve: l'ingresso di un gatto risponde a bisogni specifici, soprattutto, di quei pazienti che faticano a fidarsi e a costruire relazioni. Il gatto è vicino all'esperienza quotidiana di molti bambini e ragazzi e la sua presenza discreta favorisce il contatto fisico e crea situazioni di accudimento emotivo profondo.

Il progetto prevede incontri settimanali e massima attenzione

 La sperimentazione, sostenuta dalla Fondazione Meyer, prevede che Pitagora entri in ospedale una volta a settimana, in ambienti accuratamente igienizzati prima e dopo ogni incontro. I piccoli pazienti vengono selezionati da un'équipe multidisciplinare composta da medici, infermieri ed esperti di interventi assistiti con animali. Accanto al gatto operano professionisti specializzati, tra cui la psicologa Francesca Mugnai e l'operatore Alexis Gerakis, insieme a veterinari ed etologi che monitorano costantemente il benessere e il comportamento del felino. 

I benefici del "Teorema di Pitagora"

 La scelta del gatto risponde a specifiche esigenze cliniche. Rispetto al cane, infatti, il felino favorisce modalità relazionali diverse, risultando particolarmente indicato per pazienti con difficoltà nella fiducia interpersonale e nella regolazione emotiva. La relazione con Pitagora si sviluppa attraverso gesti semplici ma profondi: accarezzarlo, prendersene cura, giocare con lui: attività che diventano strumenti terapeutici capaci di stimolare comunicazione ed espressione, anche nei contesti più fragili. Il gioco, in particolare, favorisce dinamiche di gruppo più aperte e spontanee, contribuendo a creare un clima accogliente. L'interazione con un gatto stimola attenzione, memoria e concentrazione, facilita la comunicazione, anche non verbale, promuovere competenze sociali e partecipazione al gruppo.

Sul piano emotivo, le fusa e la vicinanza del gatto aiutano a ridurre ansia e isolamento, mentre sul piano cognitivo stimolano memoria, attenzione e concentrazione. La presenza del gatto incoraggia i giovani pazienti a mettersi in gioco, rafforza l'autostima e favorisce l'autocontrollo. Sul versante relazionale, Pitagora diventa un facilitatore sociale: aiuta a costruire legami, stimola l'ascolto e sviluppa una maggiore tolleranza alla frustrazione. L'obiettivo del teorema di Pitagora è osservare e misurare i benefici della presenza del gatto sulla salute mentale dei più giovani, integrando sempre più gli interventi assistiti con animali nei percorsi di cura.

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