strategie contro la minaccia dei virus

Approvato il nuovo Piano pandemico nazionale: vaccini, mascherine e smartworking fino al 2029

Il via libera dalla Conferenza Stato-Regioni dopo un lungo confronto e a tre anni dalla scadenza del precedente

01 Mag 2026 - 18:04
 © Afp

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Un sistema pronto a reagire mettendo in campo misure e strategie pianificate in caso di una nuova pandemia. La parola d'ordine è essere preparati, per non lasciarsi cogliere di sorpresa. E' l'obiettivo cui punta il nuovo Piano pandemico nazionale 2025-29, approvato dalla Conferenza Stato-Regioni dopo un lungo confronto e a tre anni dalla scadenza del precedente. Ecco tutte le novità.

Le novità del nuovo Piano pandemico nazionale

 Innanzitutto, si allarga il campo d'azione: il Piano non è riferito al contrasto della sola pandemia influenzale, come era finora, ma è esteso a tutte le potenziali pandemie da patogeni a trasmissione respiratoria e a maggiore potenziale pandemico. E conta su risorse specifiche: la legge di bilancio 2025 ha stanziato 50 milioni per il 2025, 150 per il 2026 e 300 milioni annui a partire dal '27.

Il Piano "si fonda su un obiettivo chiaro: garantire tutela ai cittadini", ha commentato il ministro della Salute Orazio Schillaci. Cinque gli obiettivi: ridurre l'impatto sanitario di una pandemia sulla popolazione; garantire risposte rapide e coordinate a livello nazionale e locale; limitare l'impatto sui servizi sanitari e sociali assicurando la continuità delle prestazioni essenziali; tutelare gli operatori sanitari; promuovere informazione e responsabilizzazione della popolazione.

Cosa contiene il Piano pandemico nazionale

 Il testo tiene conto delle indicazioni Oms, prevede una durata quinquennale e adotta un approccio flessibile e adattabile a diversi scenari epidemiologici.

Rispetto alle diverse misure da adottare, nel Piano si fa riferimento ai dispositivi di protezione: è previsto l'uso di mascherine, come le semi-maschere filtranti efficaci per evitare la trasmissione per via respiratoria, ma si specifica che tali dispositivi sono efficaci solo se inseriti all'interno di un "più ampio insieme di interventi". Previsto anche l'utilizzo dei vaccini, che vengono ritenuti strumenti efficaci per mitigare l'impatto di una pandemia. Ma si prevedono anche interventi di controllo non farmacologici: non si parla di lockdown, ma nel Piano si prevede che in presenza di un patogeno respiratorio a elevata contagiosità possono essere valutate delle misure restrittive, autorizzate attraverso leggi o atti aventi forza di legge, per limitare o evitare aggregazioni di persone.

Prevista anche, in particolari scenari di gravità che lo rendano necessario, il potenziamento dello smartworking e del telelavoro.

Da parte loro, le Regioni si dicono disponibili al confronto sull'attuazione del nuovo Piano, ma hanno chiesto al governo di intervenire su due aspetti: la prima richiesta è di assicurare che le risorse destinate al rafforzamento della governance regionale possano essere utilizzate per il reclutamento di personale anche in deroga ai tetti attualmente previsti; la seconda riguarda la possibilità per le Regioni a statuto speciale e alle Province autonome di Trento e Bolzano di essere ammesse alla ripartizione delle eventuali ulteriori risorse che si rendano disponibili per l'attuazione delle misure. Il Piano è dunque in vigore e dopo la pubblicazione nella Gazzetta ufficiale, le Regioni lo recepiranno con delibera.

Le reazioni

 Plaudono gli infettivologi della Società italiana di malattie infettive e tropicali (Simit), che invitano a mantenere un approccio basato su "informazione corretta e preparazione, senza fare allarmismo". La pandemia "più probabile in futuro - spiega la presidente Cristina Mussini - resta comunque quella influenzale. Importante è essere pronti sul campo".

Critico è invece Matteo Bassetti, Direttore della Clinica di Malattie Infettive del Policlinico San Martino di Genova: "Il Piano è troppo generico e, soprattutto, manca ciò che più conta in caso di pandemia: indicazioni precise in merito alle modalità di approvvigionamento di farmaci e vaccini". Dura anche la posizione di Ilenia Malavasi, deputata del Pd e capogruppo in commissione Affari sociali: "Il nuovo Piano rischia di essere l'ennesima occasione mancata. Un documento che elenca obiettivi condivisibili, ma che resta vago proprio sui punti decisivi: come si garantiscono in tempi rapidi farmaci e vaccini? Con quali strumenti operativi si evita di trovarsi impreparati di fronte a una crisi sanitaria?". La salute, avverte, "non si tutela con documenti generici, ma con decisioni precise e risorse".

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