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Quando Usa e Iran erano "alleati": lʼaiuto ai profughi polacchi durante la Seconda Guerra Mondiale

Dopo lʼattacco nazista alla Russia, nel 1941 migliaia di polacchi furono deportati in territorio persiano con lʼintenzione iniziale di farli combattere accanto allʼArmata Rossa sul Fronte orientale

All'interno del cimitero cattolico di Teheran c'è una grande sezione in cui sono sepolti quasi duemila polacchi. Sono i corpi delle persone deportate prima nei gulag sovietici e poi, nei giorni dell'attacco tedesco alla Russia con l'Operazione Barbarossa, nella neutrale Persia. Tra giugno e dicembre 1941, nell'attuale Iran arrivarono circa 250mila prigionieri polacchi attraverso il cosiddetto "corridoio persiano", nato dopo l'invasione anglo-sovietica del Paese. Con l'entrata in guerra degli Stati Uniti, nel 1942, non era dunque insolito vedere americani, inglesi e iraniani lavorare insieme a soldati e profughi polacchi, come mostrano le foto diffuse dalla Library of Congress statunitense.

Seconda Guerra Mondiale, quando Stati Uniti e Iran erano "alleati"

Certo, a guardarle oggi sembra incredibile che una volta Stati Uniti e Iran fossero "alleati". Eppure, durante il secondo conflitto mondiale, le truppe americane lavoravano al fianco di iraniani, inglesi e russi. In quegli anni il condotto persiano fu sfruttato soprattutto per il trasferimento di armamenti e materiale bellico verso l'Unione Sovietica: si calcola che gli anglo-americani trasportarono in tutto circa 8 milioni di tonnellate di rifornimenti (carri armati, veicoli, cannoni), più alcune migliaia di aeroplani.

Iran neutrale - Allo scoppio della guerra l'Iran, allora governato dallo Scià Reza Pahlavi, aveva dichiarato la sua neutralità. Nonostante ciò, nel 1941 Stalin e Churchill si misero d'accordo per invadere il Paese in agosto, costringendo all'esilio lo Scià. La motivazione ufficiale fu una fantomatica preoccupazione per le relazioni amichevoli della Persia con la Germania nazista. In realtà, secondo la maggior parte degli storici, il timore dell'influenza nazista fu solo un pretesto per occupare l'Iran, situato in una posizione strategica per permettere il trasferimento di materiale bellico all'Unione Sovietica.

Nel 1942 l'arrivo degli yankees spezzò però il duopolio anglo-sovietico sulla Persia, permettendo il ritorno a una vita maggiormente democratica. Oltre alle mansioni militari, gli americani furono impegnati anche nell'accoglienza dei profughi polacchi giunti in Iran, dove per profughi si intendeva sostanzialmente coloro che non erano soldati. Fra i circa 30mila militari della Polonia inviati in Persia, ci fu anche il colonnello Norman Schwarzkopf, padre del celebre Norman Schwarzkopf Jr., futuro comandante americano della Guerra del Golfo.

La deportazione in Iran - La storia dei polacchi è quella di un popolo che più di altri ha conosciuto gli orrori della Seconda Guerra Mondiale. Il loro trasferimento in territorio iraniano avvenne in condizioni abominevoli, che per certi versi rimarcano quelle disumane della deportazione nei campi di sterminio nazisti: le persone erano stipate su treni lerci che impiegavano anche mesi per giungere a destinazione, in condizioni igieniche a dir poco precarie, senza acqua né cibo né ripari contro freddo e intemperie.

Campi di prigionia russi - Il primo a rivelare al mondo il calvario di questa gente fu a inizio Novecento il giornalista dell'Associated Press Anwar Faruqi. La storia dei polacchi deportati dai russi in Persia apparve incredibilmente vicina a quella dei loro compatrioti catturati dai nazisti: non era un segreto infatti che i prigionieri provenivano da campi di concentramento sovietici come Vorkuta, Kolyma e Novosibirsk, dove avevano lavorato come schiavi nelle miniere.

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