Crans-Montana, chi sono i coniugi Moretti
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Il vicepremier: "Jacques Moretti potrebbe fuggire, l'inchiesta fa buchi da tutte le parti". Ma dal Canton Vallese la procuratrice si difende: "Non ho scarcerato io Moretti"
È alta tensione tra Svizzera e Italia dopo che il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha richiamato l'ambasciatore in Svizzera Gian Lorenzo Cornado a seguito della scarcerazione (senza braccialetto elettronico) di Jacques Moretti, proprietario del locale "Le Constellation" di Crans-Montana, dietro pagamento di una cauzione da 200mila franchi. Una decisione che, insieme alle eloquenti parole della premier Giorgia Meloni, non sono state bene accette dalle autorità svizzere.
"Possiamo comprendere l'indignazione, ma in Svizzera abbiamo procedure diverse da quelle italiane e i due sistemi giuridici non vanno sovrapposti". Così il presidente della Confederazione elvetica Guy Parmelin, in un video pubblicato sul sito del quotidiano Blick, ha difeso il suo Paese dagli attacchi e dall'indignazione manifestata apertamente dal governo italiano. "Dobbiamo rispettare la separazione dei poteri e la politica non deve interferire. La giustizia deve svolgere le sue indagini in modo trasparente e far pagare eventuali errori. La stessa cosa vale sul piano politico". Dopo aver incontrato venerdì 23 gennaio le famiglie di alcune vittime, lo stesso Parmelin ha anticipato che il corso della giustizia non sarà rapidissimo: "Ha bisogno di un accompagnamento che durerà molto a lungo".
Riguardo alla scarcerazione di Jacques Moretti, "una decisione - recita la nota di Palazzo Chigi - che rappresenta una grave offesa e una ulteriore ferita inferta alle famiglie delle vittime della tragedia di Crans-Montana e di coloro che sono tuttora ricoverati in ospedale. L'Italia tutta chiede a gran voce verità e giustizia, e chiede che a ridosso di questa sciagura vengano adottati provvedimenti rispettosi, che tengano pienamente conto delle sofferenze e delle aspettative delle famiglie"
La scarcerazione di Jacques Moretti "ci indigna" e "non possiamo permettere che il sentimento del popolo italiano possa essere offeso in questa maniera", ribadisce il ministro degli Esteri Antonio Tajani, commentando la decisione del governo di richiamare l'ambasciatore d'Italia in Svizzera, Gian Lorenzo Cornado, nel corso di un punto stampa alla Farnesina. "Siamo profondamente indignati, è inaccettabile quello che è accaduto. Vedremo chi ha pagato la cauzione, c'è molto da capire, e c'è da accertare l'eventuale responsabilità di altri, ma i due (Moretti e la sua compagna Jessica Maric) sono oggettivamente responsabili di quanto accaduto. Non è stata una casualità", ha aggiunto Tajani, continuando: "Ci aspettiamo che la magistratura svizzera acceleri i tempi del procedimento penale, affinché il processo vada avanti rapidamente, non si inquinino le prove e, ancora meglio, perché si affidi l'inchiesta alla magistratura di un altro cantone. C'è da chiarire molto su questa vicenda".
Il governo italiano ha chiesto all'ambasciatore d'Italia in Svizzera, Gian Lorenzo Cornado, di prendere immediatamente contatto con la procuratrice generale del Canton Vallese, Beatrice Pillouddi, ma lei ha negato l'incontro. Lo ha riferito sempre il ministro degli Esteri. "Ho parlato a lungo anche con ministro degli Esteri svizzero, Ignazio Cassis, al quale ho espresso indignazione contro la magistratura cantonale. Mi ha risposto che il governo svizzero vuole che si faccia la massima chiarezza e mi ha ribadito la solidarietà", ha detto Tajani, puntando il dito contro la magistratura cantonale responsabile dell'inchiesta sulla strage di Crans-Montana.
"La magistratura cantonale è responsabile di un'inchiesta che fa acqua da tutte le parti: è partita in ritardo, ha permesso ai due responsabili (Jacques Moretti e la sua compagna Jessica Maric) prima di tentare la fuga, poi di inquinare le prove. Vogliamo che sia fatta giustizia", ha proseguito il ministro. "Quello che sta accadendo è inaccettabile, siamo indignati. Per 200mila franchi si è venduta la giustizia in quel cantone. Valuteremo cosa fare. Valutiamo se costituirci parte civile, parleremo con l'ambasciatore non appena rientrerà in Italia per capire cosa fare. Io sono una persona iper-garantista, ma la responsabilità oggettiva dei signori Moretti è chiara", ha aggiunto.
"Non voglio provocare un incidente diplomatico tra Italia e Svizzera" ma "non cederò a un'eventuale pressione delle autorità italiane": lo ha affermato la procuratrice generale del Canton Vallese, Béatrice Pilloud, titolare dell'inchiesta sulla strage di Capodanno di Crans-Montana, sottolineando di non essere stata lei a scarcerare Jacques Moretti e spiegando come si sia trattato di "una decisione del Tribunale delle misure coercitive". Interpellata dall'agenzia svizzera Keystone-ATS, Pilloud ha confermato di essere stata contattata dall'ambasciatore italiano in Svizzera dopo che il tribunale di Sion ha disposto la scarcerazione di Jacques Moretti. "Gli ho consigliato di prendere contatto con il Tribunale delle misure coercitive, oppure con le autorità federali, il Consiglio federale o l'Ufficio federale di giustizia", ha concluso la procuratrice.
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Sul suo profilo X è intervenuto anche il ministro degli Esteri della Federazione Elvetica, Ignazio Cassis: "Come l'Italia, anche la Svizzera piange le 40 vittime e i tanti feriti della tragedia di Crans-Montana. Capiamo il dolore, perché è anche il nostro dolore. Vogliamo chiarezza. Seguiamo con attenzione il lavoro della giustizia del Canton Vallese. Ne ho discusso con il collega Antonio Tajani e abbiamo ribadito la volontà di Svizzera e Italia di sostenersi reciprocamente in questa tragedia comune".