Anche i peluche diventano smart, ma l'IA può diventare un problema (non solo per la privacy)
Il mercato dei pet robot è arrivato a toccare i 25 miliardi di euro, sfruttando la nostra fascinazione per i giocattoli "intelligenti". Ma siamo così sicuri che dei balocchi in grado di simulare empatia e registrare ogni comportamento siano l'ideale?
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L'idea di un giocattolo intelligente, in grado di interagire in maniere sempre nuove e più raffinate con il bambino, affascina da sempre anche i più grandi. Chi è cresciuto negli anni Novanta e Duemila ricorda benissimo tutte le pubblicità che promettevano di avere di fatto degli "amici robot", in grado di adattarsi ai nostri bisogni ludici. C'erano i Furby, dei sorta di Gremlins cui potevamo a un certo punto addirittura insegnare delle parole, ma anche Emiglio è meglio (scritto proprio così), un robottino che negli spot sembrava poter diventare il maggiordomo personale di qualunque bimbo.
Ovviamente non era così, come scoprivano i più facoltosi quando si trovavano di fronte a questo androidino plasticoso che si muoveva poco e male. La verità è che la tecnologia non era ancora pronta a mantenere quanto prometteva, in un periodo in cui l'intelligenza artificiale era ancora un concetto fantascientifico. Ma oggi le cose sono cambiate e i pet robot dotati di IA conquistano sempre più un posto nel cuore (e nelle camerette dei bambini).
Un mercato miliardario
Si chiamano iMoochi o Kumma e sono gli alfieri dell'ennesima nuova tendenza che arriva dall'Estremo Oriente: i peluche con intelligenza artificiale integrata. Non più una novità da guardare con curiosità quanto più un'alternativa per chi ha bisogno di un surrogato del perfetto compagno di giochi. I pet robot ormai hanno iniziato ad avere prezzi accessibili e muovono un indotto pari a 25 miliardi di euro che, secondo le ultime stime, potrebbe arrivare addirittura a 76,4 miliardi entro il 2034.
Una crescita impetuosa possibile perché, per la prima volta, questi giochi hanno la possibilità di essere esattamente quello che ogni bambino sogna: un amico capace di imparare i suoi ritmi e i suoi bisogni, attraverso algoritmi e sensori. Prendete come esempio proprio iMoochi, progettato per mimare in ogni suo aspetto il comportamento di un animale domestico e con un'estetica che ricorda molto quella dei Labubu, con cui condivide la provenienza cinese. Quando arriverà in Europa probabilmente sarà il desiderio sotto l'albero di tanti bambini a Natale ma non è certo che questo sia un bene.
I rischi per i bambini
Lo studio dell'Università di Cambridge "AI in the Early Years" ha analizzato per la prima volta l'impatto di questi passatempi sui bambini in età prescolare, evidenziando aspetti allarmanti che i genitori non possono ignorare. Ciò che preoccupa di più è il fatto che certi strumenti creati per simulare empatia possano confondere i loro giovani possessori, fino a spingerli a creare legami parasociali ma non sufficienti a farli crescere in maniera sana.
Miko 3, costruito per apparire sempre disponibile e capace di provare sentimenti, rischiava per esempio di creare una precoce dipendenza emotiva nei suoi piccoli padroni e questo non è certo l'unico pericolo possibile. Kumma è invece un orsetto all'apparenza piuttosto tenero ma basta poco per "manometterlo" e convincerlo a parlare di coltelli. In alcuni casi ha addirittura intavolato inappropriate conversazioni a tema sessuale con il suo bambino. Comportamento che fa quasi rimpiangere persino "Ciro l'orso napoletano", fastidioso peluche partenopeo che al massimo poteva ricordarci quanto fosse buona la pizza e il babà.
Una scatola nera di tutta la famiglia
C'è infine da considerare il tema della privacy, che ha scomodato persino il Congresso degli Stati Uniti, preoccupato di avere sostanzialmente delle micro-spie di peluche nelle camerette di casa. Lo scorso marzo, alcuni senatori bipartisan hanno scritto alla Federal Trade Commission sollecitando un'azione contro i giocattoli dotati di chatbot, considerati non adatti a bimbi di tutte le età.
D'altra parte anche quando non hanno videocamere o webcam integrate questi giocattoli sono pieni di sensori, di microfoni per registrare la voce oltre che di modi per connettersi alla rete e scaricare i dati registrati. Possono diventare in buona sostanza la scatola nera non solo dei bambini ma anche indirettamente dei loro genitori.
I pet robot e i suoi antenati
Fa quasi tenerezza, in questo panorama, ripensare a Pleo, il tenero tirannosauro dotato di rudimentale intelligenza artificiale ideato dal co-creatore dei Furby a inizio anni Duemila. Un giocattolo molto avanti per i suoi tempi che, oggi appare davvero un "dinosauro" e che si estinse per il suo prezzo astronomico e per un sostanziale disinteresse del pubblico potenziale. Ora i suoi eredi, i pet robot, quella attenzione se la sanno prendere di forza ma è davvero un progresso? Pleo è ormai un fossile riportato alla luce da youtuber come Yotobi ma i semi che ha piantato stanno iniziando a germogliare: va capito se ne nasceranno dei frutti o solo dell'erba cattiva.
