La guerra in Iran ha già presentato il conto agli italiani e il saldo, almeno per ora, supera i 2,6 miliardi di euro. È questa la cifra stimata da Facile.it per quantificare il peso dell'aumento di energia, carburanti e tassi sulle tasche delle famiglie nei tre mesi successivi allo scoppio del conflitto. Il rincaro più pesante riguarda senza dubbio benzina e diesel, ma anche le utenze domestiche e i mutui variabili hanno iniziato a registrare aumenti sensibili.
Fmi: "Sostituire taglio accise con misure per famiglie vulnerabili"
Sul fronte internazionale, anche il Fondo monetario internazionale invita a cambiare strategia sugli aiuti: "La recente riduzione generalizzata delle accise su diesel e benzina dovrebbe essere sostituita da trasferimenti monetari mirati alle famiglie più vulnerabili", sottolinea l'Fmi nell'Article Iv dedicato all’Italia. Inoltre, si chiedono misure "temporanee, ben mirate e neutrali rispetto al bilancio".
Bollette più pesanti: il gas trascina i rincari
Tra marzo e maggio, secondo le stime di Facile.it, una famiglia con tariffa indicizzata nel mercato libero spenderà circa 50 euro in più tra luce e gas rispetto alle previsioni precedenti alla crisi. A pesare maggiormente è il gas, con un aumento stimato del 15% per una famiglia tipo con consumi annuali di 1.100 standard metri cubi: nei tre mesi considerati la spesa supera i 300 euro, circa 40 euro in più rispetto allo scenario pre-conflitto. Più contenuto ma comunque significativo l'incremento dell'energia elettrica. Per una famiglia con consumi pari a 2mila kWh annui, le bollette del trimestre arrivano a sfiorare i 160 euro, con un rialzo del 5%. Nel complesso, gli aumenti di luce e gas registrati in appena tre mesi valgono circa 600 milioni di euro di costi extra per gli italiani che hanno scelto offerte variabili. Le prospettive, inoltre, non sembrano incoraggianti. Secondo le previsioni elaborate dagli analisti del portale, nei prossimi dodici mesi una famiglia con contratto indicizzato potrebbe arrivare a spendere mediamente 2.120 euro per le forniture energetiche, circa 172 euro in più rispetto alle stime precedenti allo scoppio della guerra. Un incremento che conferma quanto il costo dell’energia resti strettamente legato alle tensioni internazionali e alle oscillazioni delle materie prime.
Carburanti, il vero salasso per le famiglie
È però il pieno di carburante la voce che sta prosciugando più rapidamente i bilanci. Da marzo a maggio gli italiani spenderanno circa 2 miliardi di euro in più per benzina e diesel rispetto a quanto avrebbero speso con i prezzi precedenti al conflitto. Nonostante l'intervento del Governo sulle accise, i prezzi alla pompa hanno continuato a salire. La benzina in modalità self è passata da circa 1,65 euro al litro di febbraio a oltre 1,9 euro di maggio. Tradotto: un pieno da 50 litri costa oggi circa 97 euro contro gli 83 euro di pochi mesi fa. Ancora più pesante il rincaro del diesel, salito da 1,70 euro a oltre 2 euro al litro. Per fare il pieno servono ormai circa 101 euro, contro gli 85 euro di febbraio. Anche su base annua l'impatto è evidente. Con una percorrenza media di 10 mila chilometri, un automobilista spenderà circa 1.299 euro all'anno per la benzina, il 18% in più rispetto alle stime precedenti alla guerra. Per il diesel la spesa sale a 1.131 euro annui, con un incremento del 20%. Gli effetti si riflettono anche sul trasporto merci: per coprire una tratta di 3 mila chilometri, un camion oggi spende circa 260 euro in più di carburante rispetto al periodo pre crisi.
Mutui variabili, rate in crescita
L'effetto del conflitto si sta facendo sentire anche sul mercato del credito. Pur senza un intervento diretto della Bce, l'Euribor (si tratta del principale parametro per molti mutui a tasso variabile, ndr) ha iniziato a salire, spinto dalle aspettative dei mercati. Dall'inizio della crisi l'indice è aumentato di circa 20 punti base, con punte di 28 punti sul tasso a tre mesi. Per chi ha acceso negli ultimi anni un mutuo variabile standard da 126 mila euro in 25 anni, l'aumento si traduce in circa 10 euro in più sulle rate tra aprile e maggio. Ma il vero timore riguarda i prossimi mesi. Secondo le proiezioni aggiornate al 25 maggio 2026, entro fine anno la rata potrebbe arrivare a circa 655 euro mensili. A gennaio era pari a 615 euro: l'incremento complessivo sarebbe di circa 40 euro al mese. E proprio sul tema della sostenibilità economica l'Fmi richiama prudenza anche per i conti pubblici italiani: "Qualsiasi nuova spesa, compresa quella per la difesa, dovrebbe essere interamente compensata per salvaguardare la sostenibilità fiscale".
