TUTELATA LA PRIVACY

Trasparenza salariale al via, niente segreti sulle retribuzioni medie dei colleghi

Adesso i lavoratori hanno il diritto di richiedere le informazioni sui livelli retributivi medi, ripartiti per sesso, riferiti alle categorie di lavoratori che svolgono lo stesso lavoro o di pari valore

07 Giu 2026 - 09:51
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Cambiamento netto nel mondo del lavoro, con l'introduzione della trasparenza salariale: dal 7 giugno si ha il diritto a essere informati sul livello retributivo medio percepito dai colleghi e dalle colleghe. Perché allo stesso lavoro deve corrispondere la stessa retribuzione, per gli uomini e per le donne.

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Cosa cambia davvero

 Le novità scattano da domenica 7 giugno, con l'entrata in vigore del decreto legislativo che recepisce la direttiva Ue 2023/970 in materia di parità retributiva. Valgono per i datori di lavoro pubblici e privati. Tra i punti si stabilisce, tra le altre cose, che a chi si candidi per un impiego non si possano chiedere informazioni sulle retribuzioni percepite nei precedenti rapporti di lavoro. C'è poi il passaggio centrale: nel rispetto della privacy, i lavoratori hanno il diritto di richiedere le informazioni sui livelli retributivi medi, ripartiti per sesso, riferiti alle categorie di lavoratori che svolgono lo stesso lavoro o di pari valore. L'obbligo di comunicazione dei dati relativi ai divari retributivi per ora scatta per i datori di lavoro che occupano almeno cento dipendenti.

Le conseguenze per chi non rispetta il decreto

 Le aziende possono fornire queste informazioni - ad esempio - attraverso la rete intranet o l'area riservata del sito internet aziendale. Quindi la novità principale: nel caso in cui emerga un divario retributivo di almeno il 5% tra uomini e donne non giustificato, e il datore di lavoro non ha motivato la differenza e non l'ha corretta entro sei mesi dalla data della comunicazione, allora si avvia una valutazione congiunta con i sindacati ed eventualmente con l'Ispettorato nazionale del lavoro per adottare misure correttive.

"Non è un modo per spiare le condizioni economiche altrui"

 "La trasparenza retributiva non sarà il Grande Fratello dei salari, in virtù della necessità di contemperare i nuovi diritti informativi con la tutela della privacy, soprattutto nelle aziende più piccole", sottolinea la Fondazione studi Consulenti del lavoro, in una circolare in cui evidenzia che con il provvedimento "non viene riconosciuto un diritto alla conoscenza indiscriminata delle condizioni economiche altrui, ma un diritto circoscritto alla disponibilità di dati medi e aggregati" e solo a fini antidiscriminatori. Insomma, l'obbligo normativo di trasparenza non si colloca in posizione gerarchicamente sovraordinata rispetto alla riservatezza, scrivono gli esperti della Fondazione studi.

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