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Guerra in Iran, dal petrolio ai fertilizzanti: quali sono le merci che transitano da Hormuz

Un quarto del commercio mondiale di petrolio via mare passa dallo Stretto, per una media di 20 milioni di barili al giorno: ora sono meno di un decimo. Blocco anche per i prodotti chimici, cruciali per la semina primaverile

19 Mar 2026 - 06:35
 © Afp

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Lo Stretto di Hormuz è un passaggio vitale per l'economia mondiale. I bombardamenti israelo-americani sull'Iran hanno suscitato preoccupazione anche per le ripercussioni sulle catene di approvvigionamento e i mercati energetici. Infatti, da questa piccola striscia d'acqua del Golfo Persico passa circa un quarto del commercio globale di petrolio via mare, nonché volumi significativi di gas naturale liquefatto (Gnl) e fertilizzanti.

Quanti e quali prodotti passano per Hormuz?

 Unctad, l'Agenzia delle Nazioni Unite per il commercio e lo sviluppo, ha raccolto i dati sulla quantità e sulla tipologia di merce passata attraverso lo Stretto nella settimana precedente ai raid. Il risultato, sintetizzato in un'infografica di Withub, fornisce un'istantanea su quanta parte del commercio globale passi per Hormuz.

I prodotti che passano per lo Stretto di Hormuz

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© Withub

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I flussi medi registrati nella settimana precedente allo scoppio della guerra confermano come il petrolio greggio, il gas di petrolio liquefatto (Gpl), il gas naturale liquefatto (Gnl), i prodotti petroliferi raffinati e i fertilizzanti siano le merci che transitano maggiormente da Hormuz. Analizziamole una per una.

Il petrolio greggio

 Il 38% del commercio globale di petrolio greggio passa dallo Stretto. Con "petrolio greggio" si indica una miscela naturale di idrocarburi, estratta dai giacimenti sotterranei, che non ha ancora subìto trattamenti di raffineria. Viene utilizzata principalmente nelle raffinerie per produrre carburanti (benzina, diesel, cherosene) e combustibili per riscaldamento. Il timore di un blocco totale delle forniture ha già fatto schizzare il prezzo del Brent, che ha sfiorato i 120 dollari al barile, con conseguenti ripercussioni su benzina e bollette.

Il Gpl

 Veniamo ora al gas di petrolio liquefatto (Gpl): il 29% del commercio globale di questo prodotto attraversa Hormuz. Si tratta di una miscela di idrocarburi, principalmente propano e butano, estratta dal gas naturale o dalla raffinazione del petrolio. Il Gpl è un combustibile fossile versatile e ad alto potere calorifico, che passa allo stato liquido per facilitare stoccaggio e trasporto. Utile in ambiti dove la rete del metano non arriva, è utilizzato per il riscaldamento domestico, la cottura dei cibi, svariati processi industriali e agricoli, nonché come combustibile per l'autotrazione. Secondo i dati della banca d'investimento Jefferies, circa 1,5 milioni di barili al giorno di Gpl sono di fatto bloccati.

Il Gnl

 La situazione non è positiva anche per il gas naturale liquefatto (Gnl): la sua quota di commercio globale che passa da Hormuz è pari al 19%. Il prodotto è in una miscela di idrocarburi: il 90-99% è metano; l'altra parte è fatta da componenti secondari, come l'etano, il propano e il butano. Il Gnl serve principalmente a facilitare il trasporto marittimo su lunghe distanze, il trasporto stradale pesante, nonché ad alimentare industrie off-grid, cioè non collegate alla rete del metano.

I prodotti petroliferi raffinati La quota di mercato globale dei prodotti petroliferi raffinati che passa da Hormuz è la stessa del Gnl: 19%. I prodotti petroliferi raffinati sono il risultato della lavorazione del petrolio greggio all'interno delle raffinerie, dove attraverso processi fisici e chimici viene prima separato nei componenti e poi trasformato in prodotti commerciali. Parliamo di cherosene, nafta, bitume, paraffina, benzina e diesel

Nel 2025, dallo Stretto sono transitati in media 20 milioni di barili al giorno tra greggio e prodotti petroliferi raffinati, pari al 25% dell'intero commercio mondiale di petrolio via mare. Ora ne passa meno di un decimo.

I fertilizzanti

 Arriviamo ora ai prodotti chimici, specialmente i fertilizzanti. Come spiegato da Unctad, circa un terzo del commercio globale di fertilizzanti via mare (circa 16 milioni di tonnellate) era solito attraversare lo Stretto. Il blocco imposto dall'Iran dopo gli attacchi israelo-americani solleva preoccupazioni sull'accesso di tali prodotti a molti Paesi del mondo, proprio all'inizio della stagione di semina primaverile. Da Hormuz, del resto, passa una quota decisiva di urea, ammoniaca e zolfo, fondamentali per il settore agricolo mondiale. E infatti alcune nazioni, per il blocco dei fertilizzanti e le conseguenze sull'agricoltura, rischiano la carestia: si tratta di Sudan, Sri Lanka, Tanzania, Somalia, Pakistan, Thailandia, Kenya e Mozambico.

Il blocco di Hormuz mette a rischio i fertilizzanti

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I container e le rinfuse secche

 Infine, il 2,8% del traffico container mondiale e il 2,4% delle rinfuse secche passa da Hormuz. Con "rinfuse secche" si fa riferimento alle materie prime solide, omogenee e non confezionate, trasportate in grandi quantità sfuse (senza imballaggio) direttamente nelle stive delle navi portarinfuse. Tra queste, ci sono i cereali.

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