L'esercito invisibile del welfare

Giornata europea dei caregiver: in Italia sono oltre 12 milioni ma manca ancora il riconoscimento legislativo

Il peso dell'assistenza ricade soprattutto sulle donne: il caso della "generazione sandwich". In arrivo un ddl che prevede canali prioritari per smart working, part-time e orari più flessibili

06 Ott 2026 - 07:00
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Il 6 ottobre si celebra la giornata dei caregiver, un termine inglese per definire chi si prende cura di un familiare che ha bisogno di assistenza. Un appuntamento nato per riconoscere il valore di chi ogni giorno, e spesso nel silenzio delle proprie abitazioni, dedica tempo ed energie all'accudimento di parenti o conoscenti fragili, anziani o con disabilità. In Italia sono oltre 12 milioni le persone che prestano aiuto e cure, di questo totale, 4,4 milioni sono caregiver familiari conviventi. 

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Il divario di genere

Secondo i dati Istat gli assistenti sono in prevalenza donne: sul territorio italiano chi fornisce aiuto a familiari e conoscenti è per il 21,7% appartenente al genere femminile. Gli uomini, invece, si fermano al 17%. Le mansioni svolte sono diverse: dalla somministrazione di farmaci all'igiene personale, fino all'aiuto nella gestione domestica e nelle pratiche burocratiche. Anche per i compiti richiesti si nota una differenza tra uomini e donne: il genere maschile viene incaricato prevalentemente per funzioni logistiche e di trasporto, il genere femminile viene cercato per l’assistenza diretta e continuativa. 

All'interno di questo scenario spicca il fenomeno della "sandwich generation", termine che descrive la condizione delle donne tra i 45 e i 64 anni schiacciate tra due esigenze di cura opposta. Da un lato c'è l'assistenza ai genitori anziani e non autosufficienti, dall'altro l'aiuto ai figli che, a causa delle difficoltà economiche e lavorative, rimangono a casa molto più a lungo rispetto agli anni precedenti. A questo doppio carico assistenziale si sommano i ritmi dell'attività lavorativa: una sovrapposizione di ruoli che trasforma la giornata in un continuo incastro, azzerando il tempo libero e costringendo, la maggior parte delle donne, a fare un passo indietro sul piano professionale.

Conseguenze sul lavoro e rischio burnout

 L'impegno prolungato nell'assistenza quotidiana comporta un costo elevato sia sul lato professionale che psicofisico. Per bilanciare i tempi di cura, molti caregiver si vedono costretti a richiedere il part- time o ad abbandonare del tutto il lavoro, con conseguenze dirette sul reddito. Sul fronte della salute, la costante pressione emotiva e la mancanza di riposo favoriscono l'insorgere della sindrome di bornout, ansia e isolamento sociale. 

Il Ddl caregiver

Sul piano legislativo la figura del caregiver familiare attende ancora un'omogeneizzazione formale. La richiesta sollevata dalle associazioni di settore riguarda l'approvazione di tutele nazionali strutturate in grado di garantire un riconoscimento giuridico e previdenziale omogeneo. A livello nazionale si attende il completamento dell'iter del Ddl Caregiver, approdato alla Camera nei giorni scorsi, che punta al riconoscimento della figura e ad alzare la soglia Isee dai 15mila ai 25mila euro per accedere ai contributi, oltre all'apertura agli assistenti familiari minorenni. Chi lavora avrà canali prioritari per richiedere lo smart working, il part-time od orari più flessibili. Chi invece presta assistenza e nel contempo studia, potrà fare richiesta per ottenere esoneri dalle tasse universitarie. 

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