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Alzheimer e Parkinson, l'olfatto potrebbe rivelare i primi segnali del declino cognitivo

All'Università di Cagliari si studia il rapporto tra la capacità di riconoscere gli odori e le funzioni cerebrali

04 Ott 2026 - 07:00
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La difficoltà a riconoscere o distinguere gli odori potrebbe fornire indicazioni importanti sullo stato di salute del cervello. È una delle ipotesi al centro delle ricerche condotte all'Università di Cagliari dalla professoressa Carla Masala, docente del dipartimento di Scienze Biomediche, che studia il rapporto tra i sistemi sensoriali e i cambiamenti associati all'invecchiamento. L'obiettivo è comprendere se le alterazioni dell'olfatto possano contribuire a individuare precocemente eventuali condizioni di rischio cognitivo, prima che si manifestino sintomi più gravi.

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Perché la capacità di riconoscere gli odori è importante

 Con il passare degli anni, la sensibilità olfattiva tende a diminuire. I ricercatori stanno cercando di capire in che misura questa riduzione sia collegata ai cambiamenti che interessano le funzioni cerebrali. L'olfatto viene studiato anche in relazione a patologie neurodegenerative come l'Alzheimer e il Parkinson. La prospettiva è quella di individuare possibili biomarcatori, ossia indicatori biologici utili a riconoscere eventuali alterazioni cognitive nelle loro fasi iniziali. Una riduzione dell'olfatto, tuttavia, non equivale a una diagnosi di malattia neurodegenerativa.

Il ruolo del gusto e degli oli essenziali

 Le indagini dell'università di Cagliari non si limitano all'olfatto. Vengono analizzati anche il sistema gustativo, che contribuisce alla percezione degli stimoli e interagisce con il riconoscimento degli odori. Un ulteriore filone di ricerca, sviluppato in collaborazione con Antonella Rosa, riguarda gli estratti naturali e gli oli essenziali. Gli studiosi ne stanno esaminando le possibili interazioni con la stimolazione olfattiva e le funzioni cerebrali.

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