"Serve riscoprire la scrittura", perché la svolta della Svezia è importante anche secondo i prof
Annalisa Spinelli racconta il cambio di rotta di Stoccolma che sta ritornando all'apprendimento tradizionale: "Ci vorrà tempo per adattarsi, ma l'uso della penna e dei quaderni è necessario"
di Jessica Anostini© Tgcom24
La Svezia sta progressivamente riportando sui banchi di scuola libri di carta, quaderni, penne e matite. Negli ultimi due decenni il Paese scandinavo è stato tra i pionieri nella digitalizzazione scolastica ma, complice il peggioramento dei risultati ottenuti dagli studenti in alcuni test internazionali, il governo ha deciso di rivalutare i metodi di apprendimento tradizionali che da qui al 2028 saranno progressivamente reinseriti, soprattutto per quanto riguarda i più piccoli .
La Svezia torna a carta e penna, il racconto della prof
"L'apprendimento scolastico qui è molto diverso rispetto all'Italia. I bambini sin da piccoli sono stati abituati agli strumenti digitali. Già a 7 anni iniziano a sperimentare l'utilizzo del tablet e del computer in classe. Man mano che crescono hanno modo di imparare a utilizzare programmi e fare presentazioni. Questo non vuol dire che il libro venga trascurato: si portano i bambini in biblioteca, si legge insieme, i più grandi vengono invitati alla lettura. Certo, non posso non dire che gli strumenti digitali sono preponderanti. La decisione del governo svedese punta anche a risolvere uno dei problemi che sta emergendo: la difficoltà a scrivere ".
Il corsivo, questo sconosciuto
"Io in particolare insegno italiano un'ora alla settimana ai figli delle famiglie italiane, così come previsto dall'ordinamento scolastico che consente di mantenere "viva" la lingua madre. Nel corso degli anni mi sono accorta che i ragazzi, specie quelli più grandi, abituati a scrivere su tablet e pc, hanno grandi difficoltà a scrivere con la penna, oltretutto solo in stampatello minuscolo . Il corsivo qui è quasi uno sconosciuto. Io invece punto molto sulla scrittura: nelle mie ore si scrive tanto perché questa semplice attività in realtà permette ai ragazzi di concentrarsi meglio, stimola la riflessione e soprattutto fa emergere sentimenti profondi ".
"Ci vorrà tempo per adeguarsi"
"Ad ogni modo ci vorrà del tempo perché le scuole ricevono le direttive governative, qui funziona così. Gli istituti si adegueranno in modo progressivo. Certo, qualche cambiamento c'è già stato: ad esempio si vede qualche quaderno in più , ma per vedere gli effetti di questa transizione analogica occorrerà attendere un paio d'anni".
Secondo lei è un cambiamento positivo?
"Io credo che " in medio stat virtus " ovvero che la virtù sta nel mezzo. Non demonizzo l'uso degli strumenti digitali nelle scuole che possono integrare gli strumenti tradizionali. Mi preoccupa molto invece l'uso da parte delle giovani generazioni dell' intelligenza artificiale che rischia di compromettere la sintesi e la capacità di riflessione dei ragazzi".
