venduta la sua società all'IA

Khaby Lame e il suo "gemello digitale": scelta legittima o dilemma etico?

Per la prima volta, l’identità di una delle persone più riconoscibili del web viene separata dal suo corpo e trasformata in un oggetto commerciabile per una cifra stellare. Ma cosa resta della stessa identità se è replicabile all'infinito e malleabile a piacimento?

di Manuela D'Argenio
30 Gen 2026 - 08:20
 © IPA

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 L’identità di Khaby Lame, una delle persone più riconoscibili del web, viene separata dal suo corpo e trasformata in un oggetto commerciabile: non era mai successo prima. Con la creazione del gemello digitale dell'influencer ormai icona globale dei social, si apre una nuova fase dell’economia dei creator: quella in cui non è più necessario essere presenti per “esserci”. Khaby Lame, famoso per i suoi video muti e il linguaggio universale dei gesti, ha costruito una fama planetaria basata sull’autenticità e sulla semplicità. Questa riconoscibilità estrema ha reso possibile, ed estremamente redditizia, la nascita di un suo alter ego virtuale: una versione digitale capace di apparire in contenuti, campagne e ambienti online senza il coinvolgimento diretto della persona reale. Ma l'identità che diventa prodotto è davvero eticamente sostenibile? E soprattutto, cosa resta della stessa identità se è replicabile all'infinito e malleabile a piacimento?

Una cifra da record - Partiamo dai numeri: il progetto non è solo simbolico, ma è ancorato a una maxi-operazione finanziaria. Secondo documenti ufficiali depositati presso la Securities and Exchange Commission negli Stati Uniti, Khaby Lame avrebbe ceduto le quote della sua società a un gruppo internazionale per circa 975 milioni di dollari. L’accordo riguarda la vendita della Step Distinctive Limited, la holding che gestisce i diritti commerciali e le attività economiche legate al brand di Khaby. La valutazione complessiva dell’operazione è stata fissata su una soglia di quasi un miliardo di dollari, trasformando quello che una volta era l’asset di un singolo creator in un bene industriale scalabile.

L’identità come asset - Non si tratta di un semplice avatar. Il gemello digitale replica movenze, espressioni, postura e identità comunicativa. È, a tutti gli effetti, un’estensione commerciale dell’individuo, progettata per vivere nel tempo, oltre i limiti fisici, contrattuali e persino umani del suo creatore. Questo “avatar AI” è in grado di generare contenuti autonomamente, condurre dirette livestream, interagire con il pubblico, vendere prodotti e persino parlare più lingue senza alcuna pausa , operazioni impossibili per un essere umano.

Il confine tra reale e virtuale - Per il mercato pubblicitario e digitale è un sogno: un influencer sempre disponibile, coerente e controllabile. Per la cultura contemporanea, però, la questione è più complessa. Dove finisce la persona e dove inizia il prodotto? Chi parla quando parla il gemello digitale? E soprattutto: cosa resta dell’autenticità quando può essere replicata all’infinito? Nel caso di Khaby Lame, il consenso è centrale: il gemello digitale nasce da un accordo volontario con la società acquirente. Ma il precedente che si crea va oltre il singolo caso. Se oggi un creator decide di “vendere” il proprio doppio virtuale, domani cosa impedirà a piattaforme, brand o archivi digitali di fare lo stesso con altri profili, con o senza controllo diretto?

Un futuro di identità industriali? - Il gemello digitale di Khaby Lame segna una soglia: quella in cui il successo non è più legato alla presenza fisica, ma alla capacità di essere replicati e monetizzati su scala globale. In un mondo in cui l’immagine vale più dell’esperienza e la visibilità più della voce, la domanda non è se questo modello si diffonderà, ma quanto cambierà il nostro modo di intendere l’identità nel momento in cui diventa autonoma dal corpo: non siamo più solo persone, siamo format.

Le implicazioni etiche: chi possiede davvero un’identità? - La nascita del gemello digitale di Khaby Lame apre interrogativi che vanno ben oltre il caso individuale e toccano il cuore del rapporto tra tecnologia, potere e persona. Se oggi l’operazione avviene con il consenso esplicito del creator, la questione etica non riguarda solo il presente, ma soprattutto il precedente che viene creato. Quando un’identità viene digitalizzata, addestrata e resa autonoma, chi ne detiene il controllo nel tempo? Il confine tra licenza d’uso e perdita di sovranità personale diventa sottile. Un gemello digitale può continuare a “parlare” anche quando la persona reale non è più d’accordo, cambia opinione o decide di ritirarsi dalla scena pubblica. In questo scenario, l’identità rischia di diventare qualcosa di separato dalla volontà umana che l’ha generata. Un’altra questione centrale riguarda la normalizzazione della mercificazione del sé. 

Cosa resta dell’autenticità? - Se il carisma, il linguaggio e la presenza possono essere simulati all’infinito, l’esperienza umana rischia di essere ridotta a format, e la relazione tra pubblico e persona a semplice consumo. Se arriviamo a un ecosistema in cui anche l’unicità può essere riprodotta non c'è il rischio di essere poi tutti uguali? In questo senso, il caso Khaby Lame non è solo una notizia tecnologica o finanziaria, ma potrebbe essere un segnale che mette in guardia sui "confini" dell’identità digitale.

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