tra meme e proteste

"I Promessi Sposi" fuori dal biennio? Così il classico intramontabile divide i social

Il ministro Giuseppe Valditara ha precisato che si tratta di una riflessione della commissione, ma non ancora di una decisione definitiva del ministero. Ma intanto lo storico romanzo di Alessandro Manzoni e già virale

04 Mag 2026 - 15:14
 © ufficio-stampa

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Alessandro Manzoni spopola sui social. Da settimane, tra TikTok, Instagram e X, un tema apparentemente scolastico è diventato terreno di scontro culturale: l’ipotesi di ridurre o eliminare lo studio de "I Promessi Sposi" nel biennio delle scuole superiori. Tra meme ironici, video di studenti esasperati e interventi indignati di insegnanti e intellettuali, il romanzo storico, considerato uno dei massimi capolavori della letteratura italiana, è tornato improvvisamente al centro del dibattito pubblico. Ecco perché.

La proposta - L'idea è emersa nella bozza delle nuove Indicazioni Nazionali per i licei elaborate da una commissione ministeriale istituita dal Ministero dell’Istruzione. La commissione è coordinata dal professor Claudio Giunta ed è presieduta dalla pedagogista Loredana Perla. Secondo la proposta, I Promessi Sposi non sarebbero più obbligatori nel biennio: gli insegnanti potrebbero scegliere testi più accessibili linguisticamente e rimandare Manzoni al quarto anno. Il ministro Giuseppe Valditara ha poi precisato pubblicamente che quella mozione "non porta la mia firma" e che si tratta di una riflessione della commissione, non ancora di una decisione definitiva del ministero.

La scintilla sui social - Tutto è partito da alcuni post virali in cui studenti raccontavano la difficoltà di affrontare il linguaggio manzoniano nei primi anni delle superiori. "Ci fanno odiare la lettura", scrive qualcuno. Altri parlano di un’opera "troppo distante" dal linguaggio contemporaneo, proponendo di sostituirla con romanzi moderni o testi più vicini alla sensibilità adolescenziale. Su TikTok gli hashtag #viaipromessisposi o #manzonibasta hanno raccolto migliaia di commenti: c’è chi scherza sui capitoli "infiniti" e chi ironizza sul celebre "Quel ramo del lago di Como…", trasformato in tormentone audio e parodia video. Ma accanto all’ironia sono arrivati anche interventi molto seri.

Cosa dicono i prof? - Docenti universitari, scrittori e professori di liceo hanno difeso il valore dell’opera, sostenendo che il problema non sia il romanzo in sé, bensì il modo in cui viene insegnato. Per i sostenitori del mantenimento dell’opera nel biennio, togliere Manzoni significherebbe impoverire la formazione culturale degli studenti. Secondo altri, invece, il punto è diverso: non abolire il classico, ma ripensarne tempi e modalità. Chi propone di spostare o ridurre I Promessi Sposi sostiene che il biennio sia troppo presto per affrontare un testo così complesso. Molti insegnanti segnalano che gli studenti arrivano alle superiori con difficoltà crescenti nella comprensione del testo e nella lettura lunga. L’idea, quindi, sarebbe quella di introdurre prima romanzi contemporanei, graphic novel o narrativa più accessibile, rimandando Manzoni agli anni successivi. Secondo alcuni pedagogisti, imporre subito un classico percepito come “ostico” rischia di allontanare i ragazzi dalla lettura invece di avvicinarli.

La reazione del mondo culturale -  La proposta ha però provocato reazioni forti. Diversi commentatori hanno accusato la scuola di voler "semplificare tutto" e di rinunciare alla complessità. Sui social molti utenti adulti hanno raccontato di aver rivalutato Manzoni solo anni dopo, sostenendo però che proprio la scuola debba offrire strumenti per affrontare testi difficili. C’è poi chi vede nella polemica un problema più ampio: il rapporto sempre più fragile tra giovani, concentrazione e lettura profonda nell’epoca dei contenuti brevi e degli algoritmi.

Una discussione che va oltre Manzoni La questione, in fondo, non riguarda soltanto I Promessi Sposi. Il vero nodo è capire quale debba essere oggi il ruolo dei classici nella scuola italiana e come renderli vivi per nuove generazioni cresciute in un mondo digitale completamente diverso da quello del passato. Tra chi difende la tradizione e chi chiede una didattica più vicina agli studenti, il dibattito resta aperto. E intanto, paradossalmente, proprio grazie ai social, Manzoni è tornato a essere uno degli autori più discussi del momento.

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