una scelta lucida

Cervelli in fuga, così l'Italia lascia partire le sue donne migliori: ormai quasi una su due

Sono sempre di più e sempre più preparate, pronte a cercare altrove opportunità e riconoscimento tra migliori opportunità lavorative e la possibilità di conciliarle con la famiglia

di Simona Pisoni
27 Apr 2026 - 11:17
 © Istockphoto

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Non è un esodo improvviso, ma una scelta lucida. Le giovani italiane non restano più in attesa di un'occasione che tarda ad arrivare: la cercano altrove con una laurea in tasca e un'idea chiarissima di ciò che vogliono dal futuro. L'Italia prima le cresce e le educa, ma raramente riesce a trattenerle. Così, mentre il Paese continua a interrogarsi senza davvero cambiare, loro scelgono di andare via e di non voltarsi indietro.

Quasi la metà dei cervelli in fuga dal Bel Paese è composta da donne. Se nel 2011 erano il 43,6%, nel 2024 hanno raggiunto il 49,3% nel Nord Ovest e superato il 50% nel Nord Est. Lo fanno con le stesse motivazioni dei coetanei maschi. Preparano le valigie a causa di salari stagnanti, meritocrazia fragile e carriere bloccate. Perché per loro restare significa spesso accettare condizioni ancora più penalizzanti.

Perché restare è più difficile per una donna?

 La risposta sta nei numeri. Su 100 giovani donne tra i 18 e i 34 anni, solo 45 lavorano, contro i 59 uomini. Un divario di 14 punti percentuali che racconta molto più di qualsiasi slogan. E non finisce con l'assunzione: per le giovani gli stipendi sono più bassi, la crescita è più lenta e i soffitti di cristallo restano ancora solidissimi. Secondo il report del Cnel "L’attrattività dell'Italia per i giovani dei Paesi avanzati", le donne che emigrano sono mediamente più istruite dei loro coetanei uomini. Oltre il 38% delle espatriate è laureata, contro il 32,1% degli uomini: tra il 2011 e il 2024 hanno lasciato il Paese 74.500 laureate, più dei laureati. I dati AlmaLaurea, poi, confermano che le donne ottengono voti più alti sia all'università sia alla maturità. Una perdita che ha un valore stimato di 159,5 miliardi di euro, pari al 7,7% del Pil. Un conto salatissimo, che però non racconta tutto.

Cosa cercano davvero all'estero?

Non solo lavoro. Non solo stipendi migliori. Le giovani italiane cercano diritti, prima ancora che opportunità. Cercano sistemi in cui il merito non sia un'eccezione, ma una regola e ambienti in cui diventare madri non sia un ostacolo professionale. Secondo l'indagine citata nel report Cnel, per una donna il riconoscimento dei diritti ha importanza quasi quanto la carriera e nella decisione di partire pesano un welfare efficiente, servizi per l'infanzia e orari compatibili con la vita.

Perché la maternità altrove è diversa?

  In Italia, diventare madre può significare rallentare o interrompere la propria carriera. È la cosiddetta child penalty: una riduzione del reddito che può arrivare fino al 52% nell'arco della vita lavorativa. Altrove, invece, la maternità è integrata nel sistema. Più servizi, più tutele, più normalità. Non sorprende che molte donne scelgano di costruire famiglia fuori dai confini nazionali. E questo ha un effetto diretto anche sulla demografia: tra i 45 e i 60mila bambini all'anno potrebbero non nascere in Italia proprio a causa dell'emigrazione. Una perdita silenziosa, ma profondissima.

Il Sud registra una doppia fuga

 Se l'Italia perde talenti, il Mezzogiorno perde due volte. Secondo il rapporto Svimez "Un Paese, due emigrazioni", tra il 2002 e il 2024 quasi 195mila donne laureate under 35 hanno lasciato il Sud per trasferirsi al Centro-Nord. E sempre più spesso scelgono direttamente l'estero. La quota di donne qualificate tra chi parte è cresciuta fino al 70% nei flussi interni e al 45% in quelli verso altri Paesi.

È una scelta o una resa?

 Entrambe le cose. Da un lato c'è la consapevolezza: chi parte sa cosa vuole e cosa non è disposta ad accettare. Dall'altro, però, c'è anche una rinuncia, perché scegliere di andare via significa smettere di credere che il cambiamento possa avvenire in tempo utile per la propria vita. Ed è forse questo il dato più inquietante: non è solo una fuga di cervelli. È una fuga di fiducia. E l'Italia nel frattempo resta a guardare e continua a perdere, anno dopo anno, la sua risorsa più preziosa: il talento femminile.

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