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Se tuo figlio cerca "come farsi male" Instagram ti avvisa

La nuova funzione del social di Meta avvisa i genitori via WhatsApp, sms o mail quando gli adolescenti digitano ricerche su suicidio e autolesionismo

di Simona Pisoni
27 Feb 2026 - 10:59
 © Istockphoto

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C'è un momento, nell’epoca delle notifiche silenziose e delle chat che si autodistruggono, in cui il confine tra controllo e cura diventa sottilissimo. È lì che si inserisce la nuova mossa di Instagram: un sistema di allerta che avviserà i genitori quando i figli minorenni effettuano ricerche ripetute su suicidio e autolesionismo. Un sistema di allerta via WhatsApp, sms o mail che promette protezione, ma riapre il grande dilemma: dove finisce la privacy e dove comincia la cura?

La notifica che nessun genitore vorrebbe ricevere

 Non è una semplice spunta nelle impostazioni. È un cambio di paradigma. Finora, la piattaforma di casa Meta interveniva bloccando contenuti sensibili e reindirizzando i ragazzi verso numeri di emergenza o associazioni di supporto. Ora il cerchio si allarga: se un adolescente digita in modo ricorrente, in un breve lasso di tempo, parole o frasi legate al farsi del male, il sistema di supervisione invierà un avviso diretto ai genitori. Non solo dentro l'app. L'alert potrà arrivare via e-mail, SMS o persino WhatsApp. L'idea è chiara: nessuna possibilità che quel segnale si perda nel rumore digitale quotidiano. E quando il genitore clicca? Compare un messaggio a schermo intero che spiega cosa è accaduto e perché. Senza dettagli morbosi, ma con un contesto sufficiente per capire che non si tratta di una ricerca casuale.

La supervisione può essere attivata solo con il consenso del minore. E il sistema non segnalerà ogni singola ricerca isolata, ma solo comportamenti ripetuti e concentrati nel tempo - quelli che, secondo gli esperti, possono indicare un disagio più profondo. Meta ha dichiarato di aver lavorato con il Suicide and Self-Harm Advisory Group, un comitato indipendente di consulenti esperti in prevenzione del suicidio, scegliendo un approccio prudente: meglio un falso positivo che un silenzio pericoloso. Il tema non è nuovo. Negli ultimi anni, la pressione sulle piattaforme è aumentata, soprattutto dopo le inchieste e le audizioni parlamentari negli Stati Uniti e in Europa sulla tutela dei minori online. La salute mentale degli adolescenti è diventata terreno di scontro politico, culturale e tecnologico.

Numeri che non possono essere ignorati

 Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità, il suicidio è tra le principali cause di morte tra i giovani a livello globale. In Europa, i dati confermano una crescente fragilità psicologica tra gli adolescenti, aggravata da isolamento, bullismo (anche digitale) e pressione sociale. Non è un caso che negli ultimi anni Instagram abbia già introdotto restrizioni sugli hashtag legati al self-harm, filtri più severi sui contenuti sensibili e limiti ai messaggi tra adulti e minorenni. Ma questa volta il passo è diverso: non si tratta solo di moderare contenuti. Si tratta di coinvolgere il mondo reale.

Un aiuto per dire le parole giuste

 La notifica, da sola, può essere un trauma. Per questo Instagram promette di affiancare all'allerta una serie di risorse sviluppate con psicologi ed esperti di prevenzione: guide pratiche per aiutare i genitori ad affrontare la conversazione senza accusare, minimizzare o reagire in modo impulsivo. Perché il rischio, spiegano gli specialisti, è chiudere ancora di più una porta già socchiusa. La vera sfida non è intercettare la ricerca. È saper intervenire in tempo e aiutare.

Gli adolescenti non cercano più solo su Google o tra gli hashtag. Sempre più spesso parlano con chatbot e sistemi di intelligenza artificiale, usandoli come confidenti digitali. Meta ha annunciato che sta lavorando per estendere il sistema di notifiche anche alle interazioni con le proprie AI entro la fine dell'anno.Un terreno ancora più complesso, dove il confine tra confidenza e monitoraggio si fa sottilissimo.

La domanda resta: questa è protezione o sorveglianza?

 In un'epoca in cui i ragazzi rivendicano spazi di autonomia digitale, l'idea di un genitore avvisato in tempo reale può sembrare invasiva. Eppure, quando si parla di autolesionismo e suicidio, il principio di precauzione pesa più della retorica sulla privacy. Ma la vera partita non si gioca nell'algoritmo, ma a casa davanti a una domanda fatta con la voce giusta: "Vuoi parlarne?". Instagram può mandare l'allarme. Ma il dialogo, quello, resta analogico.

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