la ricorrenza

"Tempi Moderni" compie 90 anni, il cult di Charlie Chaplin più attuale che mai

Il lungometraggio della star del muto a metà fra commedia e critica sociale

06 Feb 2026 - 07:12
 © Getty

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Il 5 febbraio 1936 approda sul grande schermo del Rivoli Theatre di New York "Tempi Moderni", il secondo film di Charlie Chaplin dopo l'avvento del cinema sonoro. E' anche l'ultima apparizione del personaggio del Vagabondo, icona che Chaplin aveva introdotto nella sua produzione dal 1914. A novant'anni dalla sua uscita, il lungometraggio della star del muto si riconferma di grande attualità per i temi trattati: dalla frenesia imposta dalla routine lavorativa alla pulsione dell'essere umano verso la spensieratezza e la libertà. 

Tempi moderni ma difficili

Da grande osservatore del mondo che lo circondava, Chaplin riuscì a portare al cinema una storia della sua contemporaneità in maniera straordinaria. Il suo obiettivo era rendere lo storico personaggio del Vagabondo una figura di critica sociale. L'ispirazione per "Tempi Moderni" nasce dal contesto della Grande Depressione: l'attore, in viaggio per promuovere "Luci della Città", osservò le condizioni di miseria in cui si trovava l'Europa ed ebbe conversazioni con intellettuali, artisti e leader, tra cui il Mahatma Gandhi. Con quest'ultimo parlò dell'industrializzazione che stava dilagando in India, fra tecnologia moderna e capitalismo. Negli Stati Uniti, due erano le risposte a questa crisi: industrializzazione e disumanizzazione del lavoro.

Di cosa parla il film

 La vicenda segue Charlot, un operaio che lavora in fabbrica, dove trascorre le sue giornate stringendo i bulloni degli ingranaggi di una catena di montaggio. Il direttore dell'azienda osserva l'operato dei dipendenti, intimando il caporeparto di velocizzare la produzione. I ritmi stancanti del lavoro portano Charlot verso un crollo psico-fisico e viene ricoverato in una clinica. Dimesso, si trova al centro di una mobilitazione operaia. Qui viene arrestato e poi rimesso in libertà. Entra in scena una ragazza, interpretata da Paulette Goddard (allora compagna di Chaplin), della quale si innamora perdutamente. 

Un film sempreverde

 Sorprende la lungimiranza di Chaplin nel portare sul grande schermo una storia che si mostra di grande attualità: la vita di Charlot, protagonista della vicenda, che corre veloce, scandita dall'incessante ritmo degli ingranaggi e della catena di montaggio. Simpatica e al tempo stesso geniale la macchina che permette al dipendente di mangiare mentre lavora, per non interrompere il flusso della produttività. I dialoghi sono ridotti al minimo e la voce di Chaplin si sente solo durante la performance musicale di "Je cherche après Titine". Dramma e commedia si incastrano perfettamente proprio come due ingranaggi di un macchinario, mettendo sotto i riflettori l'individuo che si ribella alla morsa del capitalismo. Proprio questa critica sociale ha esposto Charlie Chaplin a tentativi di boicottaggio e polemiche, senza, però, far cadere nel dimenticatoio un film che, anche oggi, parla per immagini.

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