LA CONFESSIONE

Sylvester Stallone, il lato oscuro del fisico di Rocky e Rambo: "Bulimico e ossessionato"

L'attore ha anche ammesso di aver usato degli anabolizzanti, perché sarebbe stato impossibile ottenere il fisico richiesto solo con metodi naturali

30 Set 2026 - 14:33
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Per anni Sylvester Stallone ha costruito il proprio corpo come parte integrante dei personaggi che interpretava, fino a trasformare l'allenamento e l'alimentazione in un'ossessione. A 80 anni, l'attore ripercorre quel periodo raccontando anche le conseguenze che ha dovuto affrontare. In un'intervista al New York Times, in occasione dell'uscita delle sue memorie "The Steps", Stallone parla di bulimia, steroidi, farmaci, attacchi d'ansia e numerosi interventi chirurgici.

Il fisico come parte dei personaggi

 La trasformazione fisica era iniziata con Rocky e Rambo. Stallone spiega che per lui la muscolatura rappresentava una vera e propria "armatura". Rocky, inizialmente, doveva avere l'aspetto di una persona comune, ma con i sequel il personaggio era diventato progressivamente più attento alla propria immagine.

Per Rambo, invece, l'attore voleva ottenere un fisico completamente diverso. Il personaggio era un guerriero e richiedeva un aspetto più "animalesco". Stallone aveva scelto di ispirarsi a un felino, immaginando il corpo di un giaguaro o di un gatto anziché quello massiccio associato ad Arnold Schwarzenegger. L'obiettivo era ottenere una struttura "più selvaggia, aggressiva, molto agile e atletica".

L'ossessione durante Rocky III

 La ricerca di quel risultato fisico finì, però, per trasformarsi in qualcosa di molto più problematico. "Poi è diventata un'ossessione. Davvero brutta", racconta Stallone, spiegando che a un certo punto aveva sviluppato la bulimia. Durante la lavorazione di "Rocky III" era arrivato a portare la propria percentuale di massa grassa al 2,6%. Anche il rapporto con il cibo era diventato difficile. "Non riuscivo a tenere giù niente. O meglio, non volevo farlo", ricorda l'attore, descrivendo quella fase come una forma di culto ossessivo del proprio corpo e della propria condizione fisica.

Quando gli viene chiesto dell'utilizzo degli anabolizzanti, Stallone risponde senza esitazioni: "Certo che devi usare gli steroidi". L'attore racconta di averli assunti periodicamente seguendo cicli di circa sei settimane, alternati a sei settimane di pausa, precisando che anche questa pratica ha avuto conseguenze pesanti sul suo organismo. Stallone ritiene che con un metodo esclusivamente naturale non sia possibile raggiungere determinati risultati, "a meno che tu non sia uno scherzo della natura". Guardando indietro, considera quindi il prezzo pagato estremamente alto: "Un costo terribile, emotivo e fisico".

Le conseguenze sulla salute

 Un punto di svolta sarebbe arrivato con "Cop Land", il film diretto da James Mangold nel 1997 nel quale Stallone interpretava uno sceriffo in sovrappeso e sordo da un orecchio. A quel punto, però, il suo corpo aveva già subito conseguenze importanti. L'attore ammette di averlo sottoposto a uno stress eccessivo e racconta di aver dovuto affrontare nove operazioni alla schiena, due interventi alle spalle e tre fusioni cervicali. Per descrivere le condizioni in cui si trova oggi utilizza un'immagine particolarmente diretta: "Sto insieme col fil di ferro".

Stallone spiega inoltre di dover assumere ogni giorno "un sacco di pillole per andare avanti". A 80 anni si considera, comunque, ancora "abbastanza in forma" e continua a voler mantenere il proprio fisico allenato. "Ho abusato del mio corpo", ammette, ricordando anche la sua abitudine a eseguire personalmente molte delle acrobazie durante le riprese.

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Gli attacchi d'ansia

 Nel libro e nell'intervista Stallone racconta anche un altro aspetto della propria esperienza: gli attacchi d'ansia. Il primo episodio intenso risale a quando aveva 36 anni, mentre stava guardando alcune immagini non montate di un film. L'attore ricorda di essersi alzato improvvisamente, di aver sentito i peli sul collo rizzarsi e una forte sensazione di calore. In quel momento era convinto di stare morendo. Episodi simili si sarebbero poi ripetuti più volte, prima di scomparire per circa cinque anni.

L'ansia sarebbe tornata anche negli anni successivi, persino in occasione delle apparizioni televisive. Stallone racconta con ironia che a volte gli capitava di avere un attacco proprio poco prima di andare al "Today Show", quando ormai era troppo tardi per prendere uno Xanax e non gli restava che cercare di resistere aggrappandosi a una sedia. Con il passare del tempo il problema non è scomparso completamente. L'attore racconta di aver continuato a sentire il bisogno di allontanarsi dagli ambienti particolarmente affollati.

Il rimpianto per le acrobazie

 Ripensando alla propria carriera, Stallone individua soprattutto una cosa che avrebbe voluto fare diversamente: lasciare ad altri le scene più rischiose. "Direi: lascia che sia qualcun altro a portare la bandiera, non fare tu le acrobazie", racconta. L'attore riconosce di essersi fatto male ripetutamente senza comprendere sempre la ragione di quelle conseguenze. "Ero davvero molto masochista", conclude ridendo, riferendosi alla sua tendenza a sottoporre il corpo a sforzi estremi.

Le memorie dall'infanzia alla fama

 "The Steps" non racconta soltanto gli anni della celebrità e delle trasformazioni fisiche. Il libro ripercorre infatti la vita di Stallone fin dall'infanzia, compreso il problema che gli ha segnato il modo di parlare. L'attore racconta che da bambino pronunciava le parole in modo poco chiaro e tendeva a "mormorare". La difficoltà era legata alle conseguenze del parto: durante la nascita i medici avevano utilizzato il forcipe, provocando una parziale paralisi del volto.

Il filo conduttore delle memorie, secondo Stallone, è però la perseveranza. La vita, spiega, è fatta di continui passaggi tra momenti positivi e periodi difficili e quando ci si trova "a valle" bisogna ricordare che quella fase non durerà per sempre. La sua conclusione è semplice: continuare ad andare avanti, perché non esiste un'altra possibilità.

L'amore arrivato più tardi

 A 80 anni Stallone riflette anche sulla propria vita sentimentale e sul rapporto con Jennifer Flavin, sua moglie da quasi trent'anni, che definisce "la più grande donna di sempre". L'attore racconta di aver compreso soltanto molto tardi cosa significasse per lui l'amore autentico. "Non ho letteralmente capito il vero, autentico amore fino a quando non ho compiuto 70 anni", confessa. Secondo Stallone, arrivare a provare un sentimento caratterizzato da un abbandono totale e dalla disponibilità a rischiare tutto per un'altra persona è stata una conquista tardiva della sua vita. E proprio per questo considera un peccato aver impiegato così tanto tempo per comprenderlo.

Il messaggio contro la solitudine

 Guardando alla propria esistenza, Stallone lega infine la vecchiaia non soltanto alla necessità di prendersi cura del corpo, ma anche all'importanza di non isolarsi. "Non sei mai troppo vecchio per essere innamorato, mai troppo vecchio per ballare con i grandi ricordi che hai avuto e per non sguazzare nella palude peggiore di tutte, che è la palude della solitudine", ha detto. Per l'attore, infatti, lasciarsi sprofondare nella solitudine equivale a una sorta di "sepoltura prematura".

Sylvester Stallone e Jennifer Flavin al capolinea

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