Pazzi per Bridget Jones: ecco i luoghi dei suoi film in Gran Bretagna
© Istockphoto | Snowshill
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Nel corso di una reunion del cast al Tribeca Film Festival, in occasione dei 25 anni del film, l'attrice ha parlato dell'influenza di uno dei suoi ruoli iconici sul genere delle commedie romantiche e non solo
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L'attrice premio Oscar Renée Zellweger, 57 anni, è tornata a riflettere sull'impatto culturale di Bridget Jones, sottolineando come il personaggio abbia contribuito a modificare la percezione delle protagoniste femminili nelle commedie romantiche. Nel corso di una reunion del cast al Tribeca Film Festival, in occasione dei 25 anni di "Il diario di Bridget Jones", la star ha raccontato quanto l'attenzione ricevuta dal ruolo fosse legata soprattutto alla sua "normalità".
Secondo Zellweger, Bridget Jones ha attirato tanta attenzione perché rappresentava qualcosa di distante dagli standard estetici tipici del genere. Le eroine delle commedie romantiche, ha spiegato, erano spesso costruite su un ideale di perfezione estetica molto preciso, mentre Bridget si muoveva in una direzione completamente diversa.
Il personaggio, ha ricordato l'attrice, viveva in modo spontaneo e imperfetto: mangiava con piacere, beveva Chardonnay, non seguiva routine di allenamento costanti e, nonostante questo, riusciva comunque a essere amata e desiderata. Anzi, proprio questa autenticità la rendeva, secondo Zellweger, ancora più affascinante.
L'interprete ha raccontato anche quanto sia stato liberatorio dare vita a una figura così lontana dai canoni patinati del cinema. Bridget poteva mostrarsi fragile, emotiva e imperfetta senza che nulla venisse corretto o "ripulito" in scena.
Zellweger ha ricordato con particolare piacere la possibilità di piangere senza preoccuparsi del trucco, con mascara sbavato, capelli spettinati e tutte quelle imperfezioni che nella realtà fanno parte delle emozioni autentiche. Per lei, proprio questa libertà ha reso l'esperienza una delle più significative della sua carriera.
Nel corso degli anni, l'attrice è stata spesso al centro dell'attenzione anche per le trasformazioni fisiche legate al ruolo, in particolare nei primi due capitoli della saga. In seguito ha scelto di non seguire lo stesso approccio per il film del 2016, "Bridget Jones's Baby", pur tornando ancora una volta nei panni del personaggio anche nel capitolo successivo della saga.
La scrittrice Helen Fielding, creatrice della saga, ha più volte difeso la natura del personaggio, nato inizialmente come una forma di diario ironico sulle insicurezze femminili. L'autrice ha spiegato che Bridget è stata spesso fraintesa da chi non ha colto la componente satirica del racconto.
Secondo Fielding, la capacità di ridere delle proprie imperfezioni è parte fondamentale del messaggio: si tratta di una forma di consapevolezza, non di un punto debole. Anche il tema dell'immagine corporea, ha aggiunto, era già centrale negli anni Novanta e continua a esserlo ancora oggi, segno della forte identificazione del pubblico con la protagonista.
La saga di Bridget Jones nasce anche da una chiara ispirazione letteraria: il romanzo di Fielding rielabora liberamente "Orgoglio e Pregiudizio" di Jane Austen. Non a caso, il personaggio di Mark Darcy richiama direttamente Mr. Darcy, mentre il luogo di lavoro di Bridget, Pemberley Press, è un evidente omaggio alla residenza Pemberley del romanzo originale.
Prima di diventare un libro, la storia era apparsa come rubrica giornalistica negli anni Novanta, per poi essere pubblicata in forma romanzata nel 1996. Anche il passaggio al cinema ha visto una forte continuità creativa, con la sceneggiatura del primo film firmata da Andrew Davies, già autore dell'adattamento televisivo del classico austeniano del 1995.
La scelta del volto di Bridget non fu immediata: tra le attrici considerate figuravano Toni Collette, che rinunciò per impegni teatrali a Broadway, e Kate Winslet, anch'essa valutata per il ruolo. Alla fine la parte fu affidata a Renée Zellweger, che si trasferì per mesi in Inghilterra per perfezionare l'accento e immergersi nel contesto lavorativo del personaggio. Durante le riprese, l'attrice mantenne una pronuncia inglese anche fuori dal set, rivelando il suo vero accento soltanto al termine delle lavorazioni, durante la festa di chiusura alla presenza di Hugh Grant.
Alcuni elementi della saga sono diventati veri e propri cult anche grazie a scelte spontanee sul set. La celebre scena di combattimento tra i personaggi interpretati da Hugh Grant e Colin Firth non fu infatti coreografata nei dettagli, contribuendo a darle un tono più realistico e imprevedibile.
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Nelle pagine dei libri, le amiche di Bridget frequentano il Café Rouge, catena che ha avuto una diffusione reale anche nei circuiti cinematografici associati al film. Inoltre, la trilogia cinematografica è stata diretta interamente da registe donne, con Sharon Maguire e Beeban Kidron alla guida dei diversi capitoli.
Un ultimo dettaglio curioso riguarda l'impatto culturale del film sul mondo del vino: lo Chardonnay, dopo l'uscita del primo capitolo, ha vissuto un calo di popolarità legato proprio alla rappresentazione ironica del personaggio. Come osservato dall'esperto di vini Oz Clarke, la percezione del vino cambiò radicalmente dopo Bridget Jones, passando da status symbol a bevanda "demistificata" dalla cultura pop.