Who wants to live forever?

Queen, 40 anni fa con l'ultimo concerto moriva un certo modo di fare rock

Il 9 agosto 1986, a Knebworth, centoventimila persone assisterono senza saperlo all'ultimo live della band inglese nella sua formazione ufficiale. Fu l'ultima volta in cui Freddie Mercury cantò su un palco, segnando un momento storico per il rock e per la musica dal vivo (che da allora non sarebbe più stata la stessa)

di Manuel Santangelo
09 Ago 2026 - 12:43
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 © ansa

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Il 9 agosto 1986 i Queen non sembravano una band sull'orlo dello scioglimento. Freddie Mercury appariva in perfetta forma e nessuno, nemmeno lui, avrebbe mai immaginato che quel concerto sarebbe stato per lui l'ultimo. L'aria che si respirava non era quello dell'ultimo atto della piece, quanto piuttosto quella di una festa collettiva. D'altra parte come ricorda Lytton Cobbold, l'uomo che oggi possiede la tenuta su cui si tenne quello storico live, la band inglese aveva  "molto da festeggiare" quel giorno a Knebworth House, nell'Hertfordshire.

They are the champions

  Il Magic Tour, organizzato per promuovere e accompagnare l'uscita dell'album Kind of Magic, era stato molto più che un successo e in quell'estate del 1986 i Queen sembravano a tutti una macchina inarrestabile. Dopo la memorabile esibizione al Live Aid l'anno prima tutti volevano un pezzo di quel sogno. Don’t Stop Me Now non era una hit, era una dichiarazione d'intenti. Il promoter Harvey Goldsmith venne sommerso di richieste per i due concerti che il gruppo avrebbe tenuto allo stadio di Wembley, al punto da dover aggiungere altre due date da 35mila posti a Newcastle e Manchester come valvola di sfogo. Un tentativo che, da solo, non bastò tuttavia a saziare la fame dei fan: "Sono andati esauriti in sole due ore", raccontò all'epoca Goldsmith: "Così abbiamo aggiunto un grande spettacolo alla fine del Magic Tour al Knebworth Park. Lì abbiamo una capienza di 120mila persone e il primo giorno di vendita dei biglietti ne abbiamo venduti 30.000. Sembra che abbiano un mercato infinito." Il boom era tale che i nostri arrivarono a prendersi il lusso di non esibirsi Oltreoceano, in parte anche per ripicca verso la scelta di MTV America di censurare il videoclip di I Want To Break Free.

Una grande band europea

  I fan del Nuovo Continente furono così costretti a perdersi il mirabolante quattordicesimo tour dei Queen. Quest'ultimo si limitò all'Europa partendo da Stoccolma e arrivando 25 concerti dopo al Knebworth Park. Un luogo non banale per la musica inglese, pur non essendo né uno stadio né una città.  Si tratta piuttosto di un parco, una tenuta nell’Hertfordshire che proprio per la sua natura di spazio aperto, quasi neutro, è diventato nel tempo il teatro perfetto per qualunque tipo di concerto. Knebworth si può considerare in estrema sintesi una grande tela su cui ogni artista può dipingere la sua opera, un grande spazio da riempire di parole e musica. 

One Vision, i Queen

 Quel giorno di agosto tale immensa distesa verde iniziò a riempirsi già alle nove del mattino. Quando sembrava che la folla si fosse placata ecco che arrivava un altro fan, "Another One Bites the Dust", verrebbe da dire. Poi nel pomeriggio toccò al semi-sconosciuto Belouis Some scaldare il pubblico anche se la sua performance, tutt'altro che indimenticabile, venne accolta dagli spettatori con un copioso lancio di bottiglie. Probabilmente non aveva aiutato a creare la giusta atmosfera la scelta del cantante inglese di lanciarsi nell'esecuzione di uno dei suoi brani più celebri, infelicemente intitolato Target Practice ("tiro al bersaglio"). La situazione migliorò quando si avvicendarono a Belouis Some prima i Big Country (trainati da un pezzo in heavy rotation su MTV) e poi gli Status Quo. Ma quelle 120mila persone erano comunque lì per altro. Erano lì per i Queen. E quando Freddie Mercury e soci calcarono il palco iniziando a suonare One Vision fu subito chiaro che tanta attesa sarebbe stata alla fine ben ripagata.

L'ultimo grande concerto rock

  L'ultimo concerto dei Queen rappresentò soprattutto il canto del cigno per una certa maniera di vivere la dimensione del live. Oggi fa quasi ridere pensare che "l'unica testimonianza che abbiamo dello spettacolo è un breve filmato di repertorio dell'inizio e poi una registrazione pirata davvero bizzarra, fatta da un olandese con la sua piccola videocamera amatoriale, di uno schermo in fondo alla platea." Il ricordo di Cobbold sembra venire da un'epoca lontanissima, in cui nessuno pensava minimamente di registrare una performance per tramandarla ai posteri. In un'era pre-social tutti erano lì per godersi il momento, senza preoccuparsi di trovare un device perfetto per immortalare quello che stavano vivendo. Alla gente importava soprattutto della musica e non a caso in molti si lamentarono per quelle canzoni raccolte nel doppio LP Live Magic, che vennero montate male e di fretta per diventare il regalo perfetto a Natale dell’86. 

Di quel concerto paradossalmente abbiamo più video del backstage, del pre-show.  Il documentario del 1987 Magic Years per esempio mostra un elicottero con le insegne del gruppo sorvolare il Tamigi e la leggendaria Battersea Power Station, per poi atterrare nei pressi della spianata dove si erano già radunate almeno 120mila persone. Quando il velivolo tocca terra, due groupie sono già asserragliate davanti al portellone dal quale sarebbero uscite le star. Sembra una scena tratta da Quasi Famosi o dal finto documentario sugli Spinal Tap, uno di quei film che raccontano un rock tutto sfarzi ed eccessi che ormai non esiste più.  Anche per questo forse Knebworth non è solo l’ultimo concerto dei Queen. È una perfetta sintesi di un mondo che oggi non esiste più, in cui il concerto era rito collettivo e la star sembrava creare un rapporto diretto col suo pubblico per almeno due ore. Altro che biglietti "only listening". Chi quel giorno cantava con Freddie Mercury si sentiva davvero parte dello show in un modo che oggi appare impossibile.

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Freddie se lo sentiva

  Non è un caso che uno dei momenti più ricordati della serata sia ancora oggi quello in cui Mercury si trovò a improvvisare vocalmente, coinvolgendo il pubblico. Quel momento non rappresentava un esercizio di stile fino a se stesso.  Era piuttosto un modo di interagire con i fan, dirigendololi nello stesso modo in cui un maestro di coro dirige i suoi ragazzi. Nessuno osservando quella performance avrebbe pensato che quella sarebbe stata l'ultima occasione per osservare il frontman dei Queen su un parco. Nemmeno lo stesso Freddie d'altronde era ufficialmente a conoscenza della sua sieropositività, che sarebbe stata scoperta solo l'anno dopo.

God save the Queen, forever

 Eppure, scavando tra le interviste di quel periodo, si ha come la sensazione che Mercury quantomeno sospettasse qualcosa. Durante un’intervista a  Budapest, appena due settimane prima di Knebworth, disse a un giornalista locale che sarebbe tornato a suonare al Népstadion della città  solo "se fosse stato ancora vivo". Quantomeno una dimostrazione di discreto humor nero, cui seguì un'altra battuta sibillina riportata col senno di poi dal chitarrista Brian May: "John Deacon e Freddie stavano avendo un piccolo disaccordo. E Freddie disse: 'Beh, non sarò sempre qui a fare questo...'". Va detto tuttavia che in ogni caso il cantante non aspirava a una carriera lunghissima, da rockstar della terza età. Lo aveva detto chiaro e tondo lui stesso: "So che arriverà un momento in cui non potrò più correre sul palco perché sarebbe ridicolo". E forse quella spettacolare uscita di scena, per quanto non preventivata, resta la migliore per una band come i Queen a ripensarci oggi.  Il batterista Roger Taylor afferma spesso che Knebworth fu un evento maestoso, capace di "far sembrare Ben Hur un cartone animato dei Muppet". Non poteva esserci probabilmente commiato migliore dal suo pubblico per Mercury, che si esibì anche in ballate che oggi suonano profetiche (come la celebre Who Wants to Live Forever). Il leader dei Queen sarebbe effettivamente passato a miglior vita solo cinque anni dopo, a seguito di una polmonite bronchiale, conseguenza diretta dell'AIDS. La sua esibizione di fronte a 120mila persone a Knebworth si chiuse con un ringraziamento che allora apparve quasi standard ma che oggi si riempie anch'essa di nuovi significati: "Siete stati un pubblico straordinario e davvero speciale, grazie mille. Buonanotte, vi vogliamo bene", disse Freddie prima di ritirarsi nei camerini sulle note dell'inno God Save the Queen. Nessuno sarebbe riuscito a salvare il corpo di Mercury, ora lo sappiamo, ma il suo ricordo rimane custodito non solo dai cuori di quei più di 120mila spettatori. Non sappiamo se davvero il nostro volesse vivere per sempre ma, per fortuna, quello sembra proprio il suo destino.

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