L'intervista

Alberto Fortis si racconta: "Dal primo album al mito dei Beatles, la mia vita è un viaggio nomade" | L'aneddoto su Bob Dylan che gli svelò il segreto delle canzoni

A dodici anni dall'ultimo lavoro esce "Sentimental City", un disco intimo e pop rock nato per "portare positività nei momenti oscuri". Il cantautore ripercorre gli amarcord di una vita straordinaria e l'incontro con alcune leggende della musica

di Jessica Anostini
22 Ott 2026 - 07:00
 © Gabriella Gargioni

© Gabriella Gargioni

Diciamola tutta. In questi dodici anni la sua attività artistica non si è mai fermata. Singoli, live, collaborazioni hanno continuato a costellare una già ricchissima carriera musicale. Era arrivato però il momento di creare, da quella tavolozza di colori, quello che lui stesso definisce "un arcobaleno". Di suoni certo, ma soprattutto di sentimenti. 

Non a caso il nuovo album di Alberto Fortis, uscito il 18 ottobre, si chiama "Sentimental City". Otto brani dalle sonorità tipiche - quel pop rock sofisticato con la giusta commistione beat di chiara ispirazione britannica che lo ha sempre contraddistinto – in cui il cantautore torna a confrontarsi con alcuni dei temi più ricorrenti della sua discografia: l'amore e la sua dimensione più intima, il tempo, la distanza, il ricordo e il desiderio di lasciare una traccia. Non solo, questo ultimo lavoro discografico è anche il frutto della collaborazione con diversi produttori - Simone Bertoletti, Franco Cristaldi, Moni Ovadia, Luca Stocco solo per citarne alcuni - che hanno concorso a creare quella che lo stesso Fortis definisce "una scommessa per mettere a fuoco tutte le esperienze fatte negli anni". 

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Il nuovo album di Alberto Fortis

  "Perché è arrivato ora? Perché oggi siamo testimoni di un'epoca costellata di contraddizioni, di scenari di guerra", spiega l’artista. "Però l'arte, nei momenti oscuri, ha sempre portato una brezza di positività mantenendo alto il valore del sentimento, dell'amore e della dignità. Questa è la mia testimonianza". 

Amore e osservazione della contemporaneità in questo nuovo lavoro discografico si incontrano in tutti i brani, in una dimensione sospesa tra realtà e immaginazione. A introdurre il nuovo capitolo è "Shopping con Alanis", sì "proprio quella Alanis Morissette che ho conosciuto personalmente", racconta Fortis. In questo brano lo shopping center, luogo simbolo della società dei consumi, diventa il teatro di un racconto vivace e surreale, nel quale l'atto del comprare e quello del desiderare si intrecciano con il bisogno di ritrovare un rapporto più autentico con la natura e con le persone. 

Mentre parla del suo ultimo lavoro così come della sua carriera Alberto Fortis è un continuo salto nel passato: gli piace ricordare persone e momenti vissuti, ma continua a cogliere il valore della contemporaneità, delle novità, dei nuovi strumenti per comunicare. 
 

Cosa ne pensi dei social? 
"Penso che siano uno strumento positivo, con delle potenzialità. Certamente poi tutto dipende da come vengono utilizzati, anche in campo musicale. A ogni modo se oggi gli artisti che ci piacciono sono sui social allora "nutriamoli" seguendoli lì, dove loro comunicano". 
 

E degli artisti emergenti? 
"Una volta iniziare era più difficile, per emergere musicalmente dovevi seguire delle tappe "obbligate" e non mancavano le porte sbattute in faccia. Oggi grazie a nuovi "canali" è più semplice ma vedo molta più concorrenza e anche tanto poco spessore. Lo dico sempre a chi si approccia alla musica: "la prima cosa che bisogna capire è se realmente si vuole fare questo mestiere", se è quella la strada allora non bisogna mortificarsi per le porte in faccia, ma andare avanti, riprovare, migliorarsi". 
 

E tu quando hai capito che era la tua strada? 
"Penso a cinque anni, quando ho chiesto in regalo la mia prima batteria. Da quel momento non mi sono più fermato. A 13 già suonavo in una piccola band... Ma non è stato un percorso lineare. Dopo gli studi classici mi sono iscritto a medicina (mio padre e mio zio erano medici), mi interessava molto la mente. Però mi piaceva di più l'afflato artistico e alla fine ha prevalso su tutto il resto". 
È quello in momento in cui Fortis cerca di introdursi nel mondo musicale. "Non è stato facile", ricorda, "ma piano piano, dopo delusioni e difficoltà, è arrivato "Alberto Fortis", il primo album", con la collaborazione della Premiata Forneria Marconi e che è stato inserito dalla rivista Rolling Stone nella classifica dei migliori 100 dischi italiani della storia. "Per me ufficialmente la conferma che era quella la strada che volevo seguire". 
Era il 1979. 

Le collaborazioni

  Gli amarcord di Alberto Fortis si fanno così più intensi, ricchi di personaggi, di sfumature, di momenti da ricordare. D'altronde non è certo un segreto che l’artista a partire proprio dalla fine degli anni ‘70 abbia collaborato con artisti di fama internazionale, tra cui il produttore dei Beatles George Martin, Carlos Alomar (storico chitarrista e direttore musicale di David Bowie), la London Philharmonic Orchestra. E poi le collaborazioni "in casa" con artisti come Franco Califano, Roberto Vecchioni, Biagio Antonacci e la già menzionata PFM, solo per citarne alcuni. Senza dimenticare che ha aperto i concerti di due grandissimi della musica, James Brown e Bob Dylan. 
Per ognuno di loro ha un ricordo, un aneddoto... 
"Nel '79 poco prima di salire sul palco per aprire il concerto di James Brown a Modena ero terrorizzato al pensiero che il pubblico mi lanciasse di tutto sul palco (ai tempi i fan non erano molto clemente con le band di apertura...). E invece ricordo con piacere che sul palco mentre cantavo mi arrivarono solo le mutandine delle ragazze delle prime file...”. 
"Quando ho aperto il concerto di Bob Dylan era già il 1992, vivevo a Los Angeles. Quel tipo di preoccupazioni erano passate. Il ricordo più bello? Una frase che mi disse: "Ogni tanto abbiamo le antenne alte per cantare qualcosa che c'è già scritto nell’aria". Per me fu uno "sliding doors" pazzesco e mi riportò dritto al 1979 quando a 19 anni scrissi "Il Duomo di Notte" una canzone che mi è arrivata così, da sola, come già scritta". 

L'incontro con i componenti dei Beatles

  I ricordi riaffiorano con naturalezza. Intensi quelli sui componenti dei Beatles: "Li ho conosciuti tutti ma non il grande John". 

L’incontro nei primi anni '80 quando Fortis volò a Londra per registrare negli storici Abbey Road Studios (proprio nella Sala 2 dei Fab Four) il suo album "Fragole Infinite", prodotto e arrangiato da George Martin, produttore discografico di tutti i successi dei Beatles. Fu proprio Martin a far conoscere a Fortis Paul McCartney. 
"George me lo ha presentato durante una pausa dalla registrazione. Eravamo nella mensa degli Studios e Paul è arrivato con Linda e la figlia Stella. Una stretta di mano e una chiacchierata emozionanti". Nelle tante interviste passate Fortis ha sempre raccontato di essere rimasto profondamente colpito dalla totale spontaneità di Paul McCartney, rimasto "il ragazzo di Liverpool" nonostante la sua fama a livello mondiale.  

Nel nuovo album Fortis torna a ricordare il suo legame indelebile con quel periodo, specialmente in "Un giorno a Liverpool", brano in cui guarda al passato attraverso una città diventata simbolo di esperienze, incontri e sogni capaci di sopravvivere agli anni. Ancora oggi si definisce "un artista nomade", eclettico, visionario, un'anima libera. Ha vissuto lunghi periodi all'estero, ma ha sempre mantenuto radici profonde con la sua terra natia, Domodossola, che definisce tuttora il suo "acceleratore di creatività". Ma anche con Cureggio, nel Novarese, paese d'origine di sua madre, teatro poche settimane fa di un concerto evento gratuito che lui stesso ha definito "un ritorno a casa". 

Il potere dell'immaginazione

 A guidare i suoi progetti e anche l'ultimo album "Sentimental City", resta sempre l'immaginazione. "Immaginare è l'essenza, va anche al di là dell'arte. Non importa l'età, non importa il Paese dove vivi, non importa nemmeno la tua estrazione sociale. Abbiamo la possibilità di immaginare e di non rassegnarci: è tutto quel che conta per creare un futuro migliore". 

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