Quando l'onorevole Gino Paoli provò a cambiare le regole della musica e a dare risposte ai giovani
Il cantautore entrò in Parlamento con il Partito Comunista nel 1987 e presentò tre disegni leggi
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Quando Gino Paoli arriva alla Camera dei deputati nel 1987, l’Italia vive una stagione politica affollata e vivace. L’affluenza alle elezioni politiche supera l’88% e tra i candidati compaiono nomi insoliti: dal regista Giorgio Strehler al calciatore Gianni Rivera, fino a Gerry Scotti e Paolo Villaggio. Tra i Radicali spiccano Domenico Modugno e Ilona Staller. Paoli viene eletto con il Partito Comunista Italiano, poi passa al gruppo Indipendente di Sinistra. È la sua unica legislatura.
Un’esperienza difficile
Il giudizio su quegli anni è netto. Paoli parlerà della politica come di "un errore", spiegando: "non sono adatto" perché "vuole il compromesso, la mediazione, invece io sono uno molto diretto. Non riuscii a fare niente, ma ho imparato tanto". Un’esperienza breve, ma che lascia tracce nel suo modo di leggere la società.
Difesa della musica
Nel 1988 firma una proposta di legge sulla valorizzazione della musica leggera italiana. Denuncia una debolezza strutturale del settore: "La latitanza legislativa ha provocato un isolamento e una mortificazione della musica extracolta italiana che l'ha resa non competitiva con la musica anglo-americana". E ancora: "viene ogni giorno preferita la musica proveniente dall'estero", costringendo "i nostri artisti, per non soccombere, ad imitare forme musicali completamente estranee alla propria tradizione musicale". Tra le misure previste: agevolazioni fiscali e una maggiore tutela del diritto d’autore.
Giovani e solitudine
Nel 1989 il focus si sposta sui giovani. Paoli propone incentivi per attività artistiche e culturali, con investimenti pubblici e spazi gestiti da under 30. Nel testo emerge una riflessione che resta attuale: la mancanza di opportunità genera "situazioni di grave solitudine esistenziale", terreno fertile per il disagio sociale. Un tema che, a distanza di decenni, continua a risuonare nel dibattito pubblico.
L'ultimo disegno legge
Due anni dopo arriva una terza proposta: costruire strutture per concerti e spettacoli nei comuni più grandi. L’obiettivo è sostenere la musica dal vivo e creare luoghi adeguati per la cultura popolare. Anche in questo caso, però, il progetto non supera la prima lettura parlamentare. Come molte iniziative legislative dell’epoca, le tre proposte di Paoli non diventano legge. Restano però come testimonianza di un tentativo di portare in Parlamento temi culturali e sociali spesso trascurati.
