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Emis Killa: "Con Jake La Furia torniamo al vero rap, originale e pieno di personalità"  

Il rapper racconta a Tgcom24 il nuovo album "17 ricco di collaborazioni: da Salmo a Fabri Fibra, da Tedua a Lazza

"17" è un album dedicato ai figli, che sono nati tutti quel giorno, ma è soprattutto un lavoro corale in cui Emis Killa e Jake La Furia omaggiano il rap italiano. Lo fanno con i grandi come Fabri Fibra e Salmo e con le nuove leve come Tedua, Lazza e Massimo Pericolo. Un disco per niente scontato, dove la voglia di fare musica e in un certo modo vince su tutto. A Tgcom24 Emis Killa sintetizza così il nuovo lavoro: "Abbiamo cercato di fare un album che da una parte accontentasse tutti e dall'altra nessuno fino in fondo".  

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E' un ritorno in grande, con i 'vecchi' e i 'nuovi' del rap, è voluto?
Sì. Abbiamo cercato di fare un lavoro che da una parte accontentasse tutti e dall'altra nessuno fino in fondo. La gente si aspettava il singolo reggaeton, idem per i featuring, si aspettavano sicuramente le vecchie leve come Marracash e Gue Pequeno. Ma non volevamo essere così scontati chiamando solo quelli della nostra generazione. E' stato volutissimo chiamare Tedua e Massimo Pericolo, due ragazzi con cui non avevamo mai lavorato. Lazza è nuovo ma l'ho scoperto praticamente io. Abbiamo trovato il giusto equilibrio.

 

Come è nata la collaborazione con Fabri Fibra?
E' stato un mito. Ci mancava il ritornello, avevamo già le strofe di Salmo. L'abbiamo chiamato dicendogli che avevamo pochissimo tempo e il giorno dopo ci ha mandato il ritornello registrato.

 

Con Jake è la prima volta in un album...
E' un figata, è stato sempre il mio rapper preferito. Prima di diventare suo amico ero suo fan. Se un giorno mi avessero detto che avrei fatto un album con il mio rapper preferito mi sarei esaltato. Sono contento di averlo fatto rappare, si era un po' rotto di tutto e gli è tornata la voglia con questo disco.

 

Lui dice che quando ti ha conosciuto avevi una grande fame di arrivare, ce l'hai ancora?
Sì. Mi piace proprio il rap italiano, oggi quella fame la vivo in un'altra maniera, è normale che un po' svanisce la magia ma non mi sento meno competitivo. Se faccio musica da 15 anni un motivo ci sarà. Non porto quasi mai a termine le cose ma nella mia vita l'unica cosa che è durata tanto è proprio la musica.

 

 

Come si fa il vero rap come dite in "No Insta"?
Con le palle e soprattutto con l'originalità e la personalità. Per via della metrica e del ritmo si può dire qualsiasi cosa. E se hai questa possibilità e non la sfrutti è inutile fare il rap.

 

Un artista che ti affascina in Italia?
Tutti quelli che sono nel disco sicuramente. Uno che mi ha incuriosito subito è stato Achille Lauro. Con le sue immagini forti: zingari, divani zebrati... Sono stato uno dei primi a coinvolgerlo. A Roma aprì un mio concerto quando era sconosciuto.

 

Perché “17”?
E' nato molto prima del disco. Io e Jake abbiamo tre figli complessivamente e sono nati tutti il 17. E' per i nostri figli. Il 17 comunque mi porta bene, è un numero molto ricorrente nella mia vita.

 

Qual è il sogno di Emis Killa oggi?
Potrei dirti che vorrei suonare negli stadi ed essere un artista molto più popolare e seguito dal punto di vista live, però si fa tutto step by step, nei prossimi 3-4 anni mi piacerebbe fare un tour nei palazzetti.

 

A proposito di live, come hai vissuto questo periodo di lockdown?
Ho usato il lockdown per fare musica e ho colto l'occasione per imparare a cucinare. Ero un po' terrorizzato dal virus, sono sttao tra i primi a intuire la direzione che avremmo preso, adesso tutti cantano vittoria ma secondo me ci sarà un'altra ondata...

 

In questi mesi hai fatto delle riflessioni su te stesso?
Forse ho enfatizzato i fatti miei, arrivo da un periodo di cambiamenti generali, ho rotto con lo mio staff dopo 7 anni e mi sono separato dalla mamma di mia figlia dopo 9 anni di convivenza. Quando sono tornato a casa mia è arrivato il lockdown. Diciamo che è stato un anno impegnativo.

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