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Addio a Barry Mitchell, uno dei primi bassisti dei Queen | Lasciò la band perché "non vedeva potenziale"

Gli bastarono 13 date e un paio di linee melodiche per entrare nella storia della band. Un progetto che lasciò senza acredine per proseguire verso un'altra direzione musicale: era poco convinto di Freddie

22 Ago 2026 - 19:40
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A volte per imprimere il proprio segno in una storia lunga più di mezzo secolo bastano pochi mesi. Barry Mitchell è stato un membro dei Queen per appena tredici concerti. Lo stretto necessario per capire che quella band non c'entrava molto con lui e che sarebbe stato meglio mollare Freddie Mercury e soci per solcare altri mari musicali. Col senno di poi ne avrebbe riso lui stesso, raccontando nelle interviste che lui in quel progetto non ci aveva visto poi tutto quel "potenziale". Ma, nel giorno della sua morte, ridurlo solo a quella (decisamente sbagliata) previsione è un errore. Guardando quello che Mitchell ha prodotto prima e dopo quel breve intermezzo si comprende infatti come, semplicemente, lui non fosse la persona giusta al posto giusto: era un trequartista messo a fare il difensore, un giocatore che probabilmente decise di cambiare aria per tornare a fare quello che gli riusciva meglio.

"Non c'era potenziale"

 A comunicare la morte di Mitchell è stato l'archivista ufficiale del gruppo di Don't Stop Me Now Greg Brooks: "Ho ricevuto una notizia terribile. Barry Mitchell, che è stato bassista dei Queen nel 1970 circa, è morto", ha scritto Brooks nel suo post su Facebook, ricordando come il musicista fosse un'inesauribile fonte di aneddoti sugli inizi della band. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, infatti, il secondo bassista del collettivo inglese non ha mai voluto rinnegare il suo passato nei Queen, anzi. Si divertiva a presenziare nelle convention dei fan per raccontare quel rapido iato, sempre senza lasciare spazio ai rimpianti. D'altra parte la sua storia era diversa da quella di Pete Best, il primo batterista dei Beatles, che venne obbligato a lasciare bacchette e rullante a Ringo Starr: Mitchell se ne era andato per scelta sua, senza acrimonia. Semplicemente, come detto, "non vedeva potenziale" e trovava la musica dei primissimi Queen "poco interessante".

Meglio il punk

 Il grande errore di valutazione probabilmente Mitchell lo ha compiuto sul frontman della band. Anche se va detto che il "suo" Freddie Mercury non era certo ancora l'icona mondiale che avremmo imparato a conoscere tutti. "All'epoca consideravo Freddie l'anello debole del gruppo, ma era impossibile prevedere cosa sarebbe successo in seguito: ha sviluppato la propria voce, ha perfezionato la tecnica e sappiamo tutti com'è diventata la sua voce", ha raccontato il bassista in un'intervista a Rolling Stone. Che poi, quasi sicuramente, la sua avventura nei Queen sarebbe durata poco anche con un altro cantante. Quella musica barocca e ambiziosa mal si sposava infatti con il suo approccio ruvido e immediato. Mitchell avrebbe trovato la sua dimensione artistica più avanti in progetti diversi come i Tiger, una formazione oggi ritenuta fondamentale per lo sviluppo della scena proto-punk britannica.

Un cappello che non calzava

 Siamo abituati a pensare alle band simbolo del rock come a un blocco unico, ignorando spesso e volentieri come esistano delle tappe intermedie necessarie per arrivare alla formazione "titolare". Mitchell durò poco, appena il tempo di una manciata di concerti in Inghilterra, eppure lasciò ugualmente un suo segno nella storia dei Queen. Non si tratta di un modo di dire per una volta: leggenda vuole infatti che fu lui a suonare le linee di basso originali di Liar e Son and Daughter, due brani apparsi in seguito sui dischi ufficiali dei Queen. A eseguirli ci avrebbe pensato in quelle registrazioni John Deacon, il quarto e definitivo bassista del gruppo, arrivato dopo un altro intermezzo. In Son and Daughter la voce di Freddie Mercury chiedeva: "Ooh, non ti sei sentita sorpresa di scoprire che quel cappello non ti calzava?". Una domanda che forse avrebbe potuto girare a Mitchell, uno che aveva capito in fretta senza scioccarsi troppo che no, quel suono non gli calzava per niente a pennello.

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