Non solo Al Bano

Amanda Lear contro Miley Cyrus: "Mi ha copiata"

Secondo la cantante, un brano contenuto nel nuovo album della popstar sarebbe identico al suo "The Sphinx"

22 Set 2026 - 07:16
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Amanda Lear non ha usato giri di parole con Miley Cyrus. La cantante ha accusato di plagio la popstar dopo aver ascoltato "Redlights", brano contenuto nel nuovo album "Bass persuades". Secondo Lear, la sua canzone "The sphinx", pubblicata nel 1978, e quella di Miley sarebbero fin troppo simili. Sui social è esplosa la bufera: "Grazie, Miley, per aver copiato la mia canzone "The Sphinx". Ne sono lusingata". Inoltre, negli hasthtag del suo post, Lear ha definito Cyrus una "copycat", un'imitatrice.

L'accusa

 "È la stessa melodia, la stessa ritmica", ha detto la cantante in un'intervista al quotidiano francese Le Parisien. "O si raggiunge un accordo, o si procede per vie legali", ha aggiunto. Ha anche raccontato che anche il produttore e la casa discografica avrebbero confrontato i due brani in questione, parlando di "plagio totale". Per ora Miley e i suoi rappresentanti non hanno rilasciato dichiarazioni in merito. Nel frattempo, sul web le opinioni si dividono fra chi ritiene ci sia una somiglianza melodica e timbrica fra i due brani, chi sostiene il contrario e anche chi parla di semplici coincidenze stilistiche.

I casi storici di plagio

 Quello fra Miley Cyrus e Amanda Lear è solo uno dei tanti casi di accuse fra cantanti in materia di plagio. La più celebre rimane la disputa legale fra Al Bano e Michael Jackson. In quel frangente, il cantautore pugliese citò in giudizio il Re del pop sostenendo che "Will You Be There" riprendesse la melodia del suo brano "I cigni di Balaka". Una perizia confermò la somiglianza di alcune note, ma la causa si concluse anni dopo con una sentenza che stabilì che entrambi si erano ispirati a un vecchio brano del 1939 degli Ink Spots privo di copyright. Altro caso curioso è quello del brano "Blurred Lines" di Robin Thicke e Pharrell Williams. Gli eredi di Marvin Gaye fecero causa sostenendo che il brano del 2013 ricalcasse l'atmosfera e il "groove" di "Got to Give It Up" (1977). La sentenza storica del 2015 ha condannato Thicke e Williams a pagare oltre 5 milioni di dollari, creando un precedente basato sul "feeling" del brano e non solo sulla melodia.

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