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Troppi giovani che non sanno (e non vogliono) leggere? Non tra le ragazze

Le adolescenti sono le lettrici più accanite e forse non è un caso che dimostrino migliori competenze nella lettura, come certifica lʼOCSE

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Il futuro della lingua italiana è nelle mani delle donne. Anzi, delle ragazze. Lo dice l’Istat nel suo consueto rapporto di fine anno sulla produzione e la lettura di libri nel nostro Paese, analizzato dal sito Skuola.net. Un settore che – lato lettori – dopo un periodo di fasti sta tornando su livelli preoccupanti. Ma che, proprio nelle giovani donne, può trovare in prospettiva degli alleati affidabili. Nel corso del 2018, infatti, oltre il 60% delle adolescenti (tra gli 11 e i 19 anni) ha letto almeno un libro per diletto (e non perché obbligate da scuola e genitori). Potrebbe sembrare un dato di cui andare poco fieri (e in parte lo è). Ma se pensiamo che, in media, gli italiani (dai 6 anni in su) che leggono almeno un libro nel tempo libero sono appena il 40,6% (siamo tornati indietro di vent’anni, nonostante le numerose campagna che invitano alla lettura) ci si rende ben conto di come quel dato possa essere una base da cui ripartire.

 

OCSE PISA 2018: le quindicenni dimostrano migliori competenze in lettura

Numeri, quelli appena elencati, confermati pure dal recente Rapporto OCSE-PISA 2018 (l’indagine triennale che valuta il livello delle conoscenze e delle competenze raggiunto dagli studenti di 15 anni). Perché la maggior confidenza con i libri delle ragazze si vede eccome quando si tratta di riuscire a comprendere un testo scritto (una delle competenze richieste dal questionario OCSE-PISA). Le adolescenti, nella prova di lettura, superano i colleghi maschi di 25 punti e tra i top performer (coloro che raggiungono le valutazioni più alte) le femmine sono presenti in misura nettamente maggiore. Mentre sono soprattutto i maschi a far parte di quell’1 su 4 che dimostra di non capire cosa legge (sono il 28%, contro un 19% tra le ragazze). 

 

Istat: le donne leggono più degli uomini, a qualsiasi età

Ma è l’intero universo femminile che si mostra più affezionato dei maschi ai libri. Tra uomini e donne il divario è ampio. Sempre nel 2018 (dati Istat), la percentuale delle lettrici è stata del 46,2%; quella dei lettori del 34,7%. Una distanza che si presenta puntuale da oltre un trentennio. Tra le donne, inoltre, la quota di lettrici scende sotto il 50% solo dai 55 anni in poi; mentre tra i lettori nessuna fascia d’età va oltre la metà. Gli unici a tentare di risollevare le sorti della categoria sono i ragazzi tra i 25 e i 34 anni, che negli ultimi dodici mesi hanno visto incrementare di oltre il 4% la schiera dei lettori. Stesso discorso se ci si concentra sui cosiddetti ‘lettori forti’, quelli che sfogliano almeno dodici testi all’anno (uno al mese). In Italia lo fa, in media, solo il 14,3% dei lettori: le donne sono il 15,3%; gli uomini il 12,9%. 

 

Anche il contesto sociale fa la sua parte, col solito divario Nord-Sud

Tra le variabili che incidono fortemente sulla propensione alla lettura ci sono, però, anche l’area geografica di provenienza e il livello d’istruzione. L’abitudine di prendere in mano un libro è molto più diffusa nelle regioni del Nord, dove circa il 49% delle persone ha letto almeno un testo nel 2018. Al Sud, al contrario, il dato precipita al 26,7% (con un picco negativo del 24,9% in Sicilia). Così come, tra i laureati, i lettori sono il 73,6% mentre tra i diplomati si scende al 46,7%. Determinante, infine, anche il contesto familiare: tra i ragazzi sotto i 18 anni, tra chi ha madre e padre lettori legge il 74,9%; tra coloro che hanno entrambi i genitori ‘non lettori’ lo fa solo il 36,2%.
 

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