Salvi cuochi e meccanici, a rischio programmatori e altri "colletti bianchi": la mappa dei lavori insidiati dall’IA
Dai programmatori al data entry, l’analisi svolta da Anthropic - mamma del chatbot Claude - svela i mestieri meno resilienti all’avvento dell’IA. Previsto un crollo delle assunzioni per gli under 25
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Pensavamo che l'automazione avrebbe svuotato le fabbriche, ma i dati reali - almeno per ora - ci dicono l'esatto contrario: l'Intelligenza Artificiale sta puntando dritto ai "colletti bianchi", colpendo i lavoratori più istruiti e bloccando le assunzioni dei giovanissimi. A meno fino a che non si potrà “incarnare” nei robot umanoidi prodotti su larga scala, allora sì che forse che saranno problemi (o opportunità?) per tutti.
A rivelarlo è un recente report analizzato da Skuola.net e recentemente pubblicato da Anthropic, la società dietro Claude, uno dei chatbot IA più avanzati e utilizzati nel mondo.
Lo studio introduce, infatti, un cambio di paradigma: non misura le capacità teoriche della tecnologia, ma l'effettiva "esposizione osservata", ovvero quanto l'IA venga già utilizzata quotidianamente per automatizzare compiti reali nei luoghi di lavoro.
E i risultati sfatano molti “miti”, tracciando una nuova mappa del rischio occupazionale.
La "lista nera" dell'IA: i mestieri messi più a rischio dai chatbot
Fino a ieri, imparare a programmare sembrava il biglietto d'oro per una carriera sicura, ma i numeri attuali ribaltano questa prospettiva. Perché in cima alla classifica delle professioni più esposte all'intelligenza artificiale troviamo proprio la figura che più di tutte viene diffusamente considerata “blindata” dal punto di vista delle prospettive lavorative. Quasi come se fosse un sinonimo di posto sicuro e stipendio elevato.
Il livello dell’esposizione degli Sviluppatori Informatici ai rischi occupazionali tocca la quota record del 74,5%. In pratica, quasi 3 programmatori su 4 sembrano in bilico. Questo perché l'IA viene già usata attivamente per scrivere, aggiornare e manutenere codici software.
A seguire, nella classifica dei lavoratori in pericolo, troviamo gli addetti al Servizio Clienti - con un livello di esposizione del 70,1% - sempre più sostituiti nella fornitura di informazioni, presa di ordini e gestione reclami.
Terzo gradino di questo poco invidiabile podio per gli addetti all'inserimento dati (Data Entry) - con il 67,1% di esposizione - colpiti soprattutto dall'automazione nella lettura di documenti e nella gestione dei numeri nei sistemi informatici.
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Servizi alla persona, costruzioni, agricoltura, manutenzione: chi fa lavori manuali potrebbe avere il posto al sicuro
Il vero paradosso di tutto ciò? Che, invece, a sembrare "intoccabili" sono coloro che fanno lavori totalmente fisici. Alcuni esempi? Il report cita, in prim’ordine: baristi, cuochi, bagnini, meccanici, addetti ai camerini, manovali, autisti.
A prescindere dallo shock per i lavoratori digitali, si tratta senza dubbio di una buona notizia per il sistema occupazionale.
Visto che, in generale, il 30% dei lavoratori - almeno in America, ovvero laddove si è soffermata l’analisi, sono tanti quelli che svolgono questo tipo di mansioni - avrà un'esposizione all'IA pari a zero.
Settori come quello dell’agricoltura, dei trasporti, delle costruzioni e della manutenzione saranno, dunque, marginalmente impattati dall’Intelligenza Artificiale. Chiaramente l’avvento di robot umanoidi o comunque capaci di svolgere funzioni manuali potrebbe cambiare lo scenario, ma ancora non è arrivato questo momento.
L'identikit di chi trema: altamente istruiti e con lo stipendio più alto
Chi oggi subisce una spietata concorrenza da parte degli algoritmi fa parte, quindi, dell'élite - almeno così viene percepita dall’opinione pubblica - del mercato del lavoro. Ma c’è di più: analizzando i mestieri con la più alta esposizione all'IA, esce un profilo abbastanza inaspettato - tranne che per alcuni trend presenti in quasi tutti i settori - del lavoratore a rischio.
Il suo identikit, infatti, è il seguente: guadagna di più, in media 32,69 dollari l'ora contro i 22,23 dollari di chi fa lavori non esposti (il 47% in più); ha studiato di più, visto che il 17,4% dei lavoratori ad alto rischio possiede una laurea magistrale o una specializzazione, contro appena il 4,5% di chi fa lavori non toccati dall'IA; è soprattutto donna - questo, purtroppo, è l’unico aspetto che non sorprende - rappresentando queste il 54,4% degli impiegati nei settori più problematici.
Nessuna apocalisse oggi, ma il mercato del lavoro del futuro sarà più ristretto
Allo stesso tempo, il report smonta un altro preconcetto legato all’Intelligenza Artificiale, rassicurando sul potere di assorbimento del mercato del lavoro, che pare continuare negli anni a venire con ritmi abbastanza rassicuranti. Almeno per un po’. Proteggendo, in questo caso, anche i lavoratori a rischio.
L’analisi di Anthropic, infatti, ci dice che dalla fine del 2022 - quando cioè l’IA ha iniziato ad accelerare in modo deciso - a oggi non si è registrato alcun aumento sistematico della disoccupazione per chi svolge lavori ad alta esposizione. Tradotto: le aziende non stanno licenziando in massa i dipendenti a rischio.
Tuttavia, le proiezioni governative americane sul prossimo decennio dicono che le opportunità per i lavoratori esposti all'IA cresceranno comunque meno: secondo le stime attuali, per ogni 10 punti percentuali in più di copertura dell'IA, la crescita occupazionale scenderà dello 0,6%.
Il vero dramma: porte chiuse per la Generazione Z
La vera notizia drammatica, semmai, riguarda chi il lavoro lo sta cercando per la prima volta o quasi. Perché le aziende, con il modello produttivo che si sta andando a costruire, tenderanno sempre più a trattenere i senior e ad assumere meno "junior", delegando i compiti di base - generalmente svolti da chi ha minore anzianità di servizio - all'algoritmo.
In particolare, per i giovani che oggi hanno tra i 22 e i 25 anni, si registra già - rispetto al 2022 - un preoccupante crollo del 14% nel tasso di nuove assunzioni nelle professioni ad alta esposizione. Un parametro portato ad esempio da Anthropic per delimitare il perimetro a cui si dovrà prestare maggiore attenzione d’ora in avanti.
La vera disoccupazione causata dall'IA, insomma, potrebbe non prendere la forma di un licenziamento ma di un annuncio di lavoro per neolaureati che non verrà mai pubblicato.
